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    Guaiana (Vincenzo) non le manda a dire
    Trapani, l'ex assessore dice a Mazzeo che....
    Redazione10 Giugno 2026 - Politica
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    Trapani – Riceviamo e pubblichiamo dal consigliere comunale Enzo Guaiana.

    “Nella mia qualità di consigliere comunale, illegittimamente sottoposto a una procedura di decadenza e inviato al voto del Consiglio, esprimo tutta la mia amarezza per quanto accaduto e per il gioco politico orchestrato da alcuni componenti dell’opposizione, con in testa il Presidente del Consiglio. Chi ricopre un ruolo di garanzia dovrebbe essere il primo custode dell’imparzialità e del rispetto delle regole. Ancora una volta, invece, il Presidente ha dimostrato di utilizzare il proprio ruolo non per garantire l’equilibrio istituzionale, ma per tentare di estromettere chi esercita legittimamente il proprio mandato elettivo e il proprio diritto, costituzionalmente garantito, di esprimere posizioni politiche anche attraverso forme di dissenso, compresa la scelta di non partecipare a determinate sedute. Quello a cui abbiamo assistito questa sera è stata una vera e propria farsa politica. Il protagonista principale è stato proprio il Presidente del Consiglio, che ha ritenuto valide motivazioni francamente risibili per alcuni consiglieri, salvandoli dalla decadenza, mentre ha giudicato del tutto irrilevanti e infondate le giustificazioni presentate da cinque consiglieri di maggioranza.

    Quando le stesse norme vengono applicate con pesi e misure differenti a seconda delle convenienze politiche o di chi ne è destinatario, non siamo più di fronte a una semplice questione amministrativa, ma a una grave crisi di credibilità delle istituzioni e del principio di imparzialità che dovrebbe guidarne l’azione.
    È questa la riflessione che emerge dalla conferenza dei capigruppo di oggi, convocata per affrontare la vicenda della decadenza dei consiglieri comunali.

    Abbiamo preso atto che per il consigliere Carpinteri è stata ritenuta valida, oltre alla motivazione politica, la circostanza di trovarsi fuori sede, mentre per la consigliera La Barbera, passata all’opposizione soltanto pochi giorni fa, è stata considerata sufficiente la certificazione relativa a una scadenza della PEC. Al contrario, sono state giudicate irrilevanti le ragioni di salute documentate dalla consigliera Patti, corredate da certificazione medica e ulteriori elementi probatori; le condizioni del consigliere Parisi, affetto da una grave patologia cardiaca; le comprovate esigenze lavorative del sottoscritto; le motivazioni politiche dei consiglieri Grignano e Genco, quest’ultimo destinatario di minacce, regolarmente denunciate alle autorità competenti, e seriamente preoccupato per la propria incolumità in relazione agli argomenti trattati in quei consigli comunali.

    Una disparità di trattamento che riteniamo inaccettabile e che conferma come questa vicenda abbia ormai assunto una chiara connotazione politica e personale, ben distante dai principi di uguaglianza, imparzialità e buon andamento dell’azione amministrativa.

    Ancora più grave appare il comportamento del Presidente del Consiglio, Alberto Mazzeo, che, in aperta violazione del regolamento e dello Statuto comunale, ha arbitrariamente deciso di rimettere la questione all’Aula, nonostante la conferenza dei capigruppo avesse cristallizzato la necessità di 13 voti e non di 12 per l’adozione della decisione. Una scelta che oltrepassa i limiti delle prerogative attribuitegli dal ruolo e che scarica sul Consiglio responsabilità che avrebbero dovuto essere assunte nel rigoroso rispetto delle norme.

    Adesso andremo in aula.

    Da parte nostra non arretreremo di un solo passo nella difesa delle nostre ragioni, dei nostri diritti e dei principi di uguaglianza e imparzialità che devono valere per tutti. Ci difenderemo in ogni sede competente, compreso il TAR, perché le regole o valgono per tutti oppure non valgono per nessuno. Quello a cui stiamo assistendo è un vero e proprio sopruso politico, consumato per meri interessi di ricollocamento e convenienza personale, che altera le regole democratiche e mortifica i principi costituzionali sui quali si fonda la nostra comunità.

    Simili abusi non possono essere accettati né tollerati in uno Stato democratico.

    A chi pensa di poter eliminare l’avversario politico attraverso interpretazioni di comodo, scorciatoie procedurali o artifici regolamentari, diciamo con fermezza che non ci fermerà. Le battaglie politiche si vincono davanti ai cittadini e nelle urne, con il consenso e con il voto, non attraverso escamotage che sanno di vigliaccheria istituzionale.
    Noi continueremo a difendere il mandato che ci è stato affidato dagli elettori e a batterci per la verità e per la giustizia.
    La vergogna dovrebbe appartenere a chi ha trasformato un’istituzione in uno strumento di parte. È questo il sentimento che dovrebbe provare chi oggi si rende protagonista di questa pagina tanto triste quanto indegna della vita democratica della nostra comunità”.

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