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    Estorsioni e rapina aggravata, quattro arresti tra Favignana, Augusta e San Cataldo: vittima costretta a pagare almeno 20mila euro
    Laura Spanò14 Ottobre 2026 - Cronaca
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    Favignana – Le indagini dei carabinieri hanno accertato che le richieste di denaro sarebbero partite anche dal carcere di Favignana, attraverso telefoni introdotti illegalmente. L’indagine dei militari dell’arma, coordinata dalla Procura di Trapani, ha ricostruito minacce e violenze tra il 2024 e il 2026.

    Quattro le persone raggiunte da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere sono accusati a vario titolo, di estorsione e rapina aggravata. Il provvedimento, emesso dal gip di Trapani su richiesta della Procura del capoluogo, è stato eseguito nel corso della mattinata dai Carabinieri della Compagnia di Alcamo a Favignana, Augusta e San Cataldo.

    Dei quattro indagati, tre erano già detenuti, mentre uno si trovava in regime di semilibertà. Alle operazioni hanno collaborato il Nucleo Investigativo Regionale della Polizia Penitenziaria e le Compagnie dei Carabinieri di Siracusa e Caltanissetta.

    L’indagine, condotta dalla Sezione Operativa dei Carabinieri di Alcamo con il supporto del Nucleo Investigativo Regionale di Palermo e coordinata dalla Procura di Trapani, è iniziata nel febbraio 2026 e si è sviluppata nell’arco di circa tre mesi. Gli investigatori hanno effettuato intercettazioni telefoniche, riprese video, servizi di osservazione sul territorio e ulteriori accertamenti.

    L’attività investigativa era inizialmente concentrata su un uomo di Alcamo, detenuto per un’altra causa nella Casa di reclusione di Favignana. Successivamente, gli accertamenti si sono estesi ad altri tre soggetti, che in quel periodo si trovavano nello stesso istituto penitenziario.

    Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, le presunte attività estorsive sarebbero state organizzate direttamente dal carcere, utilizzando utenze e apparecchi telefonici introdotti e detenuti illegalmente.

    In una circostanza, il principale indagato avrebbe incaricato gli altri tre di rintracciare la vittima mentre si trovavano in permesso. Obiettivo quello di farsi mostrare alla persona offesa attraverso una videochiamata effettuata dal carcere di Favignana, così da rendere più concrete e credibili le minacce di ritorsione e rafforzare la pressione per ottenere il denaro.

    Il sistema di intimidazione accertato dagli investigatori dell’arma sarebbe andato avanti tra il 2024 e il 2026. Nel corso di questo periodo, la vittima sarebbe stata costretta, attraverso minacce e violenze, talvolta anche fisiche, a consegnare somme di denaro per un importo complessivo di almeno 20mila euro.

    I pagamenti sarebbero avvenuti sia in contanti sia attraverso ricariche su diverse carte Postepay.

    L’esecuzione delle misure cautelari rappresenta l’esito dell’attività investigativa coordinata dalla Procura di Trapani. Resta fermo il principio della presunzione di innocenza: le eventuali responsabilità penali degli indagati saranno accertate in via definitiva soltanto con una sentenza irrevocabile di condanna.

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