• Mazara del Vallo
    Schlein (Pd) a Mazara
    “Non si possono far pagare tasse a chi oggi è fermo”
    Redazione13 Febbraio 2026 - Economia
  • Schlein (Pd) a Mazara Economia

    Mazara del Vallo – Mazara del Vallo, Campobello di Mazara, Torretta Granitola, Marsala. Questi i centri maggiormente colpiti dal maltempo di questigiorni, non ultimo quello che si è abbattuto sulle cose trapanesi nelle ultime ore e che non accenna a diminuire. Qui ieri la segretaria Pd Elly Schlein è voluta passare prima di raggiungere Palermo dove ha partecipato ad una manifestazione regionale per il No al prossimo voto referendario del 22 e 23 marzo sulla legge di riforma costituzionale riguardante l’ordinamento giudiziario.

    “Anche qui, nella Sicilia occidentale, il ciclone Harry ha colpito con una violenza brutale. Abbiamo incontrato lavoratori balneari che si sono visti spazzare via una vita di lavoro e sacrifici: il mare ha portato via 30 metri di spiaggia, ha spezzato legno e cemento, ha messo in ginocchio famiglie e imprese” ha detto Elly Schlein.

    “Non si può far pagare le tasse come se non fosse accaduto nulla a chi oggi è fermo, a chi ha dovuto chiudere, a chi ha subito danni enormi alla propria casa. I 100 milioni stanziati non bastano: i danni sono stimati in circa 2 miliardi e mezzo. Servono più risorse, subito, per le somme urgenze e per la messa in sicurezza. E serve un piano serio di prevenzione contro eventi climatici estremi. Un miliardo oggi fermo sul progetto del Ponte sullo Stretto può essere destinato immediatamente ai territori colpiti”.

    “Non si sta facendo abbastanza per i ristori per i danni dovuti al maltempo. Cento milioni per Sicilia, Calabria e Sardegna non sono sufficienti a fronte di 2,5 miliardi di danni stimati. Abbiamo proposto di utilizzare il miliardo stanziato per il 2026 per il ponte sullo Stretto che comunque il governo potrà utilizzare. Quel miliardo serve a messa in sicurezza e interventi di somma urgenza e poi in prospettiva serve in piano di prevenzione del dissesto idrogeologico”, ha proseguito fermandosi a parlare con alcuni giornalisti presenti.

    “Siamo in territorio fragile non possiamo essere un paese che continua a spendere 4 volte dopo le emergenze ciò che investe nella prevenzione. Ieri abbiamo visto bocciare un nostro emendamento che proponeva di sospendere il pagamento dei tributi per le famiglie dei territori colpiti dal maltempo. A Mazara del Vallo abbiamo visto i danni in contrada Tonnarella. Bisogna fare presto perchè quei territori vivono di un’economia della bella stagione. Devono essere messi in condizione di non perdere la stagione”.





  • Valderice
    Valderice. Pd contro Stabile: “la rimodulazione della Giunta” è solo campagna elettorale anticipata
    Gruppo consiliare e segreteria comunale: "Quando il bene comune diventa un dettaglio"
    Redazione21 Gennaio 2026 - Politica
  • giunta stabile valderice Politica

    Valderice – E’ di pochi giorni addietro il rimpasto di Giunta a Valderice, segnato dall’arrivo in amministrazione dell’avvocato Lilly Ferro, moglie dell’ex deputato di Forza Italia Mimmo Fazio, e indicata proprio in quota berlusconiana. Il Sindaco Francesco Stabile l’ha definita “rimodulazione della Giunta”, ma fuori dal Palazzo comunale il termine più ricorrente è un altro: manovra politico-elettorale personale.

    “Altro che bilanci di metà mandato, prospettive per la comunità o rilancio amministrativo – dicono dal Pd gruppo consiliare e segreteria comunale – Le ultime operazioni di rimpasto della Giunta municipale appaiono sempre più come un regolamento di conti interno alla maggioranza e, soprattutto, come una spregiudicata preparazione del terreno in vista di una possibile candidatura alle Regionali del 2027 sotto il simbolo di Forza Italia. I fatti, più delle parole, raccontano una storia molto diversa da quella edulcorata nelle dichiarazioni del sindaco che nel giro di pochi anni ha cambiato più volte casacca con un trasformismo in versione: il peggio della vecchia repubblica“.

    Sfide all’arma bianca dentro al centrodestra?

    “Il dato politico è inequivocabile – osservano i Dem – bocciati il partito Fratelli d’Italia, con l’estromissione dalla Giunta dell’Assessore Lo Cascio, ed il partito Azione di Calenda, che perde l’assessorato al Bilancio con la cacciata di Gianrosario Simonte. Entrambi, seppur apprezzati dal Sindaco, sono stati sostituiti per un mero calcolo politico-elettorale che è il contrario del tanto sbandierato “merito”. Infatti, al posto di Simonte arriva il già bocciato

    Giuseppe Martinico, Assessore al bilancio per cinque anni nel primo mandato Stabile. Una scelta che non risponde a nuove esigenze programmatiche, ma a vecchie pratiche di mercantilismo politico. Martinico, infatti, ha lasciato Italia Viva ed è approdato in Forza Italia per potere diventare Assessore così da sostenere elettoralmente il sindaco Stabile, futuro candidato alle regionali 2027″.

    E poi la nomina dell’avvocato Ferro.

    “Le sono state affidate deleghe strategiche, come i Servizi Sociali, “strappati”, senza alcuna titubanza, al partito Italia Viva. Una nomina che non passa inosservata: Ferro è la moglie di Mimmo Fazio ex sindaco di Trapani, anch’essa in quota Forza Italia e in quota sindaco. Anche in questo caso niente che riguarda il merito e la buona amministrazione ma una squallida operazione elettorale per incassare i voti che può ancora orientare Mimmo Fazio. Il risultato finale è sotto gli occhi di tutti: Forza Italia oggi controlla tutti i gangli vitali dell’Amministrazione comunale. Altro che equilibrio politico. Altro che squadra coesa. A Valderice siamo davanti a un monocolore a tutto tondo, dove il paese viene sacrificato e gli equilibri politici, all’interno del centro destra, diventano una variabile secondaria. Di fronte a questo quadro, parlare di “rilancio politico per rispondere alle esigenze dei cittadini”, come ha tentato di fare il sindaco Stabile, suona quantomeno ridicolo. È del tutto evidente, infatti, che non si tratta di tutelare l’interesse collettivo, ma di tutela di un percorso personale. L’unica cosa importante sono i pacchetti di voti, non la qualità dell’Amministrazione comunale rispetto alle esigenze e ai bisogni dei valdericini”.





  • Trapani
    Giulia Passalacqua assessore
    Nella nota diffusa dai Dem nessun riferimento alla crisi politica aperta da Barbara
    Redazione4 Settembre 2025 - Politica
  • Passalacqua assessore tp Politica

    Trapani – Poche righe dalla segreteria del Pd, per annunciare l’avvenuto insediamento come assessore della prof. Giulia Passalacqua, l’esponente Dem che ha lasciato con le dimissioni il Consiglio comunale dove era stata rieletta nel 2023 con la lista Uniti per Trapani.

    L’occasione ha visto ricomparire in pubblico (ma virtualmente) il sindaco Giacomo Tranchida, e questo per la prima volta dopo le dimissioni del suo ex delfino Lele Barbara. Sui social del circolo del Pd di Trapani è infatti ritratto nella foto vicino alla neo assessore Passalacqua mentre firma l’accettazione dell’incarico, assieme a loro la dirigente degli Affari Generali Nunziata Gabriele.

    Nella nota diffusa dai Dem nessun riferimento alla crisi politica aperta da Barbara. Si legge soltanto: “Oggi Giulia Passalacqua Consigliere Comunale Trapani , dirigente del Circolo PD di Trapani, ha prestato giuramento ed entra ufficialmente a far parte della Giunta comunale. Con il suo senso delle istituzioni, la sua professionalità e la solida esperienza maturata nel tempo, saprà offrire un contributo prezioso e qualificato all’azione amministrativa”.

    Passalacqua lascia il seggio in aula all’ex assessore Enzo Guaiana, primo dei non eletti della lista. L’avvicendamento tra i due era concordato, non era previsto che il tutto avvenisse mentre il sindaco si ritorva a gestire una situazione politica certamente critica, ma comunque destinata ad essere risolta.





  • Trapani
    Safina (PD): “Nomina Tardino una vergogna
    La guida dell’Autorità Portuale non può essere affidata a chi non ha competenze”
    Redazione18 Agosto 2025 - Attualità
  • Dario Safina 26 Attualità

    Trapani – Sulla nomina di Annalisa Tardino alla guida dell’Autorità di Sistema Portuale della Sicilia Occidentale, interviene il deputato Dem, il trapanese Dario Safina che ancora una volta così come aveva fatto a giugno, dissente su questo affidamento.

    La nota del deputato Dario Safina

    Definisco senza mezzi termini una vergogna la nomina di Annalisa Tardino alla guida dell’Autorità di Sistema Portuale della Sicilia Occidentale. Non si può pensare che un ruolo strategico per lo sviluppo dei nostri territori venga affidato a chi non ha alcuna esperienza in materia di portualità, logistica e infrastrutture. È inaccettabile che si pieghino le istituzioni a logiche di mera appartenenza politica, mortificando anni di lavoro e di progetti avviati con competenza e visione”.

    A parlare è il deputato regionale siciliano del Partito Democratico, Dario Safina, che ricorda come già lo scorso mese di giugno avesse formalmente chiesto un’audizione in Commissione Trasporti all’ARS per chiarire i criteri e le motivazioni di una scelta che oggi si rivela ancora più grave.

    Con Pasqualino Monti – prosegue Safina – il porto di Trapani e l’intero sistema della Sicilia Occidentale hanno imboccato un percorso di rilancio ambizioso, basti pensare al progetto del waterfront, simbolo di una visione moderna e strategica. Non possiamo permettere che tale cammino venga compromesso da nomine calate dall’alto, che nulla hanno a che vedere con il merito e la professionalità”.

    Safina aggiunge: “Ma dov’è finita la determinazione del presidente della Regione Schifani, che più volte aveva rivendicato la necessità di evitare nomine prive delle caratteristiche di adeguata professionalità? È legittimo chiedersi perché, in questa occasione, abbia scelto di piegarsi a logiche che nulla hanno a che vedere con l’interesse della Sicilia”.

    Il deputato del PD annuncia la volontà di chiedere con urgenza la convocazione della IV Commissione ARS, alla quale intende sollecitare anche la presenza dei sindaci dei territori interessati.

    Chiederemo risposte chiare – conclude Safina – su quali siano i progetti e le reali intenzioni della nuova presidente. La Sicilia non può permettersi passi indietro. La guida dell’Autorità Portuale deve essere garanzia di competenza, continuità e trasparenza, non terreno di spartizione politica”.





  • Italia
    Dieci domande a Meloni e Colosimo sulla lotta alle mafie – di Walter Verini
    Onorare, ricordare i caduti per la legalità, magistrati, uomini e donne delle scorte, giornalisti, vittime innocenti della violenza e dello stragismo delle mafie è innanzitutto un dovere
    Redazione20 Luglio 2025 - Politica
  • WhatsApp Image 2025 07 20 at 19.00.25 Politica

    Roma –  di Walter Verini – Deputato Pd capigruppo commissione nazionale antimafia. Onorare, ricordare i caduti per la legalità, magistrati, uomini e donne delle scorte, giornalisti, vittime innocenti della violenza e dello stragismo delle mafie è innanzitutto un dovere. Cui adempiere con comportamenti coerenti, non viziati da ipocrisia. Per questo rivolgiamo qualche domanda alla premier Meloni e alla presidente della commissione Antimafia Colosimo.

    “Parlate di mafia”, è il titolo della iniziativa di Fratelli d’Italia. Si tiene da tre anni, nei giorni dell’anniversario della strage di Via d’Amelio.

    I gravissimi fatti corruttivi che hanno investito esponenti del partito della Meloni in Sicilia, ne hanno consigliato il trasloco da Palermo a Roma. Una scelta dettata da evidente imbarazzo. Non è mancato l’omaggio alla memoria di Borsellino e della sua scorta. Come tutti gli anni, sono in prima fila negli anniversari.

    Ci mancherebbe non fosse così. Onorare, ricordare i caduti per la legalità, magistrati, uomini e donne delle scorte, giornalisti, vittime innocenti della violenza e dello stragismo delle mafie è innanzitutto un dovere. Cui adempiere con comportamenti coerenti, non viziati da ipocrisia.

    Per questo rivolgiamo qualche domanda alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e alla presidente della Commissione Antimafia Chiara Colosimo:

    1) Non pensate che indebolire presidi di lotta alla corruzione, alla criminalità, come limitare a 45 giorni le intercettazioni per gravi reati contro la pubblica amministrazione, o rendere difficile il sequestro degli smartphone contenga (parole del Procuratore Nazionale Antimafia) il rischio di «apertura di pericolosi spazi di sostanziale impunità di gravi fenomeni criminali»?

    2) È coerente allentare – come il governo ha fatto – presidi di prevenzione e contrasto alla criminalità organizzata? Citiamo a memoria: più basse le soglie per affidamenti diretti, estensioni alla pratica dei subappalti, con rischi di penetrazione delle mafie e per la stessa sicurezza del lavoro. Alte le soglie per l’uso del contante con aumento della facilità del riciclaggio dei proventi del narcotraffico, dell’usura, del gioco d’azzardo, delle estorsioni.

    3) Ed è coerente il tentativo da voi esercitato (sventato grazie alle proteste delle opposizioni e di reti di antimafia sociale e soprattutto grazie ad un decisivo intervento di “moral suasion” degli Uffici del Quirinale) di attenuare controlli antimafia nell’esecuzione di grandi e discusse opere, come il Ponte sullo Stretto?

    4) Non ritenete che allentare quotidianamente sistemi di controllo, controlli preventivi, concomitanti sull’attività della Pubblica amministrazione sia rischioso? Oltre a indebolire e colpire l’indipendenza della magistratura ordinaria (penso alla separazione delle carriere) la vostra “riforma” della Corte dei Conti, non colpisce incrostazioni ma indebolisce i controlli, fondamentali in democrazia. La necessaria velocità nell’eseguire opere, deve andare di pari passo con il rispetto delle regole e della legalità.

    5) Ed è coerente con il doveroso omaggio alle vittime smontare reati come l’abuso di ufficio, il traffico di influenze? O tagliare fondi per norme fondamentali come quelle che riguardano la confisca dei beni alle mafie? O dare continui segnali (in linea del resto con il famigerato meloniano «le tasse sono pizzo di stato») per i quali rispettare le regole è un optional, tanto arrivano i condoni?

    6) La Commissione Antimafia è da tempo impegnata sul contesto, le cause, le accelerazioni della strage di Via D’Amelio. Con un obiettivo predefinito dalla destra dall’inizio: tutto dipese dall’intreccio mafia-appalti. Che c’era, eccome, pesantissimo e ramificato non solo in Sicilia. Ma il tentativo è quello di riscrivere la storia di quegli anni. Di “cancellare” i rapporti evidenti tra mafie, estremismo nero e stragista, certi settori della politica. Quegli anni, quelle stragi, quegli attentati (Capaci e Via D’Amelio, ma anche Georgofili, Velabro, Via Palestro…e prima l’omicidio Mattarella…) avevano anche una regia ed un fine politico. Che si vuole occultare. È questo il modo giusto per ricordare le vittime di mafia?

    7) Non pensate che bisognerebbe indignarsi davanti a inaudite affermazioni fatte in Antimafia dal generale Mori e dal Colonnello De Donno, auditi in per supportare queste tesi? Ebbene, nella stessa Commissione nella quale sedettero nel tempo grandi personalità antimafia: un nome per tutti, Pio La Torre) i due auditi hanno avuto parole di apprezzamento per condannati definitivamente per associazione mafiosa («….stimavo e stimo Marcello Dell’Utri» , ha affermato De Donno). «…Io disprezzavo la Procura di Palermo…», ha rincarato Mori. Perché non si sente il bisogno di prendere le distanze da queste incredibili affermazioni?

    8) In Commissione è in corso un tentativo per “espellere” dalla trattazione di questi temi due magistrati antimafia come Roberto Scarpinato e Federico Cafiero De Raho. Il tentativo consiste in una sgangherata e incostituzionale proposta di legge della maggioranza sul “conflitto di interesse”. Che dovrebbe valere solo per la Commissione Antimafia (si badi, non è una legge seria e sempre necessaria sul conflitto di interessi erga omnes). Che dovrebbe essere deciso dalla maggioranza di turno, senza criteri e perimetri chiari ed oggettivi. Una vergogna, destinata probabilmente su un binario morto. Ma intanto ci provano. Motivi di opportunità, in Antimafia come nelle altre Commissioni, ci possono essere, sempre. Ma a deciderli devono essere i parlamentari stessi, eletti dal popolo, le cui prerogative non possono essere colpite dalla maggioranza di turno. E nel caso, la maggioranza in Antimafia vorrebbe impedire a due ex-magistrati Antimafia di offrire il proprio contributo. Presidente Meloni, presidente Colosimo, non pensate che questo tentativo sia davvero molto grave?

    9) Molti, troppi, sono stati nel tempo i giornalisti ammazzati in Italia dalle mafie. Da De Mauro a Impastato, a Pippo Fava; da Spampinato a Siani a Francese….). Perché quotidianamente provate fastidio, sferrate attacchi al giornalismo d’inchiesta? Querele a giornalisti e scrittori come Saviano e reiterati attacchi a trasmissioni come Report; limitazioni alla pubblicabilità delle notizie attraverso leggi restrittive della libertà di informazione; rifiuto di approvare norme contro le querele temerarie ai danni dei giornalisti. Chi – come l’informazione e i giornalisti – accende luci sul malaffare, sulle opacità del potere, sui rapporti tra mafie e certa politica, certi amministratori (sono queste le vere carriere da separare!) non va difeso e tutelato?

    10) Infine, non ritenete di dover concentrare sforzi sulle più recenti frontiere delle mafie? Sulla difesa delle piattaforme e dei dati sensibili sotto attacco; sulla cybersicurezza e l’attacco alle piattaforme criptate delle organizzazioni criminali, sulla penetrazione nell’economia legale, nelle zone di degrado sociale e culturale, dispersione scolastica e povertà educativa, contro le pratiche – dove non arriva lo Stato – di welfare criminale?
    Fornire risposte a domande, a questioni come queste, darebbe coerenza alla necessaria celebrazione e memoria di chi ha pagato con la vita il proprio impegno per la legalità e quindi la difesa della convivenza civile.

    Walter Verini – Deputato Pd Capigruppo Commissione Nazionale Antimafia /https://www.editorialedomani.it





  • Palermo
    M5s e Pd, basta scandali alla Regione siciliana
    "Schifani venga in Aula a riferire su inchieste"
    Redazione16 Luglio 2025 - Politica
  • WhatsApp Image 2025 07 16 at 17.19.08 Politica

    Palermo – “Schifani venga in aula a riferire sulle inchieste che riguardano il presidente dell’Ars Galvagno e l’assessore regionale al Turismo Amata o faremo le barricate”.

    Lo dicono Pd e M5S dal sit-in organizzato davanti Palazzo D’Orleans, sede della presidenza della Regione, per dire “basta al sistema clientelare che da tempo caratterizza la gestione dei fondi regionali”.

    “Dire che la gestione dei fondi per il turismo e per la cultura è poco trasparente è un eufemismo. I soldi della Regione Siciliana vengono usati in maniera assolutamente personale, padronale e clientelare. Noi vogliamo dire veramente basta, perché purtroppo questo governo Schifani ci sta umiliando di fronte all’Italia intera” dice Valentina Chinnici, deputato regionale del Pd che parla a nome del partito perché il segretario regionale, Antony Barbagallo, è a Roma per l’elezione delle autorità portuali siciliane.

    “Non chiediamo le dimissioni di Galvagno e Amata, perché siamo garantisti e attendiamo prima di capire se ci sarà un rinvio a giudizio dei protagonisti di queste vicende, ma intanto stiamo aspettando certamente un atto di umiltà da parte di chi ci governa, infatti, quello dai giornali è assolutamente imbarazzante” aggiunge.

    “Siamo qui per confrontarci con i colleghi del partito democratico e con gli altri colleghi dell’Assemblea Regionale siciliana perché siamo pronti a bloccare l’aula se il Presidente Schifani non viene all’Ars a rispondere alle nostre richieste” dice Nuccio Di Paola, coordinatore del M5S Sicilia.

    Sono circa una cinquantina i deputati e consiglieri comunali che stanno manifestando con le bandiere di partito.

    “Questo è un tema che poniamo ormai da mesi ma, perché quello del turismo ricordo che non è un problema che nasce con See Sicily, ma c’è anche Cannes su cui abbiamo fatto un’interrogazione parlamentare nel gennaio del 2023 e continuiamo a ritenere che il governatore non può esimersi da quello che sono le sue responsabilità” afferma Michele Catanzaro, capogruppo del Pd all’Ars. (fonte Ansa)





  • Italia
    Caso Almasri: “governo sapeva da subito, la mail della Giustizia”
    Quotidiani, capo Dag informò capo di gabinetto. Le opposizioni: “Nordio ha mentito, si dimetta”
    Redazione9 Luglio 2025 - Cronaca
  • WhatsApp Image 2025 07 09 at 11.48.26 Cronaca

    Roma – Sarebbe conclusa l’indagine del tribunale dei ministri sulla mancata consegna del generale libico Najeem Osama Almasri alla Corte penale internazionale da parte del governo italiano.
    Una conclusione che porterà alle decisioni: archiviazione o richiesta di rinvio a giudizio per uno o più membri del governo finiti sotto inchiesta, dalla premier Giorgia Meloni, al sottosegretario a Palazzo Chigi Alfredo Mantovano, al ministro della Giustizia Carlo Nordio e quello dell’Interno Matteo Piantedosi, per favoreggiamento, peculato, e — il solo Guardasigilli — omissione d’atti d’ufficio.

    Lo anticipano oggi Il Corriere della Sera e Repubblica

    Nelle carte, si legge sul Corriere, c’è il riscontro che fin dal primo pomeriggio di domenica la capo di gabinetto di Nordio, Giusi Bartolozzi, sapeva ciò che stava avvenendo, e diede le indicazioni ai magistrati del Dipartimento degli affari di Giustizia di parlarsi con cautela.

    Nel primo pomeriggio di quel giorno, ricostruisce il quotidiano, quando Almasri era stato fermato da poche ore dalla Digos di Torino, l’allora capo del Dag, Luigi Birritteri (poi dimessosi e rientrato in ruolo), scrisse a Bartolozzi una mail per indicare la mancanza dell’autorizzazione all’arresto del ricercato, attivandosi per trovare il modo di convalidare il fermo e procedere alla consegna di Almarsi.
    Bartolozzi rispose di essere già informata. Raccomandando prudenza: «Massimo riserboe cautela» nel passaggio delle informazioni, e utilizzo di Signal.

    Della stessa mail parla anche La Repubblica nella quale viene sottolineato che “Il dato è cruciale perché dimostra come l’Italia abbia avuto tutto il tempo di riparare all’errore procedurale segnalato dalla Corte di appello di Roma, sulla mancata trasmissione del ministero della Giustizia. E di non averlo voluto fare per una precisa scelta politica. Di più: smentisce il ministro Nordio che aveva detto che soltanto il lunedì 20 gennaio l’ufficio era stato avvisato dell’arresto del criminale libico”.

    Pd, Avs e M5s tornano all’attacco sul caso Nordio e chiedono le dimissioni del Guardasigilli. ‘Apprendiamo da fonti di stampa che il ministro Nordio avrebbe detto il falso nel corso dell’informativa urgente al Parlamento sul caso Almasri’, ‘non puo’ rimanere nel proprio ruolo un secondo di piu”, dice la responsabile giustizia del Pd Debora Serracchiani. ‘È inaccettabile che un ministro travisi i fatti e inganni il Parlamento: chi mente deve assumersene la responsabilita’ e lasciare l’incarico’, le fa eco Marco Grimaldi di Avs. ‘Nordio non ha piu’ alcuna credibilita’ e autorevolezza per rimanere al suo posto’, dice il M5s. ANSA





  • Italia
    Mafia: Rando (Pd), depositato ddl per tutela vittime e familiari
    Il disegno di legge chiarisce in modo inequivocabile che anche gli eredi universali della vittima possono accedere al Fondo
    Redazione27 Giugno 2025 - Politica
  • rando Politica

    Roma – “Ho depositato, insieme alle colleghe e colleghi del Pd, un ddl per colmare una grave lacuna normativa e per garantire piena giustizia alle vittime della criminalità organizzata e ai loro familiari. È inaccettabile che ancora vi siano familiari delle vittime di mafia esclusi dai benefici del Fondo di solidarietà per mere questioni formali, come la mancata costituzione di parte civile nel processo penale. Il giusto riconoscimento dei diritti delle vittime è un dovere comune”.

    Così la senatrice Enza Rando, responsabile Legalità per il Pd e prima firmataria del disegno di legge, che punta a sanare una palese ingiustizia subita dai successori universali delle vittime di reati di stampo mafioso.

    Il disegno di legge chiarisce in modo inequivocabile che anche gli eredi universali della vittima possono accedere al Fondo, a prescindere dalla partecipazione al giudizio penale o civile, purché vi sia già stato un accertamento giudiziario del reato mafioso.

    “L’obiettivo è semplice ma fondamentale: riconoscere un diritto già esistente e garantire la parità di trattamento tra tutte le vittime e i loro familiari – conclude la senatrice Rando –. È una questione di giustizia, di rispetto per chi ha pagato con la vita la propria fedeltà alle istituzioni e alla legalità”.





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