Politica
Trapani – di Rino Giacalone – Il giallo dell’estate a Trapani sarà quello della politica. Dopo il forfait sui rifiuti, Pef e Tari, di venerdì e sabato, l’annuncio da parte del presidente del Consiglio comunale Alberto Mazzeo, dell’avvenuta stesura della mozione di sfiducia contro il sindaco Tranchida, e le cinque proposte deliberative di decadenza che per adesso passano dal tavolo di Mazzeo a quello del vertice apicale di Palazzo D’Alì, leggasi segretario generale Panepinto, tanti si chiedono quale sarà il prossimo impegno per l’aula di Palazzo Cavarretta.
In agenda ci sono anche il documento preliminare al nuovo piano urbanistico, e il bilancio di previsione 2026 ed il rendiconto 2025. A complicare le cose gli equilibri di bilancio diventati disequilibrati a seguito della tassa rifiuti rimasta non adeguata ai maggiori costi del servizio raccolta e smaltimento. Ce ne è tanta roba per la quale scrivere.
Intanto sul racconto delle due sedute del 31 luglio e 1 agosto, il presidente Alberto Mazzeo (Trapani Tua, leghista passato con l’opposizione) ha fatto sentire con noi la sua voce. Sa che qui trova le porte aperte, anche quando la cosa vuol essere un rimprovero. Ma la prendiamo come precisazione. Libertà di parola riconosciuta la nostra regola, che non applichiamo solo a noi. Chiarisce i fatti. Cominciando da venerdì.
Seduta convocata ore 11, cosa mai successa prima, quando l’appello si chiama sempre con mezz’ora abbondante di ritardo, alle 11,15 il presidente decide di chiamare l’appello, l’assenza di due consiglieri della maggioranza, il vice presidente, e assessore allo Sport, Genco e la dem Patti “ha causato il rinvio al secondo appello delle 12 per mancanza del numero legale”. Genco aveva detto di arrivare più tardi per un impegno legato alla carica assessoriale, la Patti per un impegno in ufficio all’Asp, procedure chieste in urgenza dal commissario dell’azienda, per assumere personale ospedaliero. Mazzeo la butta sul personale, “non si sono scusati per il ritardo”. La seduta è stata poi aperta e sospesa, con rinvio al pomeriggio di venerdì, “perché mancava il parere delle commissioni”. La seduta straordinaria ed urgente per Mazzeo non esclude il parere obbligatorio anche se non vincolante. “I presidenti sono della maggioranza e non li avevano depositati”. Non è stata una tattica pro opposizione. Quello che è successo è noto, venerdì pomeriggio Mazzeo ha preso atto dell’assenza del numero legale, sabato mattina idem, e non c’era nemmeno il presidente. “I miei erano impegni professionali che chiunque può verificare”. Nessuna parola invece sugli impegni personali del resto della truppa dell’opposizione. Ma questa è la “campana” di Mazzeo.
Il deputato dem Dario Safina ha detto anche la sua, sul solco dell’esperienza parlamentare. Lui è in opposizione al governo di centrodestra guidato da Schifani che rivendica come propri risultati proposti dai banchi opposti: “Qualcuno potrà dire che abbiamo consentito al Governo Schifani di rivendicare risultati come propri. È possibile. Ma il nostro compito non era costruire una trappola politica. Era evitare che fossero cittadini, imprese e amministrazioni locali a pagare il prezzo di uno scontro istituzionale. Esiste infatti una differenza sostanziale tra essere opposizione al governo ed essere opposizione ai bisogni dei siciliani. È una differenza che in questi giorni, osservando quanto accaduto in numerosi Consigli comunali siciliani durante l’approvazione dei Piani Economico-Finanziari del servizio rifiuti e delle tariffe Tari, mi è sembrata purtroppo affievolirsi. Penso, anzitutto, a quanto accaduto a Trapani“.
Safina calca la mano proprio con Mazzeo: “Quanto abbiamo visto non rappresenta una fisiologica dialettica democratica. Le regole dell’assemblea piegate alle esigenze dello scontro politico, quando il ruolo di garanzia della presidenza viene messo in discussione da comportamenti che finiscono per comprimere il corretto svolgimento dei lavori, quando la battaglia politica prevale sul rispetto delle istituzioni, allora non siamo più davanti a un confronto democratico. Siamo davanti a un impoverimento della democrazia stessa. Un Piano Economico Finanziario può essere criticato. Anzi, deve esserlo. È giusto contestare costi, inefficienze, responsabilità amministrative e scelte organizzative. È giusto denunciare ciò che non funziona. Ma impedire che un Comune approvi un atto obbligatorio non significa fare opposizione. Significa impedire all’istituzione di funzionare. E quando un’istituzione non funziona non perde il sindaco, non perde una maggioranza, non perde una parte politica. Perdono i cittadini”.