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    Fazio, c’è la prescrizione ma i giudici hanno usato una mano pesante
    Gli affari con i Morace e il "mercimonio" della carica politica
    Rino Giacalone15 Ottobre 2026 - Cronaca
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    L’ex deputato che torna a correre per fare il sindaco a Trapani. Corruzione prima la condanna, poi la prescrizione, ma la motivazione del giudizio di appello non si discosta dal giudizio di primo grado

    Trapani – di Rino Giacalone  – La pronuncia di prescrizione non significa solo che al giudizio i giudici non sono potuti arrivare perché scaduti i tempi massimi fissati per definire il procedimento. E’ vero il processo ha superato i limiti temporali fissati dal codice, ma per i giudici di appello il reato di corruzione è stato commesso. Protagonista l’ex deputato regionale ed ex sindaco di Trapani Girolamo Fazio. Il processo è quello scaturito dall’indagine dei carabinieri denominata “mare monstrum”, la cosiddetta tangentopoli del mare.

    La Regione, il dipartimento alla Mobilità riempito di bustarelle per favorevorire la compagnia navale leader nel trasporto veloce Ustica Lines, oggi Liberty Lines, quando era nelle mani degli armatori Morace, Vittorio ed Ettore, padre e figlio. In primo grado Fazio era stato condannato a 4 anni e mezzo, in appello la pronuncia di prescrizione, ma la conferma di una confisca di oltre 100 mila euro. In questi giorni i giudici di appello hanno depositato le motivazioni della loro sentenza, per loro il patto corruttivo tra Fazio e i Morace è esistito. Nelle 327 pagine delle motivazioni, i giudici parlano delle «plurime condotte di messa a libro paga del parlamentare per garantire la continua ed effettiva tutela degli interessi privati della società».

    Le conclusioni del collegio non si basano solo sulle dichiarazioni dell’armatore Ettore Morace, subentrato nel 2017 al padre Vittorio alla guida della Liberty Lines. Nel dicembre 2015, durante una riunione all’assessorato ai Trasporti, un testimone descrisse Fazio così: «Più che un deputato regionale si comportava come fosse il legale della Liberty».

    Per i giudici, Fazio aveva «asservito la pubblica funzione della quale era titolare agli interessi privati della società», come nel caso dell’interessamento per una banchina del porto di Trapani e per evitare il trasferimento del dirigente Pietro Re.

    Fazio giustificò le false fatture con cui la Liberty Lines pagò lavori nei suoi immobili come compensi per vecchie consulenze a Vittorio Morace. Ma per la Corte «tutti i testimoni sentiti hanno escluso l’esistenza di un rapporto professionale» e le spiegazioni «non avevano trovato alcuna dimostrazione» nel dibattimento. I giudici di appello hanno dichiarato prescritto il reato, ma la sussistenza della corruzione è dimostrata dalla conferma di una confisca di beni per oltre 100 mila euro.

    L’altro filone riguarda l’ex azienda leader nel commercio on line Stefania Mode, società di alta moda di cui Fazio era consulente. Per favorire l’acquisto di Palazzo Europa, un edificio dismesso nell’area industriale di Trapani, l’ex deputato intervenne sulla Regione per superare alcuni ostacoli burocratici.

    Quanto ai 35 mila euro pagati dall’azienda alla Cantina legata alla famiglia dell’ex deputato per 800 bottiglie di vino, i giudici affermano che quella cessione «era un’operazione commerciale inesistente». Il pagamento mascherava una tangente, mentre la successiva fattura di rettifica, secondo la Corte, «aveva costituito la giustificazione per introdurre una prova falsa nel processo». Per questo filone è in corso un altro processo dinanzi al Tribunale di Trapani, dove Fazio è imputato di autoriciclaggio.

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