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    Strage di migranti. Attacchi e insulti al vescovo di Palermo Lorefice
    A sostegno dell’arcivescovo di Palermo, anche un pezzo consistente dell’associazionismo sociale e della cultura
    Redazione24 Febbraio 2026 - Cronaca
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    Palermo – Da due giorni è scattata una violenta bufera social nei confronti dell’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice. Domenica, in occasione della preghiera interconfessionale nel mare di Trapani, per i migranti dispersi durante il ciclone Harry, l’arcivescovo aveva richiamato alla responsabilità del soccorso e dell’accoglienza, accusando le scelte politiche di Europa e Italia.

    Ne è venuta fuori una onda di reazioni sui profili social, di irrisione e violenti insulti che hanno voluto colpire il prelato da sempre sensibile ai temi dei migranti, del dialogo interculturale e delle periferie, sotto scorta da anni anche per le sue posizioni contro la criminalità organizzata.

    don Mattia Ferrari e Luca Casarini,

    Nel suo messaggio indirizzato a Mediterranea saving humans, l’arcivescovo, vicepresidente della Conferenza episcopale siciliana con delega alle Migrazioni, scriveva: «Queste vittime – questi volti e questi corpi cancellati dei poveri – sono l’ennesimo frutto delle scelte disumane dell’Europa e dell’Italia capaci solamente di legiferare contenimento e abbandono e di colpevolizzare come criminali quanti prendono il largo come “pescatori di uomini di donne” in balia delle onde». Questi corpi umani che il mare ha riconsegnato, per il vescovo Lorefice, «sono una chiara denuncia di chi per mera propaganda populista rivendica il risultato della riduzione degli sbarchi.Questi sono corpi umani. Come i nostri. Con una loro storia, relazioni, desideri, sofferenze, attese. Abbiamo negato loro il diritto a una vita dignitosa, alla mobilità, alla libertà. Non li abbiamo accolti. Non siamo andati a cercarli sulla rotta del Mediterraneo centrale. Abbiamo ora il dovere, con la cenere in testa, di porre in essere le procedure necessarie per l’identificazione dei corpi riaffiorati e di dare certa e degna sepoltura alle vittime. Non possiamo disattendere la richiesta dei familiari che, dilaniati dalla sofferenza, cercano i propri cari».

    A sostegno dell’arcivescovo di Palermo, un pezzo consistente dell’associazionismo sociale e della cultura. In un messaggio diffuso da esponenti di diverse realtà come l’Arci e attive nelle periferie, e da docenti universitari.

    La solidarietà e le reazioni

    – Alessandra Sciurba, Associata di Filosofia del diritto nell’ateneo di Palermo, dove coordina la Clinica legale Migrazioni e diritti «A lui vogliamo esprimere profonda riconoscenza per le parole pronunciate sulle morti nel Mediterraneo, nei giorni in cui quel mare restituisce alcuni tra i poveri corpi delle mille persone annegate durante l’uragano Harry. Perchè quel mare non ha colpa per la loro morte, e Don Corrado, ancora una volta, nel silenzio delle istituzioni laiche, non ha esitato, come già aveva fatto Papa Francesco, a nominare forte e chiaro le responsabilità delle politiche che invece l’hanno direttamente provocata, chiudendo ogni possibilità di partire legalmente dai paesi di origine e quindi favorendo come unica alternativa quei trafficanti che pure i governanti dicono di voler combattere». Il vescovo si è posto, «ancora una volta», dalla parte di chi, invece, «le vite le protegge e prova a salvarle. E se non invertiamo la rotta, il futuro che ci aspetta, riflesso anche nei commenti intrisi di odio e ignoranza seguiti sui social alle dichiarazioni di don Corrado, dovrebbe spaventarci tutti. Crediamo che da Palermo possa levarsi un sussulto di dignità e consapevolezza che arrivi lontano, che dal Mediterraneo raggiunga tutti quelli che ancora credono in un altro mondo possibile».

    Teresa Piccione, vicepresidente del Consiglio comunale di Palermo

    – «Esprimo piena solidarietà nei confronti dell’arcivescovo di Palermo – dice Teresa Piccione, vicepresidente del Consiglio comunale di Palermo – oggetto di attacchi violenti sui social, nonchè apprezzamento e condivisione delle parole di profonda umanità e di denuncia civile che Corrado Lorefice ci ha consegnato nella sua lettera aperta sui naufragi invisibili, testimone ancora una volta di una Chiesa vicina agli ultimi e ai più fragili e nascosti».

    Cisl segretaria generale Federica Badami

    – La Cisl Palermo Trapani esprime solidarietà nei confronti dell’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice al centro di attacchi social. “La violenza verbale è sempre da condannare – commenta la segretaria generale Federica Badami – ancor più quando è rivolta verso chi, come monsignor Lorefice mostra attenzione e sensibilità verso i più fragili, per tutte le emergenze sociali del nostro territorio, esprimendo la sua preoccupazione verso il destino di chi soffre, di chi cerca una via d’uscita dalla disperazione. L’odio, la violenza verbale la sopraffazione non sono mai linguaggi da utilizzare e vanno contrastati fortemente”.

    Consiglio direttivo della sezione di Palermo dell’Ucsi

    -“In questi giorni, sui social, si sono moltiplicati gli attacchi nei confronti dell’arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, per il messaggio inviato domenica scorsa a ‘Mediterranea Saving Humans’. Un messaggio in cui monsignor Lorefice ha richiamato tutti a riscoprirsi umani di fronte a chi muore in mare, a donne e bambini che cercano solo una vita migliore, a chi sfida l’ignoto per scappare da qualcosa di peggiore. Un richiamo a non trasformare una tragedia in un’occasione di scontro politico. Di fronte a tutto questo, si è scatenato il peggio che i social possano offrire: insulti, dileggi, accuse nei confronti dell’arcivescovo e della Chiesa. Comportamenti che, come giornalisti cattolici, consideriamo inaccettabili e che condanniamo con fermezza, esprimendo all’arcivescovo solidarietà e vicinanza. Il confronto, in democrazia, è necessario e può anche essere ruvido ma mai può trascendere, né trasformarsi in odio o attacchi personali. Facciamo nostro l’appello di Papa Leone XIV per questa Quaresima, ossia digiunare dalle parole che feriscono, e l’invito del Santo Padre a una comunicazione, anche social, che sia spazio di dialogo, disarmata e disarmante. Solo così saremo costruttori di pace e di bene comune”.

    Lo scrive il Consiglio direttivo della sezione di Palermo dell’Ucsi, l’Unione cattolica stampa italiana, composto da Roberto Immesi (presidente), Adele Di Trapani, Michelangelo Nasca, Luigi Perollo, Mauro Faso, Giovanni Azzara e Riccardo Rossi.

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