Politica
Trapani – di Rino Giacalone – L’abito di temporeggiatori non sta bene addosso a quei consiglieri di Palazzo Cavarretta, che sostengono l’amministrazione del sindaco Tranchida, destinatari da mesi di una proposta di decadenza dalla carica per (presunte) tre consecutive assenze non giustificate.
Vicenda nota: tra il 22 e 23 ottobre 2025 si sono tenute due sedute straordinarie dedicate al contenzioso del Comune contro il patron Valerio Antonini (gestione Pala Daidone) e si è inframmezzata una seduta ordinaria di prosecuzione; la maggioranza del sindaco Tranchida non partecipò, motivando la decisione con un documento, per certuni inconsistente, parere opposto quello invece del segretario generale del Comune, Giovanni Panepinto.
L’ultimo atto di questa querelle, imbastita dall’opposizione, con qualche “spintone” arrivato dai social, Antonini ha fatto scintille, ha visto ieri i consiglieri Parisi, Grignano, Genco, La Barbera, Braschi, Patti, Guaiana (Vincenzo), chiedere al presidente Alberto Mazzeo “di mettere fine a una questione inesistente, utile a inquinare il confronto politico, e si dichiarino infondate le proposte decadenze”.
Il presidente Mazzeo non ha convocato, come aveva detto voler fare, la conferenza dei capigruppo dopo l’arrivo del pronunciamento da lui chiesto al Dipartimento delle Autonomie Locali. Da Palermo è giunta una nota che è semplicemente un ripasso delle norme. Il presidente ha agli atti pure una parere del segretario generale che, anche per come scritto dall’assessorato regionale, ha maggiore peso di qualsiasi altra nota scritta, e spiega bene perché non sussiste la decadenza di nessuno. Mazzeo, ora che è passato dalla parte dell’opposizione, divorziando dal sindaco Tranchida dopo sette anni di convivenza, tiene però le bocce ferme. L’argomento decadenza è sparito dall’agenda ufficiale, per diventare invece ogni giorno tema da gossip politico.
Tema nuovo introdotto riguarda il fatto che le tre sedute dove i sette sono stati apposta assenti, erano prive di attività deliberativa. E dunque la norma per la decadenze già per questo sarebbe inapplicabile. Semmai, “le ipotizzate decadenze se perseguite e sostenute da un eventuale voto favorevole a Palazzo Cavarretta (dove frattanto si è consumato il ribaltone, l’opposizione ha adesso i numeri per controllare il massimo consesso ndr) rappresenterebbero una macroscopica pronuncia tale da sovvertire il pronunciamento elettorale”. Mazzeo, per i firmatari della nota, è il vero temporeggiatore di questa fase politica, “chiuda – scrivono – come inammissibile il procedimento”.