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    Chi non ha difeso Montagna Grande?
    L'elenco delle inadempienze e assenze è lungo, l'impegno dei tanti che hanno combattuto contro le fiamme merita risposte. Le comunità si diano da fare
    Rino Giacalone18 Giugno 2026 - Cronaca
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  • Cronaca

    Trapani – di Rino Giacalone  – Quella di Montagna Grande è una vera tragedia ambientale. Di quelle che dovrebbero finire nelle aule parlamentari inutilmente spesso impegnate su diatribe utili solo agli addetti ai lavori della politica. L’incendio di Montagna Grande è la testimonianza di un primato, non di cose buone, ma semmai quello rappresentato da incapacità, contraddizioni e spreco di risorse. Un allineamento devastante non astrale ma tutto umano, terreno.

    Le responsabilità

    Ci sono responsabilità, amministrative e di gestione che si sommano a quelle di chi con le proprie mani ha appiccato l’incendio sabato scorso in punti strategici della Montagna, sapendo che il vento avrebbe spinto le fiamme dentro al bosco, nell’area demaniale. Ieri quando si pensava che fosse domato il rogo che è andato avanti da sabato a lunedì sera, il fumo è tornato ad alzarsi, per completare il disastro, bruciando ciò che era rimasto indenne. La conta finale dei danni non c’è, ma ieri Peppe Pellegrino, forte della conoscenza del territorio, per professione, dottore in agraria, prima che di assessore a Palazzo D’Alì, ha fornito un numero da far tremare i polsi, 1500 ettari di sola area demaniale andata in cenere, per non contare il resto della montagna, dove c’era il verde c’è adesso il nero degli arbusti inghiottiti dalle fiamme. La stima provvisoria è di 34 chilometri di area incendiata ricadente nei Comuni di Salemi, Trapani, Calatafimi e Vita.

    A contrastare le fiamme ieri sono tornati in azione squadre a terra e Canadair ed elicotteri, ma in meno di un’ora il fuoco ha preso vigore, bruciando ciò che era rimasto ancora integro.

    Ieri Pellegrino che ha diffuso una nota a firma anche del sindaco Tranchida, con la quale hanno richiamato la Regione a intervenire, il medico che però arriva al capezzale non del moribondo ma del morto, ha dato conferma di una notizia che era circolata in questi giorni. E cioè che a complicare gli interventi sono stati anche gli arbusti del precedente incendio del 2020 rimasti non tolti, loro hanno bloccato e ritardato l’avanzata dei mezzi di soccorso. Ad alimentare il rogo anche gli arbusti secchi rimasti non rimossi, o ancora l’assenza di viali parafuoco. C’è una domanda che attende risposte precise. Perché non si è fatto nulla dopo l’incendio di sei anni addietro che bruciò 800 ettari di bosco e 1700 ettari di superficie complessiva?

    Tranchida e Pellegrino

    Tranchida e Pellegrino chiamano in causa la norma che impedisce qualsiasi intervento per 5 e/o 10 anni nelle aree percorsi da incendio. Ma togliere ciò che il fuoco ha distrutto, fare gli interventi di prevenzione, davvero è qualcosa che la norma vieta? C’è chi sostiene che non è proprio così. Ed allora ci sarebbe stato chi è rimasto colpevolmente inoperoso. Pellegrino poi introduce un ricordo. “Montagna Grande è stata da decenni, indenne da incendi, grazie anche all’attività di precedenti gestioni che avevano realizzato vasconi per accumulo di acqua e aste antincendio lungo i viali parafuoco, mettendo in atto azioni di controfuoco sotto la vigilanza di personale qualificato, funzionalità di torrette antincendio, viali parafuoco adeguati”. Percorsi abbandonati già prima di quel 2020, con quell’incendio meno disastroso di quello di oggi. “Oggi le fiamme si sono affrontate – dice ancora Pellegrino – in assenza di viali parafuoco che forse potevano essere subito realizzati nella stessa giornata di sabato”. Adesso lasciando all’autorità giudiziaria accertare eventuali responsabilità, ma Pellegrino lamenta che sei anni addietro quell’indagine aperta non portò a nulla, “le comunità – conclude l’assessore – con l’apporto di figure professionali dei territori debbono saper mettere insieme azioni idonee alla ricostituzione in tempi celeri del bosco. Qui crescono le conifere, possono tornare a coprire la superficie in un paio di anni, ma dobbiamo saper evitare che fra sei anni torni il fuoco”.

    Il bosco scomparso

    Viene in mente il titolo di un film di Scola, Blier, Manfredi e Sordi: riusciranno i nostri eroi…a ritrovare il bosco scomparso?
    A parte le battute, il caso non le merita, bisogna che qualcuno dia le risposte le dovute. In 96 ore, compreso ieri, decine di donne e uomini, hanno affrontato le fiamme senza fermarsi mai, un impegno gravoso che già questo merita risposte. Affrontare un rogo di queste dimensioni significa mettere in conto la propria vita, e nel palermitano c’è stata un vittima. Merita risposte il territorio che ha speso soldi nella montagna, ma qualcuno questi soldi li ha pure mal spesi. Domande, domande, domande, le risposte ancora non ci sono, speriamo che arrivino. Perché la stagione estiva è appena cominciata e altre tragedie del genere non debbono ripetersi, gli strumenti messi in campo ci sono, e sono anche sofisticati, ma senza tanto forse qualcosa va aggiustato. E di corsa.

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