Cronaca
Palermo – di Rino Giacalone – Il Governo della Regione si è costituito parte offesa nel procedimento approdato venerdì nell’aula del gup del Tribunale, giudice Rosario Di Gioia e che vede tra gli imputati l’ingegnere agrigentino, già condannato per mafia, Carmelo Vetro e l’ex manager regionale, dirigente al Dipartimento delle Infrastrutture Giancarlo Teresi. Contro di loro e altre quattro persone, la procura ha chiesto il rinvio a giudizio per corruzione e altri reati.
Non si andrà al rinvio a giudizio, venerdì gli imputati, quasi tutti presenti in aula, oggi sottoposti ancora a misure cautelari, attraverso i loro difensori hanno chiesto il processo col rito abbreviato. Udienza così rinviata a settembre, quando si andrà subito alla requisitoria dei pm. Imputati sono oltre a Vetro e Teresi anche, Salvatore Vetro, Antonio Lombardo, il funzionario regionale Francesco Mangiapane e l’imprenditore Giovanni Aveni. Solo quest’ultimo non si è accodato alla richiesta di rito abbreviato, ma solo per questioni procedurali, potrebbe farlo più avanti.
Una indagine condotta da Squadra Mobile e Dia di Trapani, dal Sisco, partita dai lavori per liberare il porticciolo di Marinella di Selinunte dalla posidonia, e quindi dai contatti tra Vetro e Teresi con gli imprenditori di Castelvetrano, i fratelli Filardo, a suo tempo condannati per i legami con Matteo Messina Denaro. Una inchiesta che è via via risalita sino alle “relazioni pericolose” tra Vetro e il super manager della sanità siciliana ed ex deputato europeo di Forza Italia, Salvatore Iacolino. Non è tra i protagonisti di questo processo, resta indagato in un altro troncone dell’inchiesta per concorso esterno in associazione mafiosa. Il pezzo dell’indagine dove ci sarebbero in connessione mafia, sanità e politica. C’entra anche la massoneria. L’ingegnere Vetro intercettato ha detto di farne parte. Interrogato nella fase preliminare ha confermato solo di avere da tempo “ripudiato la mafia”.
Il processo che prenderà il via a settembre riguarda le tangenti che sarebbero state pagate a Teresi per una serie di appalti, l’imprenditore Giovanni Aveni ad un certo punto fu intercettato a dire “di non ricordare più quanti soldi ha consegnato a Teresi”. Affidamenti diretti per oltre 80 mila euro. Mazzette da 8 mila a 30 mila euro. Teresi è conosciuto per essere un appassionato collezionista d’auto d’epoca, per i pm “collezionava anche bustarelle”.
Teresi a sua volta agiva mostrando di avere “mani libere”: “loro (parlando del direttore generale Lizzio e dell’assessore regionale Aricò ndr) non capiscono un cazzo, non sanno come funziona la macchina”. I pm Bruno Brucoli, Gianluca De Leo e Maria Pia Ticino, hanno delineato nella loro richiesta di rinvio a giudizio quello che hanno ritenuto aver scoperto, “un sistema di corruzione che sovraintendeva ai lavori portuali in particolare”, proprio grazie a Teresi e Vetro.