Cronaca
Partanna – Il 26 luglio 1992, a soli 17 anni, Rita Atria si tolse la vita una settimana dopo la strage di via D’Amelio. Era cresciuta in una famiglia legata alla mafia, ma dopo l’omicidio del padre e del fratello – entrambi affiliati – scelse di rompere il silenzio e collaborare con la giustizia, diventando testimone chiave nelle indagini contro Cosa Nostra. Rita si affidò a Paolo Borsellino, che la ascoltò e la sostenne nel difficile percorso di testimonianza, protezione e isolamento. Nonostante la giovane età, ebbe il coraggio di denunciare i legami mafiosi del suo stesso ambiente, pagando un prezzo altissimo: l’emarginazione dal suo paese e l’odio della madre, che non le perdonò la scelta.
Domani Rita sarà ricordata così come ogni anno al cimitero di Partanna dove riposa.
La richiesta di riapertura presentata nel giugno del 2022 dall’Avv. Goffredo D’Antona a nome dell’Associazione Antimafie Rita Atria e della sorella di Rita, Anna Maria, giace inascoltata alla procura di Roma.
“Questo non è un comunicato stampa.
Questo non è l’invito ad una celebrazione.
Questo è l’appello per chiamare tutte e tutti alla richiesta di verità e giustizia per cui ci impegnamo da 34 anni per Rita Atria.
La memoria attiva è un esercizio scomodo, ostacolato non solo dall’indifferenza, ma da veri e propri silenzi istituzionali, politici e anche antimafiosi.
Parlare di Rita Atria significa assumersi una responsabilità: non lasciarla morire una seconda volta nel disinteresse generale. Una responsabilità che ci siamo presi ogni giorno.
Nel 2022, l’avvocato Goffredo D’Antona, a nome dell’Associazione e della sorella Anna Maria Atria, ha depositato un esposto con la richiesta di riapertura delle indagini sulla morte di Rita. A quell’esposto sono seguite integrazioni, relazioni, nuove perizie.
Nell’esposto abbiamo sollevato dubbi, ricostruito i punti controversi, disvelato incogruenze, indizi che ci pongono di fronte a nuovi scenari, con profili inquietanti da chiarire. Tutto ciò è stato approfondito nel libro inchiesta “Rita Atria, la settima vittima di Via d’Amelio” della vicepresidente dell’Associazione Nadia Furnari e della giornalista Giovanna Cucè.
Abbiamo ripercorso le tracce per rendere finalmente giustizia a Rita, per aprire un varco in quello scorcio del 1992, dove in molti hanno messo a soqquadro e nascosto insieme ai tasselli della vita della giovane testimone di giustizia, il vero intreccio della storia del nostro Paese, sperando che nessuno li trovasse più.
Chiediamo alla procura di Procura di Roma di non tardare oltre. Ad oggi, risuona ancora un silenzio assordante. Un silenzio che non possiamo più accettare. Come non possiamo accettare che molti fingano che il libro di inchiesta su Rita non esista, che i dubbi fondati e circostanziati sulla sua morte siano solo invenzioni, che Rita Atria debba restare per sempre la “povera ragazza affranta dal dolore” e non invece una ribelle consapevole, una testimone lucida e scomoda.
Noi non ci arrendiamo. Continuiamo a chiedere che la vicenda di Rita Atria non venga rimossa, e che le sue denunce — e la sua morte — trovino finalmente ascolto e giustizia.
Chiediamo ancora una volta che il Comune di Roma accolga la nostra richiesta di cittadinanza onoraria a Rita, e che l’area verde in Viale Amelia venga intitolata “Giardino Rita Atria – Testimone di giustizia e vittima innocente della mafia (1974–1992)”.
In viale Amelia, ci saremo sempre, quest’anno più che mai perché Rita ha atteso anche troppo.
Vi preghiamo di non commemorare la “picciridda”, ma di chiedere insieme a noi, a voce alta e senza paura, la verità, quella scomoda.
Noi chiediamo a chi ha visto, ha taciuto, di trovare, anche solo per un giorno, un rigurgito di dignità, pensando ad una giovane donna che a 17 anni non ha solo denunciato la mafia, ma ha lasciato una traccia fondamentale per opporsi alle connivenze, a quell’area grigia che consente ai poteri mafiosi di proliferare, per disvelare gli “ibridi connubi” di cui parlava il giudice Giovanni Falcone.
Noi vogliamo consapevolmente sapere!
Vi esortiamo a non tacere, a chiedere giustizia fermamente insieme a noi, a dare voce, tutte e tutti, a questa denuncia, a testimoniare collettivamente per Rita, come lei ci ha insegnato.
Noi non dimentichiamo. E non ci arrendiamo, metteremo insieme un tassello dopo l’altro per giungere alla verità, per Rita, con Rita: « La verità vive».
“Senza scappare, senza tradire, senza corruzioni, o sottomissioni. A testa alta. Orgogliosamente”. (Pippo Fava)