Politica
Trapani – di Rino Giacalone – Ieri abbiamo dedicato spazio alla vicenda sollevata in Consiglio comunale dal consigliere di FdI Nicola Lamia circa il presunto abbandono dello slargo prefetto Fulvio Sodano, che sin dalla sua intitolazione è stato affidato in cura alla Calcestruzzi Ericina Libera, la cooperativa che si costituì proprio su spinta del prefetto nel periodo di sua permanenza a Trapani. Una impresa confiscata alla mafia che grazie a Sodano e anche ai dipendenti venne sottratta dal tentativo di tornare in mani mafiose.
La ricostruzione dei fatti per come esposti nell’articolo viene contestata dal consigliere Lamia. Riportiamo il suo comunicato:
“Leggo con stupore gli articoli di Core Tv e Trapani Oggi pubblicati oggi (ieri ndr), sul mio intervento in Consiglio comunale e ritengo doveroso fare una precisazione, affinché non restino dubbi su quanto realmente affermato in Aula. Il mio intervento non era, né poteva essere, una critica alla Calcestruzzi Ericina Libera, realtà che rappresenta una delle più significative esperienze di riscatto dalla criminalità organizzata e alla quale riconosco pienamente il valore sociale, civile e simbolico. Chi ha ascoltato integralmente il mio intervento sa bene che il problema da me sollevato riguardava esclusivamente lo stato di decoro dello slargo intitolato al prefetto Fulvio Sodano, luogo che merita di essere mantenuto sempre nelle migliori condizioni possibili proprio in ragione della figura che ricorda. La mia osservazione era semplice: se il soggetto che ha assunto l’onere della manutenzione non è più nelle condizioni di garantirla con continuità, allora l’Amministrazione comunale individui una diversa soluzione affinché quello spazio sia sempre decoroso. Era una sollecitazione rivolta al Comune, non una critica nei confronti della Calcestruzzi Ericina Libera. Attribuirmi, anche solo indirettamente, posizioni che possano apparire come un attacco a quella realtà o, peggio ancora, prestarsi a letture revisioniste della storia antimafia è una ricostruzione che respingo con assoluta fermezza. Nutro profondo rispetto per la memoria del prefetto Fulvio Sodano, uomo delle istituzioni che ha combattuto con coraggio la mafia pagando personalmente il prezzo delle proprie scelte, così come rispetto il percorso della Calcestruzzi Ericina Libera, simbolo di legalità e di rinascita. Proprio perché quei simboli meritano rispetto, ritengo che il luogo a lui dedicato debba essere sempre curato e valorizzato. Questo era il senso del mio intervento. Tutto il resto appartiene a interpretazioni che non corrispondono né alle mie parole né al mio pensiero. Il confronto politico è legittimo, ma deve sempre partire dalla corretta rappresentazione dei fatti. Ed è esattamente ciò che oggi ho ritenuto di ristabilire”.
Il consigliere Lamia deve però consentirci. Nell’articolo è scritto: “…tra gli argomenti esposti, la lamentela esposta all’amministrazione per le condizioni dello largo dedicato al prefetto Fulvio Sodano, causate dalla ditta che non si prende cura del piazzale, appena dietro la Posta centrale, sulla via XXX Gennaio Soluzione proposta da Lamia, togliamo questa assegnazione”.
Pubblichiamo l’estratto del suo intervento, per completare l’informazione.
Non attribuiamo poi al consigliere Lamia tentativi di revisionismo storico, a chiare lettere è scritto che “conoscendo Lamia non è così” e infine si ribadisce: “le parole di Lamia…rischiano di essere interpretate come una critica forzata alla Calcestruzzi Ericina Libera”.
Riteniamo che abbiamo assolto ad una corretta esposizione dei fatti e in particolare al consigliere Lamia abbiamo contestato una disattenzione, non altro, certamente nulla che possa offendere la sua reputazione di persona onesta e certamente distante da determinati ambienti. Forse per chiudere questa vicenda basta chiedere scusa alla ditta – Calcestruzzi Ericina Libera – che si prende cura dello spazio, ma nemmeno come un ritorno pubblicitario, si badi bene, ma per sancire visivamente il legame tra la coop e il compianto prefetto Sodano. Coop , aggiungiamo, che sappiamo talvolta si occupa di togliere ciò che l’inciviltà pubblica lascia lì come se fosse una discarica, lattine, bicchieri di plastica, bottiglie. A questo proposito e riprendendo quello che in aula è stato detto sull’abbandono di tali oggetti anche in altri luoghi della città, forse basterebbe indurre di più gli esercenti a non permettere l’asporto dei loro prodotti agli avventori, obbligandoli alla consumazione negli stessi locali. Ci sono poi i centri di distribuzione automatica, magari impedire che possano funzionare in orari serali, quantomeno per le bibite servite in contenitori di vetro.