Cronaca
Milano – La Direzione Investigativa Antimafia ha eseguito tre decreti di prevenzione emessi dal Tribunale di Milano – Sezione Autonoma Misure di Prevenzione, per oltre 1,5 milioni di euro au un imprenditore orginario di Messina, già condannato per 416-bis, ed ha sottoposto ad amministrazione giudiziaria due SpA: avrebbero consentito all’imprenditore di eseguire lavori per 4,5 milioni di euro nonostante la pendenza di una interdittiva antimafia.
Il primo provvedimento riguarda un sequestro di beni per un valore complessivo di oltre 1,5 milioni di euro nei confronti di un imprenditore di origini messinesi, già condannato in via definitiva per associazione mafiosa e, più recentemente, indagato dal Centro Operativo D.I.A. di Milano su delega della D.D.A. in relazione a presunte ipotesi di trasferimento fraudolento di beni, aggravate dal metodo mafioso.
Alla luce di questi precedenti giudiziari e tenuto conto degli esiti di mirate indagini economico- patrimoniali eseguite dal Centro Operativo DIA di Milano, il Tribunale ha ritenuto sussistenti i requisiti previsti dal Codice Antimafia per l’adozione, in via cautelare, della misura ablativa rilevando, in particolare, come il patrimonio del soggetto proposto (costituto da una società operante nel settore dell’edilizia nonché da altri beni immobili e conti correnti) sia da ritenere di presumibile provenienza illecita, in quanto sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati e alle attività economiche svolte frutto o reimpiego di proventi delittuosi.
Gli altri decreti dispongono, invece, la misura dell’amministrazione giudiziaria (per la durata di 1 un anno ma con il mantenimento degli attuali organi di amministrazione) nei confronti di due S.p.A. affidatarie di lavori finalizzati alla realizzazione sull’intero territorio nazionale di un’infrastruttura pubblica di telecomunicazioni – finanziata anche con fondi PNRR – da implementare mediante una rete in banda ultra larga.
Gli approfondimenti documentali ed economico-finanziari sull’operatività dell’azienda edile riconducibile all’imprenditore — destinataria di interdittiva antimafia emessa nel 2022 dalla Prefettura di Milano — hanno consentito di ricostruire rapporti contrattuali con le predette società inerenti all’esecuzione, a vario titolo, di lavori presso alcuni cantieri lombardi per oltre 4,5 milioni di euro a partire dal 2022 e tuttora in corso.
Il quadro così ricostruito ha fatto emergere profili riferibili alla cosiddetta “colpa di organizzazione”: pur in presenza, almeno sul piano formale, di procedure e modelli organizzativi, i presìdi di controllo non avrebbero impedito — né intercettato tempestivamente — l’instaurarsi e il protrarsi di rapporti operativi con un’impresa destinataria di interdittiva antimafia, tanto più in un ambito operativo di livello medio-alto e riferito ad appalti pubblici con rilevanti profili
di sicurezza e di interesse strategico.
Cronaca
Santa Teresa (Messina) – Stavano facendo una diretta facebook quando un’onda anomala li ha investiti. E’ accaduto ai sindaci di Taormina e Santa Teresa di Riva, Cateno De Luca e Danilo Lo Giudice. I due primi cittadini sono stati investiti da un’onda anomala mentre si trovavano sul lungomare di Santa Teresa, nel messinese, per mostrare i danni provocati dal maltempo che nelle ultime ore ha flagellato la costa jonica della Sicilia.
Stavano facendo una diretta Facebook quando l’onda li ha travolti, fortunatamente senza conseguenze. Il video è stato poi postato da De Luca sulla sua pagina Fb.
“Non fate quello che abbiamo fatto noi”, ha scritto il sindaco di Taormina. “State lontani dai lungomari e dai torrenti! A Santa Teresa, qualche ora fa, siamo stati travolti da un’onda mentre con il sindaco Danilo Lo Giudice stavamo facendo vedere in diretta il disastro causato dal ciclone Harry”.
Cronaca
Messina – Scoperta dai finanzieri del comando provinciale, una presunta maxi frode fiscale per oltre 8 milioni di euro. Le fiamme gialle di Messina hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo, emesso dal gip di Patti, per circa 4,6 milioni di euro.
Al centro delle indagini una ditta individuale e una società di capitali di Patti, amministrate da una cittadina cinese e attive nel commercio al dettaglio di beni di varia natura.
I militari della Guardia di finanza hanno constatato che le imprese emettevano scontrini alterati, stampati con grossolani errori ortografici e privi delle informazioni previste dalla normativa fiscale.
Successivi accertamenti hanno consentito di scoprire l’esistenza di una “contabilità parallela occultata con sofisticati strumenti informatici”. La titolare delle ditte avrebbe utilizzato per la rendicontazione dei propri ricavi un software gestionale non correttamente collegato ai misuratori fiscali.
“In questo modo – spiegano gli investigatori delle Fiamme gialle – si riusciva a tenere traccia dei complessivi incassi giornalieri, omettendo, però, di comunicare ai sistemi dell’Agenzia delle Entrate una considerevole parte dei ricavi complessivi”.
Quasi tutte le transazioni che avvenivano in contanti nella sede delle ditte non sarebbe stata fatta alcuna comunicazione al fisco. I finanzieri hanno così proceduto all’estrapolazione dei file salvati all’interno del programma gestionale, riuscendo a ricostruire l’omessa dichiarazione di ricavi non dichiarati per oltre 8 milioni di euro e la mancata memorizzazione e trasmissione telematica di circa 50.000 scontrini fiscali, da cui è conseguita la sottrazione al fisco del pagamento di imposte per circa 4,6 milioni di euro.
L’amministratrice delle imprese è stata denunciata per dichiarazione fiscale fraudolenta. Il gip di Patti ha emesso un decreto di sequestro preventivo, anche per equivalente, per 4,6 milioni di euro circa, con riferimento a liquidità, beni mobili e immobili nella disponibilità dell’indagata e della società di capitali da lei amministrata.
Cronaca
Messina – Trasportava quattro chili di hashish all’interno della sua autovettura fermata appena dopo essere sbarcato dalla osta calabra. In manette è finito un corriere e la droga è stata sequestrata. È il bilancio di un’operazione condotta dai finanzieri del Comando provinciale di Messina, con il supporto dei colleghi di Reggio Calabria, nell’ambito dei controlli sui passeggeri e sui veicoli in transito sullo Stretto.
I militari del Gruppo di Messina hanno fermato l’autovettura appena sbarcata dalla costa calabra alla cui guida c’era un uomo già noto alle forze dell’ordine. L’uomo era apparso fin da subito particolarmente agitato. Decisivo l’intervento dell’unità cinofila: il cane antidroga Lord ha segnalato la presenza di stupefacente nascosto nell’intercapedine tra il tettuccio e il rivestimento interno dell’auto. All’interno sono stati trovati 40 panetti di hashish, da 50 grammi ciascuno, per un peso complessivo di circa due chili.
I finanzieri hanno esteso i controlli all’abitazione del fermato, nel Reggino, con l’intervento della Compagnia di Melito di Porto Salvo. Alla fine della perquisizione sono stati rinvenuti altri due chili di hashish, confezionati con lo stesso logo dei panetti sequestrati a Messina, raffigurante la bandiera spagnola. La vendita al dettaglio della droga avrebbe fruttato circa 40mila euro.
Cronaca
Capizzi (Messina) – Una drammatica verità quella che emerge in queste ore di indagini sull’omicidio di Giuseppe Di Dio, il sedicenne, ucciso sabato sera a Capizzi. Giuseppe infatti potrebbe essere stato ucciso per errore.
La vittima si trovava al bar con gli amici quando sono arrivati i tre componenti di una stessa famiglia ed uno di loro pistola alla mano ha fatto fuoco. I carabinieri dalla compagnia di Mistretta e del Comando provinciale di Messina hanno fermati su ordine della Procura di Enna.
A fare fuoco nella centrale via Roma sarebbe stato un ventenne, Giacomo Frasconà Filaro, arrivato a bordo di una macchina con il padre Antonino, 48 anni, e il fratello Mario, diciottenne. I reati contestati sono omicidio, tentato omicidio, detenzione abusiva di arma clandestina, lesioni personali e ricettazione.
Giuseppe Di Dio, è morto sul colpo, raggiunto da quel proiettile sparato contro di lui forse per sbaglio, ricoverato ma non in gravi condizioni un altro giovane di 22 anni che si trovava con la vittima.
Pare, infatti che dietro l’omicida ci sia una lite del giovane ventenne che ha sparato, ma con un altro ragazzo, che sabato sera però non era presente al momento del delitto.
Giuseppe era uno studente modello. Iscritto all’alberghiero di Troina in provincia di Enna, nell’istituto omnicomprensivo Don Bosco Majorana, era conosciuto come un ragazzo perbene. Dedito allo studio, aiutava spesso la sua famiglia, che ha un’azienda agricola e zootecnica.
“La nostra comunità è sgomenta e incredula, è una vera tragedia. Io insegno a Nicosia e non conoscevo personalmente il giovane ucciso che andava a scuola a Troina, ma conosco la famiglia fatta di gente per bene e grandi lavoratori. Mi dicono che il figlio era un ragazzo timido, bravo e studioso”. Lo dice il sindaco di Capizzi, Leonardo Giuseppe Principato Trosso commentando l’omicidio del ragazzo.
Cronaca
Capizzi (Messina ) – Un ragazzo di 16 anni Giuseppe Di Dio è stato ucciso a colpi di pistola metre si trovava davanti un bar in via Roma a Capizzi, in provincia di Messina. Il ragazzo sabato sera è morto dopo essere stato raggiunto da colpi di arma da fuoco. Ferito anche un 22enne, ricoverato all’ospedale di Nicosia ma non sarebbe in pericolo di vita.
Secondo una prima ricostruzione, la vittima, studente dell’istituto alberghiero, attorno alle 21,30 di ieri sera (1 ottobre 2025), era davanti a un bar molto affollato, quando sarebbe giunta un’automobile con tre persone a bordo. Una di queste persone è scesa e avrebbe esploso colpi di arma da fuoco uccidendo il sedicenne, morto dopo essere arrivato presso la guardia medica di Capizzi.
Non è noto il movente. Aperta ogni ipotesi. Bocche cucite in caserma e alla compagnia di Mistretta, diretta dal capitano Silvio Imperato, coordinati dalla Procura di Enna, hanno fermato tre persone. Un ventenne, colui che avrebbe sparato più volte, il fratello di 18 anni e il padre di 48. Recuperata e sequestrata l’arma, una pistola con matricola abrasa. Le accuse per il giovane fermato sono: omicidio, tentato omicidio, detenzione abusiva di armi, detenzione di arma da fuoco clandestina, lesioni personali e ricettazione. I due sono accusati di averlo accompagnato sul luogo del delitto.
Cronaca
Messina – Scoperto dalla Guardia di Finanza di Messina una maxi truffa finanziaria da 3 milioni di euro che ha coinvolto 39 ignari investitori. Al centro dell’inchiesta un soggetto calabrese, indagato per abuso dell’attività finanziaria, truffa e autoriciclaggio.
Il provvedimento di sequestro, emesso dal gip di Barcellona Pozzo di Gotto su richiesta della procura diretta da Giuseppe Verzera, ha consentito di bloccare beni mobili, disponibilità finanziarie e numerosi conti correnti esteri riconducibili all’indagato.
Le indagini delle Fiamme Gialle, sono scattate dopo le denunce presentate da nove persone, che hanno permesso di ricostruire una rete di società estere fittizie, prive di reali strutture operative, utilizzate per occultare la provenienza illecita dei fondi e reinvestire i proventi delle truffe.
Gli investitori, principalmente residenti nei comuni del litorale tirrenico messinese, sarebbero stati convinti della bontà delle operazioni finanziarie proposte da soggetti con esperienza nel settore della consulenza, senza però mai ottenere la restituzione del capitale né gli interessi promessi.
Attraverso un complesso lavoro di tracciamento dei flussi di denaro e la cooperazione internazionale con Eurojust, i finanzieri hanno individuato 41 conti correnti, anche virtuali, attivi in undici Paesi europei – tra cui Francia, Germania, Lussemburgo, Malta e Regno Unito – sui quali sono stati emessi i relativi “Freezing Certificates”, equivalenti ai sequestri italiani, per un valore totale di 3.069.800 euro.

L’operazione, sottolinea la Guardia di Finanza, testimonia la sinergia tra le autorità italiane e gli organismi europei nella tutela dei risparmiatori, spesso vittime di condotte fraudolente legate all’abusiva gestione del risparmio
Cronaca
Messina – La Direzione Investigativa Antimafia di Messina, coordinata dalla Procura, sta procedendo all’esecuzione di decreti di sequestro, emessi dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale peloritano, su richiesta della Dda, nei confronti di due fratelli già condannati per associazione mafiosa, per aver partecipato al mantenimento in vita del sodalizio mafioso promosso da Francesco Romeo ed organizzato da Vincenzo Romeo, appartenente a Cosa Nostra e collegato al clan Santapaola-Ercolano, già sottoposti a sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno nel Comune di Messina per 4 anni.
Il sequestro ha riguardato tre appartamenti e un box ubicati a Messina e provincia, nonché un esercizio commerciale in pieno centro cittadino, ricondotto ad uno dei due colpiti da misura, anche se formalmente intestato alla madre. Sequestrati rapporti finanziari, prevalentemente costituiti da buoni fruttiferi postali. Complessivamente sono state assicurate all’Erario, tra beni immobili, aziende commerciali e rapporti finanziari, valori per un importo pari ad un milione di euro.
Il provvedimento scaturisce da una proposta a firma congiunta del direttore della Dia e del procuratore distrettuale di Messina, a conclusione di complesse indagini economico finanziarie, da cui è emerso che i destinatari della misura, “durante il periodo di tempo in cui si erano resi responsabili di gravi delitti, avevano accumulato un patrimonio sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati, frutto evidente delle remunerative attività illecite svolte”. In particolare, è stato giudizialmente accertato che i due hanno operato in stretta sinergia con un esponente di vertice del sodalizio mafioso, che li ha ampiamente favoriti, anche sfruttando il proprio carisma criminale, nella loro attività professionale nel campo della distribuzione dei farmaci.
Attualità
Messina – A pochi mesi dalla consegna di 32 alloggi a nuclei familiari provenienti dal rione Taormina, altre 11 famiglie hanno vissuto oggi a Messina momenti di grande emozione ricevendo le chiavi della loro nuova casa e firmando i documenti che segnano l’inizio di una nuova vita. Sale così a 43 il numero complessivo degli alloggi consegnati da giugno a oggi dalla Struttura commissariale per il risanamento, guidata dal presidente della Regione Renato Schifani, impegnata su più fronti con l’obiettivo di dare finalmente una casa dignitosa a chi ancora vive nelle baraccopoli e di restituire decoro e vivibilità a intere aree della città.
«Il risanamento – dice il presidente Schifani – è un percorso complesso e di alto valore sociale, che guarda alla rigenerazione del tessuto urbano e allo sviluppo inclusivo della città. Il nostro impegno – sottolinea Schifani – è volto a sanare le ferite di un territorio segnato dalle baraccopoli e a garantire a centinaia di famiglie una vita dignitosa, in abitazioni decorose, dopo decenni trascorsi in condizioni di degrado e di rischio igienico-sanitario. Questi risultati dimostrano che, con una visione chiara e una collaborazione efficace tra istituzioni, è possibile restituire speranza e futuro a intere comunità».
Alla cerimonia di consegna, svoltasi questa mattina nel Comune di Messina, erano presenti il sindaco Federico Basile, il subcommissario Santi Trovato e il presidente di ArisMe Fabrizio Gemelli. Grazie alla piena sinergia tra le istituzioni, è stato possibile imprimere una forte accelerazione alle attività di risanamento. La consegna delle abitazioni alle famiglie residenti in via Taormina consentirà, entro la fine dell’anno, di completare le demolizioni in corso nell’area interessata allo sgombero e di avviare il recupero di un’ampia porzione della seconda baraccopoli cittadina.
Parallelamente, gli uffici della Struttura commissariale hanno già la disponibilità di quattro degli otto appartamenti provenienti da beni confiscati alla mafia, che – una volta completati i necessari interventi di manutenzione – saranno destinati alle famiglie aventi diritto. Da gennaio a oggi sono stati acquistati 95 appartamenti, ai quali se ne aggiungono altri 38 in fase di acquisizione. Oltre alle attività di ricerca, acquisto e consegna degli immobili, la Struttura commissariale è quotidianamente impegnata su più fronti: dalle demolizioni e bonifiche nei quartieri degradati, ai lavori di manutenzione, fino al prossimo avvio dei cantieri per la costruzione dei nuovi alloggi green a Fondo Basile.
Economia
Catania – Quello che sta per andare via per la Sicilia è un anno da record nel settore delle crociere. È la stima di chiusura anno che emerge da un nuovo studio di Risposte Turismo, società di ricerca e consulenza a servizio della macro-industria turistica che ha ideato e organizza dal 2011 Italian Cruise Day, il forum itinerante di riferimento per la crocieristica in Italia, in programma quest’anno a Catania (Vecchia Dogana) venerdì 24 ottobre in partnership con l’Autorità di Sistema Portuale del Mar di Sicilia Orientale.
Un traguardo a cui hanno contribuito i risultati dei 12 porti regionali che nel 2025 avranno accolto crociere (Palermo, Messina, Catania, Siracusa, Giardini Naxos, Trapani, Lipari, Porto Empedocle, Pozzallo, Milazzo, Licata e Termini Imerese) e che porterà la Sicilia a quasi raddoppiare il numero di crocieristi movimentati negli ultimi 10 anni (nel 2016 erano poco più di 1,1 milioni).
Secondo le stime elaborate da Risposte Turismo, l’isola supererà per la prima volta la soglia dei 2 milioni di passeggeri movimentati nel 2025, segnando una crescita del +10% rispetto al 2024. Un traguardo raggiunto grazie a un incremento degli scali: per la prima volta si registreranno oltre 1.000 toccate nave nel corso dell’anno, con un aumento del +17% sul 2024.
I dati parlano di una leadership della Sicilia a livello nazionale per numero di scali e per numero di porti crocieristici attivi, che ammontano a 12 (Palermo, Messina, Catania, Siracusa, Giardini Naxos, Trapani, Lipari, Porto Empedocle, Pozzallo, Milazzo, Licata e Termini Imerese) e che porteranno la regione a quasi raddoppiare il numero dei crocieristi negli ultimi 10 anni (nel 2016 erano poco più di 1,1 milioni).
Sicilia e Campani si contenderanno quest’anno il terzo posto nella classifica del traffico crocieristico regionale per numero di crocieristi movimentati (rispettivamente 2,1 e 2,2 milioni di croceristi).
A livello di singoli scali, le stime di Risposte Turismo indicano Palermo confermato come primo scalo siciliano, che ha superato per la prima volta il milione di passeggeri movimentati ed ha registrato 280 toccate nave. il capoluogo siciliano sarà il quarto porto crocieristico italiano. Segue Messina con oltre mila crocieristi movimentati e 250 toccate nave (ottavo porto italiano) e Catania al 14° posto a fine 2025.
Grazie a Palermo e Messina, la Sicilia sarà la seconda regione italiana più rappresentata nella classifica dei primi 20 scali crocieristici del Mediterraneo, dietro la Liguria (Genova, Savona e La Spezia).
La centralità della regione è dimostrata dal fatto che nove compagnie su dieci tra quelle che scalano quest’anno in Italia (56 su 64, pari all’87,5%) hanno visitato almeno un porto siciliano. Palermo accoglie il maggior numero di compagnie (38, pari al 60% delle compagnie che scalano in Italia), seguito da Messina e Catania.
La Sicilia si distingue come una delle regioni più “destagionalizzate” d’Italia, con oltre il 60% del traffico registrato fuori dal trimestre estivo (nel periodo autunno-inverno e primavera tra settembre e maggio). È significativo che ottobre 2024 abbia segnato un record di passeggeri accolti (oltre 276mila).
A conferma delle prospettive di crescita, Risposte Turismo ha rilevato circa 500 milioni di euro di investimenti previsti nel prossimo triennio (2026-2028) nei porti crocieristici siciliani.
I principali investimenti includono: 222 milioni destinati a nuove strutture e ammodernamenti, per dragaggio fondali sono programmati 65,5 milioni per aumentare l’accessibilità e 62,9 milioni per progetti riguardanti numerosi terminal crociere siciliani tra cui 30 milioni per un nuovo terminal a Trapani e 23,4 milioni per il nuovo terminal e banchinamento del molo Crispi a Porto Empedocle.
A questi fondi si aggiungono quelli Pnrr per l’elettrificazione delle banchine (cold ironing), per un totale di 171,2 milioni di euro (di cui 115,2 milioni nel 2023-2025 e 56 milioni di euro nel 2026-2028).