Cronaca
Trapani – Finanziati e aggiudicati i lavori per la Casa circondariale di Enna dopo i gravi episodi dello scorso luglio. Un investimento importante per migliorare sicurezza e vivibilità della struttura. Ma a Trapani, dove da anni si denunciano condizioni di degrado e carenze strutturali e assieme a queste altre gravi criticità, quando arriverà una risposta concreta?
Il tema delle carceri in Sicilia continua a essere al centro dell’attenzione. Carenza di organico, condizioni di vivibilità spesso difficili per i detenuti, strutture fatiscenti e condizioni di lavoro complesse per gli agenti della Polizia Penitenziaria. Un quadro critico che negli anni ha alimentato proteste, denunce e ripetuti appelli da parte dei sindacati di categoria e degli stessi detenuti.
Adesso, però, per un istituto penitenziario siciliano arriva una notizia positiva. Sono stati finanziati e aggiudicati i lavori di manutenzione e adeguamento della Casa circondariale di Enna, per un investimento complessivo di 1 milione e 460 mila euro.
Si tratta di un intervento atteso, destinato ad affrontare importanti criticità strutturali e funzionali dell’istituto, con l’obiettivo di garantire maggiore sicurezza e condizioni più adeguate sia per il personale che quotidianamente vi opera sia per le persone detenute.
La decisione arriva dopo i gravi episodi verificatisi lo scorso luglio all’interno del carcere ennese, culminati in una rivolta dei detenuti. Da quel momento si è attivata una sinergia tra le amministrazioni competenti per individuare e programmare gli interventi necessari al ripristino e al miglioramento della struttura.
Un ruolo determinante, secondo quanto riferito, è stato svolto dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, guidato da Matteo Salvini, che, in raccordo con l’Amministrazione Penitenziaria, ha garantito il finanziamento dell’opera attraverso le risorse destinate alle infrastrutture carcerarie.
A esprimere soddisfazione per il risultato è Francesca Draià, commissario provinciale della Lega di Enna.
«Si tratta di una risposta concreta alle esigenze del territorio ennese e alle criticità della Casa circondariale», afferma Draià, sottolineando come «la sicurezza degli istituti penitenziari, la dignità delle condizioni detentive e la tutela di chi quotidianamente opera all’interno delle carceri sono priorità che non possono essere trascurate».
«È fondamentale garantire strutture adeguate, ambienti sicuri e condizioni di lavoro dignitose al personale della Polizia Penitenziaria e a tutti gli operatori penitenziari», aggiunge.
Una notizia positiva per Enna, dunque, ma che inevitabilmente riporta l’attenzione su un’altra realtà siciliana che da tempo attende risposte: il carcere Pietro Cerulli di Trapani. Anche qui, infatti, le condizioni della struttura sono da anni oggetto di denunce e segnalazioni da parte delle organizzazioni sindacali della Polizia Penitenziaria, che chiedono interventi urgenti di ristrutturazione e adeguamento. Un istituto che presenta numerose criticità e che, secondo quanto denunciato, versa in condizioni di progressivo deterioramento.
Le proteste non riguardano soltanto il personale. Anche i detenuti hanno più volte manifestato il proprio disagio per le condizioni di vivibilità all’interno della struttura. L’ultima protesta, risale alla scorsa settimana.
Ed è proprio a questo punto che nasce una domanda, inevitabile per il territorio trapanese: perché Enna sì e Trapani no?
Se per la Casa circondariale ennese sono stati individuati i fondi e aggiudicati i lavori, quale percorso è stato previsto per il Pietro Cerulli? Esistono progetti di ristrutturazione già finanziati? Sono state avviate interlocuzioni con il Ministero e con l’Amministrazione Penitenziaria?
La questione non può essere ridotta a una contrapposizione tra territori. La sicurezza delle carceri, la dignità dei detenuti e la tutela degli agenti penitenziari sono esigenze che riguardano l’intero sistema penitenziario siciliano.
Il risultato raggiunto a Enna dimostra che, attraverso la collaborazione tra le istituzioni e l’individuazione delle risorse necessarie, è possibile programmare interventi attesi da tempo. Adesso resta da capire quando anche Trapani potrà avere risposte altrettanto concrete.
Perché le criticità di un carcere non possono diventare un problema da affrontare soltanto dopo una rivolta o una nuova emergenza. Anche perchè al Pietro Cerulli se parliamo di criticità o emergenze queste ci sono ogni giorno.
L’ultima criticità il suicidio di un giovane di origine marocchina trovato morto ieri sera martedì 3 novembre, nella sezione Tirreno, la sezione destinata all’isolamento, vicenda sulla quale indaga la Procura.