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Alcamo – Il Libero Consorzio Comunale di Trapani ha fatto marcia indietro sulla procedura per affidare l’immobile della Funtanazza a un privato l’immobile situato all’ingresso della Riserva naturale orientata Bosco d’Alcamo, sul Monte Bonifato. Una decisione motivata dall’ente con una «nuova valutazione dell’interesse pubblico», che apre nuove prospettive per la valorizzazione pubblica della struttura.
La notizia è stata accolta con soddisfazione dalla Rete Funtanazza Bene Comune, che considera la revoca il risultato di una mobilitazione portata avanti da cittadini, associazioni, studenti e volontari per impedire che l’immobile fosse destinato all’apertura di un bar-ristorante. La procedura negoziata senza bando, contestata dalla rete, si contrapponeva infatti a un percorso di partecipazione e co-progettazione già avviato sul territorio per restituire alla struttura una funzione pubblica, sociale e ambientale.
Determinante, secondo i promotori della mobilitazione, è stato il sostegno delle circa mille persone che hanno firmato la petizione, insieme alle associazioni che hanno sottoscritto la diffida e alle numerose realtà territoriali che hanno partecipato alla campagna.
«È una vittoria della mobilitazione collettiva», sottolinea la Rete Funtanazza Bene Comune, ribadendo che la struttura rappresenta un patrimonio della comunità e deve rimanere al servizio dell’interesse collettivo.
La revoca della procedura rappresenta, per la rete, non un punto di arrivo ma l’occasione per dare concretezza a un progetto alternativo di gestione e valorizzazione dell’immobile. L’obiettivo è realizzare il Centro Popolare di Protezione ed Educazione Ambientale, uno spazio capace di mettere in relazione la tutela del bosco, l’educazione ecologica, la formazione, la ricerca e le attività culturali.
Da anni, una rete di associazioni e volontari è impegnata nella cura del Monte Bonifato e del Bosco d’Alcamo, attraverso attività di presidio territoriale, guardiania antincendio e tutela attiva della riserva. Il nuovo centro potrebbe rafforzare questo lavoro, diventando un punto di riferimento permanente per la protezione ambientale, la partecipazione civica e la sensibilizzazione della cittadinanza.
Per la Rete Funtanazza Bene Comune, la difesa dell’immobile si inserisce in una visione più ampia del rapporto tra territorio, istituzioni e comunità: la Funtanazza non è soltanto un edificio, ma un’opportunità per promuovere un modello di gestione fondato sulla partecipazione e sulla responsabilità collettiva.
Dopo la revoca, la rete chiede che la decisione del Libero Consorzio si traduca in un percorso concreto di valorizzazione pubblica. La richiesta è quella di istituire un tavolo di co-progettazione con il Comune di Alcamo, il Libero Consorzio Comunale di Trapani e le realtà territoriali coinvolte, per definire e realizzare il progetto Monte Bonifato Bene Comune.
L’obiettivo è restituire alla Funtanazza una funzione coerente con il valore naturalistico della riserva, attraverso uno spazio aperto alla comunità, dedicato all’incontro, all’apprendimento, alla cittadinanza attiva e alla tutela del territorio.
La mobilitazione, dunque, prosegue con una nuova fase: dalla difesa del bene pubblico alla costruzione di un progetto concreto e duraturo. Per i promotori, la sfida adesso è trasformare la revoca in un’occasione di partecipazione e rilancio del patrimonio ambientale e sociale del territorio.
Il messaggio della rete resta netto: «La Funtanazza non si vende, non si privatizza: si cura, si vive e si condivide».