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    Bucaria non ha ordinato il delitto del cognato
    Trapani, l'imprenditore torna libero dopo 6 anni, assolto dalla Corte di Appello "per non aver commesso il fatto". Gervasi tentò di uccidere Cuntuliano ma non perché lo ebbe ordinato dall'imprenditore. Altro il movente, ma sulla scena altre ipotesi, manine che volevano incastrare Bucaria
    Rino Giacalone14 Maggio 2026 -
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  • Tribunale Palermo

    Trapani – di Rino Giacalone  – L’imprenditore Matteo Bucaria, 58 anni, da ieri è tornato libero. La Corte di Appello di Palermo, IV sezione, nel pronunciamento bis del processo che ha visto Bucaria imputato di essere mandante del tentato omicidio del cognato, Domenico Cuntuliano, ha cancellato la precedente condanna a 15 anni, stabilendo la piena innocenza. “Assolto per non aver commesso il fatto”. Lui non ha ordinato il grave delitto. Arrestato il 4 agosto 2020, dopo una lunga detenzione era finito ai domiciliari dal maggio 2025, adesso revocati con la remissione in libertà. A difenderlo in questa fase processuale sono stati gli avvocati Gian Domenico Caiazza, Ninni Reina e Sabina Bonfiglio (inizialmente anche Giovanni Liotti). In primo grado Bucaria era stato condannato dal Tribunale di Trapani a 19 anni ridotti a 15 nel precedente giudizio di Appello. La Cassazione nell’ottobre scorso aveva però annullato il pronunciamento rinviando ad altra sezione della Corte di Appello di Palermo la ripetizione del secondo grado. Ieri la sentenza di assoluzione. Cancellato il movente di un delitto ordinato per risolvere contrasti finanziari con suo cognato, Domenico Cuntuliano. Altro il movente. Contrasti personali tra sicario e vittima. Una scena dove come ipotesi è rimasta una certa presenza mafiosa. Quella avversata da Bucaria anni prima, tra la fine degli anni ’90 e i primi anni del 2000, con le sue dichiarazioni contro il tavolino degli appalti.
    Domenico Cuntuliamo restò gravemente ferito in un agguato il 30 marzo 2013. Prima di finire sotto i ferri indicò il nome di chi gli aveva sparato, attirato in un tranello nelle campagne di Xiggiare, da un ex fontaniere del Comune di Trapani Gaspare Gervasi. Questo fu subito arrestato dalla Squadra Mobile e fu condannato in via definitiva a 12 anni e 8 mesi, nel frattempo scontati. La sua difesa, il silenzio: fedele al quadro che in determinati ambienti si è sempre offerta della sua persona, detto “uomo e barone”. Tradotto: capace di stare in silenzio e farsi la galera. Ma questo fino ad un certo punto. L’arrivo di un anonimo alla Polizia, che indicava in Bucaria il mandante, e questo accadde quasi a ridosso del fine pena dell’autore del grave delitto, le indagini riaperte dalla Procura di Trapani, hanno visto Gervasi “tradire” il presunto mandante, un delitto in cambio di 50 mila euro. Bucaria a suo dire voleva così risolvere contrasti finanziari col cognato. Quindi arrivarono l’arresto e i processi per Bucaria che ha sempre respinto le accuse, riuscì subito a smontare solo l’accusa di avere fornito l’arma a Gervasi dallo stesso fatta ritrovare sotto una montagnola di sassi nelle campagne dell’agguato. Nel processo è rimasto sullo sfondo ciò che in Cassazione prima e adesso in appello bis è risultato palese: il rapporto omosessuale tra Gervasi e Cuntuliano, l’odio di Gervasi nei confronti di Cuntuliano per non avergli dato in locazione un locale. Se i due non avessero avuto tanta confidenza quel giorno di marzo del 2013 ad un cenno di Gervasi certamente Cuntuliano (al quale qualcuno di nascosto, dopo quell’anonimo giunto alla Polizia, una sera da dietro la finestra di casa lo avvertiva della pericolosità del cognato) non lo avrebbe seguito per una decina di chilometri sino nelle campagne di Xiggiare. Poi i due colpi esplosi da un’arma malmessa, Gervasi poteva pure portare a compimento il delitto, se davvero avesse avuto questo ordine da eseguire, ma lo lasciò sanguinante e fortunatamente in vita.
    Ma nei processo contro Bucaria è emerso anche altro. La vicinanza di Gervasi , dallo stesso ammessa, ad ambienti mafiosi, gli stessi scompaginati dalla magistratura nei primi anni del 2000 grazie proprio a Bucaria. L’imprenditore già in primo grado su questo ha voluto anche parlare a sua difesa: “Credo di essere stato l’unico a Trapani, non da pentito o infame, ma da dichiarante – spiegò ai giudici –  a chiarire tutte le mie posizioni e ho deciso di prendere la strada giusta…io da quel momento ho deciso di stare sempre dalla parte giusta”. Solo ipotesi, ma Bucaria ricostruì un possibile scenario e cioè che le azioni di Gervasi potevano scaturire da una possibile regia mafiosa, una vendetta contro l’imprenditore. L’arresto di Bucaria avvenne mentre lavorava con una impresa che a Trisicina stava abbattendo per ordine della commissione prefettizia le case abusive, anche quelle dei mafiosi. Anche questa ipotesi, Troppo forse per Cosa nostra per sopportare ancora quell’imprenditore.

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