Cronaca
Trapani – di Rino Giacalone – Il processo per l’omicidio del sociologo e giornalista Mauro Rostagno, si concluse con una sola condanna, diventata definitiva dopo il pronunciamento della Cassazione. Ergastolo, fu la pronuncia, per il capo mafia di Trapani, Vincenzo Virga, quale mandante del delitto. E’ rimasto senza volto il killer che entrò in azione a Lenzi, a pochi metri dell’ingresso della comunità Saman, quella sera del 26 settembre 1988. L’unico imputato era Vito Mazzara, conclamato sicario della mafia trapanese, ma venne assolto dall’omicidio, anche per lui il verdetto confermato dalla Cassazione. Adesso nel processo scaturito dall’operazione antimafia denominata “Scialandro” e che riguarda anche il contesto mafioso al quale apparteneva Vito Mazzara, la cosca di Custonaci, salta fuori una intercettazione clamorosa. Lì il nome di chi avrebbe partecipato all’agguato.
L’intercettazione è del 24 luglio 2021, a parlare sono un conclamato mafioso, Pietro Armando Bonanno (principale imputato del processo Scialandro) e un personaggio all’apparenza insignificante, riconosciuto orbitare nell’ambito della criminalità mafiosa locale, ma senza particolare ruolo, Salvatore Maiorana, 71 anni. E’ lui che parlando con Bonanno dice che proprio lui doveva occuparsi del delitto, ma a uccidere il giornalista sarebbe stato 2il figlioccio” di Vincenzo Virga, Vincenzo Mastrantonio, operaio Enel, morto ammazzato però a sua volta nel 1989. Nelle tremila pagine della sentenza con la quale la Corte di Assise di Trapani nel 2014 ha condannato all’ergastolo Virga, il nome di Mastrantonio è ricorrente, e c’è pure scritto che la sua è una delle morti di mafia rimaste non risolte. Un giallo dentro il giallo dell’omicidio Rostagno.
Nel telefonino di Bonanno c’è un troyan, gli investigatori della Dia lo ascoltano anche mentre parla con Maiorana, discutono davanti ad una bottiglia di birra, non tanto solo del più e del meno, ma anche delle vicende criminali cittadine, dell’assenza di “persone di caratura”. Maiorana testualmente dice: “loro a fare quello che sappiamo fare noi…loro non sono in condizione”. Giudizio sprezzante, si mostra bene informato. Maiorana continua: “l’altro giorno ho visto Telesud mi pare che Mazzara è uscito assolto da Mauro Rostagno”. Bonanno risponde quasi a voler tagliare il discorso ma l’interlocutore prosegue: “qua ci sono cose? (facendo riferimento a eventuali microspie ndr)…Lì io ci dovevo andare poi c’è andato mio compare…Vincenzo, l’hai conosciuto…mio compare, Vincenzo Mastrantonio…se lo è mangiato suo parrino…hai capito chi è suo parrino?”. Il “parrino” è Vincenzo Virga. Quello di Mastrantonio non è un nome buttato al vento. Trova ampie citazioni nella sentenza. In un rapporto della Squadra Mobile di quegli anni ’80 è indicato come uno che sa usare le armi, lui come Mazzara era un abile cacciatore. Di mestiere faceva l’operaio Enel, aveva in manutenzione anche l’area di Lenzi (Valderice) dove fu commesso il delitto
. Rostagno quella sera del 26 settembre 1988 stava rientrando nella sede della comunità Saman, da lui fondata assieme alla compagna Chicca Roveri e al guru Francesco Cardella. In mezzo alla campagna valdericina, tornava da Rtc, la tv locale dove era tornato a fare il giornalista e i suoi interventi erano diventati la spina nel fianco dei mafiosi, “Rostagno è una camurria e va ucciso”, fu la decisione presa dal padrino don Ciccio Messina Denaro e fatta eseguire da Virga. La sera del delitto la zona era priva di luce. Causa mai accertata. Ma si accertò che il giorno del delitto, Mastrantonio marcò visita, “mio marito quel giorno aveva mal di denti” dirà la vedova.
Ma c’è di più. Nel 1989 il delitto di Vincenzo Mastrantonio, avvenuto a Trapani, per l’allora capo della Squadra Mobile Rino Germanà era senza dubbio di origine mafiosa. Venne fatto ritrovare con 150 mila lire nella cintola, una sigaretta nel portacenere dell’auto sporca di rossetto. Una coreografia suggestiva. A sparare due armi, un fucile e un revolver. Troppo per un delitto passionale. Anni dopo il pentito di Paceco Francesco Milazzo racconterà chi era Mastrantonio: figlioccio di Virga, suo autista personale, dirà che fu ammazzato perché parlava troppo, raccontava degli incontri di Virga che all’epoca si muoveva coperto dall’assoluta insospettabilità che il capo mafia di Trapani fosse lui. Le forze dell’ordine cercavano il suo predecessore, Totò Minore, nel frattempo strangolato e sciolto nell’acido nel novembre 1982. Ma Milazzo aggiunge altro. Mastrantonio a lui, 24 ore dopo il delitto Rostagno, parlò di quell’omicidio, “u sapisti chi ci successe assira ai picciotti?”. Cosa era successo non era nemmeno ancora sui giornali: chi aveva sparato contro Rostagno si era visto scardinare tra le mani il fucile usato, era saltata la copertura in legno.
La Corte di Assise si è molto soffermata su questo particolare, come sapeva Mastrantonio dell’accaduto? Unica circostanza possibile che lui quella sera era a Lenzi. Con quale ruolo? Troppo poco quello di chi era andato a far saltare l’energia elettrica. Maiorana nel 2021 con le sue parole ne dà conferma. Soffermandosi sulla morte di Mastrantonio, la Corte di Assise scopre altro. Poche settimane dopo la sepoltura, il corpo su richiesta della Procura di Trapani fu fatto riesumare, per tentare una perizia dattiloscopica. Alla Squadra Mobile di Trapani vengono trovate le carte che questo fu fatto, carte trasmesse alla Procura, ma…la comparazione di quelle impronte con quelle trovate sulla scena di altri delitti, Rostagno compreso, non sono state mai fatte…”e nel frattempo i rilievi dattiloscopici sono scomparsi”. Il giallo, altri pezzi che sono scomparsi.