Politica
Trapani – di Rino Giacalone – L’opposizione alla giunta Tranchida brinda al suo successo. Dice, e non a torto, che in aula consiliare i numeri fanno pendere la bilancia dalla loro parte. E, viene da chiedersi, aveva bisogno di disertare l’aula nelle due sedute dedicate a mettere in ordine quei conti che loro dicono essere tenuti male, a proposito di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani? Sono mesi che il dato politico è noto.
Le sedute consiliari da un po’ di tempo a questa parte si svolgono grazie alla presenza in aula dei consiglieri di opposizione, loro hanno da mesi garantito il numero legale. La maggioranza di governo ha perso i numeri a favore dopo l’abbandono, oramai risalente nel tempo di Salvatore Daidone e Sonia Tumbarello, e di recente di Claudia La Barbera.
Il gruppo Amo Trapani con Guaiana, Vassallo e Mangano, frattanto passato con Trapani 2028 Sud chiama Nord di Fileccia, ha tante volte ripetuto di non stare dalla parte di Tranchida, ma di stare nell’opposizione con parecchi distinguo dal resto di questo fronte politico, e quindi calcolatrice alla mano, è chiaro chi ha la maggioranza. Bene, il risultato ottenuto non è una novità politica. Però ci sono cose poco comprensibili, politicamente.
Il Consiglio comunale è stato convocato dal presidente Mazzeo in sessione straordinaria ed urgente per trattare le due delibere. Mazzeo ha puntato i piedi pure contro i suoi alleati, Miceli (FdI) e Fileccia (Trapani 2028), che hanno abbandonato la conferenza dei capigruppo, dissentendo sulla convocazione ed è andato avanti. Si è arrivati venerdì in aula con i gruppi Trapani Tua, Amo Trapani e l’indipendente Briale, presenti a garantire il numero legale. Si è aperta la discussione, l’amministrazione, con l’assessore Abbruscato e i tecnici Petrrusa e Amenta, hanno spiegato le delibere e poi…? Cosa è successo al presidente Mazzeo? D’improvviso si è accorto che le due delibere erano prive del parere delle commissioni competenti, ha sospeso la seduta e a quel punto…in aula sono rimasti solo i consiglieri della coalizione di governo. Pochi per garantire il numero legale, stessa cosa ieri mattina. Voto saltato.
Il presidente Alberto Mazzeo non esce bene da questa situazione politica. Pecca in coerenza. Sono palesi i suoi problemi con il resto dell’opposizione che al momento ha deciso di tenere congelata la mozione di sfiducia da lui scritta contro il sindaco Tranchida. E così forse per riconquistare fiducia ha fatto non uno ma cento passi indietro rispetto alla convocazione del Consiglio. Ma c’è altro che vorremmo comprendere. L’opposizione ha i numeri d’aula, dice che le due delibere non andavano bene, perché avrebbero aumentato la Tari, e allora perché non emendarle, modificarle, e votarle secondo le loro finalità. Alla città raccontano che grazie al loro “aventino”, ossia avere abbandonato il consesso civico (ma l’Aventino coraggioso della storia del nostro Paese non può essere confuso con il loro, parecchio meschino, politicamente), la città non ha visto aumentata la Tari, ma nascondono tutto il resto. I conti su Pef e Tari come proposti dalla giunta non potevano essere modificati, i pareri dei revisori dei conti e dei dirigenti non sarebbero mai stati favorevoli. Meglio raccontare favole. Però adesso ci sono da trovare 700 mila euro per tappare i buchi di bilancio. Braschi dalla maggioranza ha le idee chiare, ritoccare le indennità di tutti, tagliare compensi della giunta, e dell’aula.
Non c’è dubbio che stiamo assistendo alla peggiore stagione della politica cittadina, alimentata anche da chi si sente già in campagna elettorale, e due piedi nel futuro governo cittadino, quando mancano due anni alla scadenza naturale del mandato amministrativo. I social sono la vetrina, l’aula la prova. L’opposizione partecipa condizionando i lavori, le delibere approvate si contano con le dita di una sola mano, a Palazzo Cavarretta si ascoltano solo interrogazioni, e l’elenco delle cose che non vanno, e poi tutti via.
A Palazzo Cavarretta c’è il balletto sulle cinque proposte deliberative per far decadere dalla carica Patti, Genco, Grignano, Vincenzo Guaiana e Parisi. Ora a parte il rimbalzo di corrispondenza tra il presidente Mazzeo, che non vuole firmare le delibere, e il segretario generale Panepinto che invece vuole la sua firma, di mezzo ci sarebbe un inghippo sui numeri che in conferenza dei capigruppo hanno visto approvate le proposte di decadenza, c’è qualcosa che vorremmo comprendere meglio.
Sono ritenute ingiustificate le assenze dei cinque consiglieri che hanno disertato con un documento politico le sedute tra il 22 e il 23 ottobre, due straordinarie sulla vertenza Antonini, e una ordinaria. Non vale come giustificazione. Ma sapete come le assenze vengono normalmente giustificate. Con una pec dove si dichiara l’assenza per motivi di lavoro, ragioni personali, malattie varie. In Consiglio Comunale basta una pec e magari pure scritta con l’intelligenza artificiale, oppure con un consigliere che prende la parola in aula per dire, giustifico l’assenza del collega…E’ vero tutto è previsto per regolamento, ma norme a parte bisognerebbe onorare in maniera etica e morale il mandato pubblico.
Ieri poi il colmo. Nel fascicolo della presidenza c’erano undici giustificazioni, per fino quella del presidente Mazzeo, in pieno sabato d’afa imprevisti impegni di lavoro sopraggiunti un’ora prima della convocazione delle 11, al lavoro anche Mangano, tutte le altre giustificazioni per ragioni personali. C’è stato anche chi, immaginando il futuro, già da prima aveva giustificato l’assenza per il 31 luglio e l’1 agosto, sapeva già che il consesso civico avrebbe proseguito nella giornata di sabato. A fine seduta, cade la maschera, un comunicato per dire “non siamo venuti in aula perché non ci piacevano le due delibere. Impegni, motivi personali….o assenza con finalità politiche? Erano così pesanti gli impegni che però gli assenti erano quasi tutti davanti allo streaming, alcuni infatti non vedendo partiti ieri i lavori alle 11, come da orario di prosecuzione, hanno tempestato di telefonate i funzionari d’aula per sapere cosa stava succedendo. E’ vero la politica non sempre si fa con sincerità, puo e essere l’arte dell’inganno, ma che volete noi la pensiamo diversamente, riteniamo che la politica più bella è quella che si fa alla luce del sole …e senza far danno alla comunità. Poi uno può esercitare il mandato anche giocando la carta dell’assenza, succede in Parlamento, da Roma a Palermo, ma gli assenti sono quelli che hanno sempre torto.
Cosa accadrà adesso? Al bilancio dovranno trovare soluzioni, ma sarà solo e soltanto il Consiglio a decidere, ma avendo sul collo il fiato dei giudici contabili, in politica è facile sfuggire via, risultare assenti, ma la procura della Corte dei Conti ti acchiappa sempre, anche mentre hai improrogabili impegni di lavoro.