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    Caporalato a Marsala: condannato un imprenditore
    Redazione14 Ottobre 2026 - Cronaca
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  • Tribunale di MarsalaCronaca

    Marsala –  Quattro anni di reclusione e 10 mila euro di multa per caporalato e sfruttamento del lavoro. È la condanna inflitta lo scorso 30 settembre dal Tribunale di Marsala a Giuseppe Genna, ritenuto responsabile di aver impiegato almeno 13 lavoratori in condizioni di sfruttamento, 11 dei quali privi del permesso di soggiorno.

    La sentenza è arrivata al termine di un procedimento celebrato con rito abbreviato, richiesto dalla difesa dell’imputato. Il Tribunale ha riconosciuto l’aggravante legata all’impiego di più di tre lavoratori sottoposti a condizioni di particolare sfruttamento.

    Le irregolarità riscontrate

    Secondo quanto accertato in sede giudiziaria, oltre all’impiego di lavoratori stranieri senza regolare permesso di soggiorno, sarebbero emerse violazioni in materia di sicurezza sul lavoro. Per due dipendenti, non sarebbero state garantite un’adeguata formazione e informazione sui rischi, né le visite mediche preventive necessarie a verificare l’idoneità alle mansioni.

    Genna è stato invece assolto dall’accusa di estorsione, perché il fatto non sussiste.

    Le indagini dei Carabinieri

    L’inchiesta è stata condotta dal Nucleo Ispettorato del Lavoro dei Carabinieri di Trapani, coordinati dalla Procura di Marsala.

    Oltre alla pena detentiva e alla sanzione pecuniaria, il Tribunale ha disposto la confisca per equivalente di beni fino a 10 mila euro, corrispondenti al profitto del reato.

    Per due anni l’impreditore sarà inoltre escluso da agevolazioni, finanziamenti, contributi e sussidi pubblici, compresi quelli dell’Unione Europea destinati al settore agroalimentare. Per lo stesso periodo è stata disposta l’interdizione dagli uffici direttivi di persone giuridiche e imprese, oltre al divieto di stipulare determinati contratti con la pubblica amministrazione.

    Disposti i risarcimenti alle parti civili

    Il Tribunale ha condannato Genna anche al risarcimento dei danni in favore delle parti civili, che saranno quantificati in sede civile. È stato inoltre disposto il pagamento di una provvisionale di 5 mila euro per ciascuna parte civile.

    Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni dall’udienza. Da quel momento decorreranno i termini per un eventuale ricorso in appello.

    La condanna è di primo grado e non è definitiva. Resta pertanto ferma la presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza irrevocabile.

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