Pavia – È stato rinviato a venerdì 13 novembre l’interrogatorio di Domenico Scarfò, uno dei due indagati per la morte di Francesco Ancona, l’operaio edile di Castellammare del Golfo trovato senza vita l’11 febbraio 1987 lungo la strada tra Mortara e Ceretto, in Lomellina. Un caso che per quasi quarant’anni era stato considerato un suicidio e che oggi è al centro di una nuova inchiesta della Procura di Pavia, che ipotizza invece un omicidio.
La decisione di rinviare l’interrogatorio è arrivata dopo che l’avvocata di Scarfò, Irene Anrò, ha presentato un legittimo impedimento a comparire per motivi di salute. L’uomo, che all’epoca dei fatti frequentava la casa della famiglia Ancona, continua a dichiararsi innocente e respinge ogni accusa.
Secondo la nuova ricostruzione investigativa, Francesco Ancona sarebbe stato ucciso dopo aver scoperto la relazione extraconiugale della moglie, Giovanna Navarra, pure lei indagata. L’ipotesi degli inquirenti è che la vittima sia stata prima avvelenata, successivamente colpita più volte con un oggetto contundente e infine cosparsa di benzina.
A riaprire il caso sono stati soprattutto gli ultimi accertamenti medico-legali, effettuati dopo la riesumazione della salma dal cimitero di Castellammare del Golfo, dove Ancona, era stato sepolto. In questa città vive ancora la vedova.
La vicenda giudiziaria di Francesco Ancona è tornata all’attenzione degli investigatori dopo il coinvolgimento della vedova in un altro procedimento penale. Secondo l’accusa formulata dalla Procura di Trapani, la Navarra avrebbe cercato di contattare un sicario per uccidere il figlio della coppia, che viveva con lei. In quel procedimento, tuttavia, la donna è stata assolta.
Ora gli investigatori sono chiamati a fare luce sulla morte di Francesco Ancona e a chiarire le eventuali responsabilità dei due indagati. A distanza di quasi quarant’anni, una vicenda rimasta a lungo archiviata come suicidio potrebbe dunque assumere contorni completamente diversi.