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    Gli studenti del Nautico “Marino Torre” incontrano Marene Ciaccio Montalto
    Redazione13 Ottobre 2026 - Attualità
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    Trapani – Gli studenti delle classi quarte e quinte dell’Istituto Nautico “Marino Torre” di Trapani, si sono ritrovati in Tribunale per ascoltare Marene Ciaccio Montalto, la figlia del magistrato Giangiacomo Ciaccio Montalto ucciso dalla mafia a Valderice nel 1983. Un incontro di grande valore umano e civile per le nuove generazioni.

    All’incontro sono intervenuti Alessandra Camassa, presidente del Tribunale di Trapani, Andrea Genna, già presidente dello stesso Tribunale e collega del magistrato, e i magistrati Theo Marroccoli e Giulia Sbocchia.

    Attraverso il racconto di Marene Ciaccio Montalto, gli studenti hanno conosciuto la figura di un magistrato che ha dedicato la propria vita alla ricerca della verità e all’affermazione della giustizia, ma anche l’uomo, il padre e il marito, con le sue passioni, i suoi affetti e il suo modo di vivere. Una testimonianza intensa, capace di restituire alla memoria una dimensione autentica e personale, fatta di ricordi familiari, aneddoti e momenti di quotidianità.

    Significativo il racconto del legame di Giangiacomo Ciaccio Montalto con il mare e della sua passione per la pesca subacquea. Un elemento che ha creato una naturale sintonia con gli studenti del Nautico, per i quali il mare rappresenta un orizzonte di studio, di lavoro e di aspirazioni. È emersa così l’immagine di un uomo che, accanto al rigore della propria professione, sapeva trovare nel mare uno spazio di libertà e di contatto con la natura. Accanto a questa passione, è stato ricordato anche il suo amore per la musica, ulteriore espressione della ricchezza della sua personalità.

    La testimonianza ha poi ripercorso il suo impegno professionale, il rapporto con i colleghi e il metodo rigoroso con cui affrontava il lavoro investigativo. La magistratura, per lui, non era soltanto una professione, ma una vocazione fondata sul senso del dovere, sulla ricerca della verità e sulla consapevolezza della responsabilità che il proprio ruolo comportava.

    Uno dei momenti più intensi dell’incontro è stato il ricordo del giorno dell’omicidio, che ha riportato l’attenzione sul dolore di una famiglia colpita dalla violenza mafiosa e sulle ferite profonde che la criminalità organizzata lascia nelle vite delle persone e nella storia delle comunità. Ascoltare direttamente la voce di una familiare ha permesso agli studenti di comprendere che dietro ogni vittima non c’è soltanto una vicenda giudiziaria o una data da commemorare, ma una vita, una famiglia, affetti e sogni spezzati, il cui valore continua a vivere attraverso la memoria.

    L’iniziativa si inserisce nel percorso di sensibilizzazione alla legalità che ha coinvolto l’Istituto e fa seguito alla partecipazione di alcuni studenti alla regata commemorativa di domenica, organizzata in collaborazione con la Lega Navale di Trapani. Due momenti diversi, ma uniti dal medesimo obiettivo: mantenere viva la memoria di chi ha servito lo Stato con coraggio e trasmettere alle nuove generazioni il valore dell’impegno civile.

    «La mafia può spezzare una vita, ma non può cancellare il valore di ciò che quella vita ha rappresentato», sottolinea la dirigente scolastica, professoressa Vita D’Amico. «L’incontro è stato capace di regalare molti spunti di riflessione alle nostre ragazze e ai nostri ragazzi. La nostra opera non può che essere indirizzata verso il perseguimento di valori civici che devono essere coltivati e tenuti vivi. Esperienze come questa sono un arricchimento inestimabile».

    L’incontro ha rappresentato per gli studenti un’importante occasione per riflettere sul significato della giustizia, sulla responsabilità individuale e sull’importanza di una cittadinanza consapevole. La storia di Giangiacomo Ciaccio Montalto continua così a parlare alle nuove generazioni, trasformando il ricordo in conoscenza e l’esempio in uno stimolo concreto a costruire una società più giusta, libera e responsabile.

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