Politica
Trapani – di Rino Giacalone – A Palazzo Cavarretta si è appena all’inizio. E il dato politico sancito dalla interminabile seduta di mercoledì pomeriggio, è quello che il fronte dell’opposizione non è così solido come dicevano di essere. Se di politica si vuole parlare e forse si tratta di un riconoscimento fin troppo onorevole. Il confronto politico, assicurando al lettore di essere leali e onesti osservatori, ha abdicato allo scontro personale al limite dello scontro fisico. Lo testimonia quanto accaduto a conclusione a notte fonda dei lavori consiliari, con il segretario generale Giovanni Panepinto e l’ex presidente del Consiglio comunale, Giuseppe Guaiana, costretti a uscire dall’aula e a lasciare il Palazzo Senatorio, “scortati” dagli agenti della Polizia Locale.
Non dimenticando di citare il confronto accalorato tra il sindaco Tranchida e il presidente Mazzeo che ancora una volta non se le sono mandate a dire e con il presidente Mazzeo che con difficoltà ha guidato le oltre sei ore di lavori, tra interruzioni e soccorsi sanitari per un malore, per fortuna non grave che ha riguardato il consigliere Parisi. L’unico modo per tentare di rimettere le cose in ordine è nelle mani del presidente Mazzeo: torni ad essere super partes come pretende il ruolo, bacchettando chiunque rompe l’andamento dei lavori d’aula, ma dismettendo la pratica delle maniche larghe solo per qualcuno. Non meno aspro è stato il violento battibecco tra due ex della stessa lista “Trapani Tua”: il presidente Mazzeo, sempre lui, e il consigliere Toto Braschi, per fortuna poi il presidene ha rinunciato alle pretese inibitorie alla parola. Ma i toni sono stati parecchio forti. Essere super partes non significa rinunciare alla propria ideologia, ma in qualsiasi assise di solito i presidenti non partecipano alle votazioni, ma si astengono.
Abbiamo scritto che si è appena all’inizio. In aula mercoledì sono arrivate le cinque proposte per dichiarare la decadenza dalla carica consiliare di cinque appartenenti alla maggioranza. Patti, Parisi, Grignano, Genco e Vincenzo Guaiana: “colpevoli” di essersi assentati per tre sedute consecutive nell’ottobre 2025. Le sedute straordinarie pretese dall’opposizione per discutere del contenzioso tra il Comune e l’imprenditore Valerio Antonini, quale presidente della oramai dissolta società cestistica degli Shark, circa l’affidamento in gestione del Pala Daidone, inframmezzate da una seduta ordinaria del Consiglio.
Le loro giustificazioni, assenti per invocare il diritto a non condividere politicamente quelle sedute straordinarie, non sono state ritenute valide dalla conferenza dei capigruppo, oramai controllata numericamente dall’opposizione, e con il sostegno del presidente Mazzeo tanto palese da incrinare il ruolo di super partes, sebbene il vertice apicale di Palazzo D’Alì ha messo per iscritto un parere decisamente contrario. L’opposizione ha ottenuto di invertire la trattazione delle delibere, rinviando quella relativa al consigliere Parisi per trattare la proposta riguardante la dem Marzia Patti. Ma non solo ha anche ottenuto sulla delibera il voto segreto. Una sicumera che però si è infranta all’esito dello scrutinio. Il muro dell’opposizione ha presentato una forte incrinatura, per approvare la delibera servivano 12 voti, tanti quanti l’opposizione possedeva in aula, ma nel segreto dell’urna è saltata fuori una scheda bianca. Con undici voti la proposta di decadenza della consigliera Patti non è passata.
Dai banchi dell’opposizione, Miceli e Fileccia hanno parlato con l’amaro in bocca, ma invece di guardare tra le proprie fila, hanno attaccato il consigliere Giuseppe Guaiana che con l’altro consigliere santo Vassallo, tutti e due eletti nella civica “Amo Trapani” hanno scelto la via dell’astensione assieme agli altri consiglieri della maggioranza. Gridando quindi al complotto.
E accusando il segretario Panepinto di non avere rispettato il regolamento nel computo della votazione. Miceli ha letto il contenuto di una chat col consigliere Guaiana, di fatto dandogli del traditore, Guaiana che aveva spiegato l’astensione dinanzi al trascendere del confronto in aula, portato sul piano personale, ha anticipato esposti all’autorità giudiziaria.
La seduta d’aula nelle prime ore di giovedì è finita qui per continuare lunedì con la trattazione delle altre proposte deliberative. Difficile immaginare che non si riprenderà con nuovi accaloramenti che però fanno male alla democrazia e alla città. a questo proposito, però, non sfugge a nessuno che ci sono due città: quella che sui social fa il tifo, anche sporco, e quella vera che scorre ogni giorno, lontana dalle tensioni dei palazzi e alle prese con tanti problemi la cui soluzione non può essere solo competenza dell’agire dell’amministrazione. Palazzo D’Ali ha certamente tante responsabilità e molti compiti, ma è l’aula che dà l’indirizzo, ma se i consiglieri si occupano di temi fuori dalle norme e che rischiano di creare danni erariali, è ovvio che le colpe non possono stare solo e soltanto da una parte. Alla scadenza elettorale amministrativa mancano due anni, non può essere un biennio di dolori e rancori.