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Castellammare del Golfo – «Far scomparire tutto quello che non va significherebbe far sparire tutto e tutti: i problemi, ma anche i protagonisti».
È questa la domanda da cui prende forma «Pouf^», il cortometraggio realizzato dai ragazzi e dalle ragazze che hanno partecipato al laboratorio video del progetto “Generazione Zeta”, promosso dalla cooperativa sociale Terraferma e finanziato dall’Unione europea – NextGenerationEU.
La storia nasce da un’idea semplice e, proprio per questo, capace di aprire molte domande: basta un “Pouf!” per far scomparire ciò che non funziona. Problemi, ostacoli, situazioni difficili: tutto può essere cancellato. Ma cosa succederebbe se, insieme alle difficoltà, scomparissero anche le persone, le relazioni e le esperienze che le rendono parte della nostra vita?
Attraverso l’ironia e il linguaggio cinematografico, i giovani partecipanti hanno provato a dare una risposta a questa domanda, raccontando ciò che nella loro realtà vorrebbero cambiare e immaginando possibili soluzioni. Il risultato è un lavoro collettivo nato dal confronto e dalla capacità di trasformare idee e riflessioni in una storia.
Per tutta l’estate, ragazze e ragazzi dagli 11 ai 17 anni hanno trascorso parte dei pomeriggi impegnandosi nella scrittura, nella progettazione e nella realizzazione del cortometraggio. A guidarli nel percorso è stato il videomaker e regista Andrea Marchese, che li ha accompagnati alla scoperta del cinema e delle possibilità creative offerte dalle nuove tecnologie.
Non soltanto un’attività cinematografica, dunque, ma un’esperienza pensata per favorire ascolto, partecipazione e relazioni. Smartphone, videocamere e strumenti digitali sono diventati così qualcosa di diverso dai consueti strumenti di intrattenimento: mezzi attraverso i quali esprimersi, confrontarsi e costruire insieme.
Il percorso si è concluso con la proiezione di «Pouf^» al Teatro Apollo – Guadagno di Castellammare del Golfo, nell’ambito del CICI Film Festival. Al termine della proiezione sono stati consegnati gli attestati di partecipazione ai ragazzi e alle ragazze coinvolti nel laboratorio, alla presenza del sindaco Giuseppe Fausto e di Nina Grillo, in rappresentanza della cooperativa sociale Terraferma.
«Dopo aver avviato nelle scuole il supporto psicologico e la formazione dei docenti, abbiamo voluto affrontare le difficoltà che i nostri ragazzi vivono nel rapporto tra loro e con gli adulti, promuovendo anche un approccio più sano alle nuove tecnologie», spiega Nina Grillo, presidente della cooperativa sociale Terraferma.
«Attraverso il cinema abbiamo scelto un linguaggio più accessibile per permettere ai giovani di raccontare ciò che avrebbero voluto cambiare. Grazie al regista Andrea Marchese, hanno potuto sperimentare e confrontarsi in un percorso creativo. Riteniamo che questa esperienza sia stata utile anche dal punto di vista umano e relazionale e che abbia offerto – conclude Grillo – un sostegno alle famiglie durante il periodo estivo».
Anche per il sindaco Giuseppe Fausto, la consegna degli attestati rappresenta il riconoscimento di un percorso condiviso: «È un modo per dire grazie ai ragazzi e alle ragazze che hanno preso parte a questa esperienza e a tutti gli operatori che li hanno accompagnati. È un progetto che valorizza la partecipazione dei giovani e la sinergia tra le istituzioni e le realtà del territorio».
Il regista Andrea Marchese sottolinea invece il valore del processo creativo: «È stato ancora più coinvolgente perché i ragazzi hanno potuto esprimere le loro idee, confrontarsi e trasformarle in una storia».
Il laboratorio fa parte del progetto “Generazione Zeta”, coordinato dalla cooperativa Terraferma e attivo nei territori di Castellammare del Golfo, Alcamo e Calatafimi-Segesta, attraverso la collaborazione tra istituzioni e realtà del terzo settore.
Un’esperienza che mette al centro i giovani e la loro capacità di raccontare il presente. Perché il messaggio di «Pouf^», alla fine, è forse proprio questo: non tutto ciò che crea difficoltà deve essere cancellato. Alcune cose vanno comprese, affrontate e trasformate. E per farlo, prima di tutto, bisogna avere la possibilità di raccontarle.