Cronaca
Palermo – Sono le ore 16:58 di 34 anni fa quando al civico 19 di via D’Amelio, a Palermo, si consuma uno dei fatti di cronaca che segnano ancora una volta la storia d’Italia.
Dopo la strage di Capaci contro Giovanni Falcone, anche il magistrato Paolo Borsellino muore in un attentato di stampo mafioso con lui vengono ammazzati cinque agenti della scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Sopravvive solo Antonino Vullo.
Ancora una volta l’Italia e gli italiani si ritrovarono a dover fare i conti con la mafia stragista.
Ancora oggi rimane irrisolto, e continua a imporsi con immutata forza, un interrogativo di fondo: per quale ragione Paolo Borsellino fu ucciso con tale urgenza e con tale violenza a soli cinquantasette giorni dalla strage di Capaci?
COISP
Il 19 Luglio 1992, giorno in cui furono trucidati Paolo Borsellino e gli Agenti della sua scorta Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina ed Emanuela Loi, rimane una data indelebile nella mente di tutti noi e dal fortissimo valore simbolico. Un monito a non abbassare la guardia di fronte al pericolo che le mafie, ancora oggi, e più che mai, rappresentano ed un fulgido esempio del coraggio con cui tanti uomini delle Istituzioni hanno lottato contro di esse e sono caduti. La storia della lotta alla mafia non è stata scritta solo dai nomi più conosciuti ed il cui ricordo viene fatto rivivere ogni anno. E’ invece segnata dalla straordinaria opera professionale e dal sacrificio di tanti tra Poliziotti, Carabinieri e Magistrati, i cui nomi sono forse meno conosciuti, ma il cui contributo non è stato certamente di minore valore. Eroi Consapevoli. Il COISP non li dimentica!
«A trentaquattro anni dalla strage di via D’Amelio, la Sicilia rende omaggio a Paolo Borsellino e agli agenti della sua scorta, esempio straordinario di dedizione allo Stato e alla giustizia. Il loro sacrificio ci ricorda che il coraggio non è un gesto impulsivo, ma una scelta consapevole: quella di affrontare la paura senza arretrare di fronte all’illegalità. Il dovere della memoria si accompagna a quello della piena ricerca della verità: è un impegno che le istituzioni hanno il dovere di sostenere con determinazione, perché solo una verità completa rende davvero giustizia alle vittime e rafforza la fiducia dei cittadini nello Stato. È questo il messaggio che vogliamo trasmettere alle nuove generazioni, affinché la memoria diventi responsabilità quotidiana e continui ad alimentare l’impegno delle istituzioni per una Sicilia sempre più libera dalle mafie, fondata sulla legalità, sulla giustizia e sul rispetto delle regole».
Il doveroso e sentito pellegrinaggio della memoria richiede e ci impone una nuova edulteriore riflessione sull’impegno e la volontà di affrontare e contrastare la criminalità organizzata e le mafie. Il ricordo del giudice Paolo Borsellino, della sua scorta e la storia di quel drammatico 19 luglio del 1992, devono essere dinamici, proiettati versomil futuro. La nostra terra continua ad essere condizionata e penalizzata da un sistema culturale ancora più forte e radicato delle violenze e delle sopraffazioni che registriamo in questo tempo difficile e contraddittorio. Di conseguenza la prima sfida rimanda alla sfera personale, alla capacità di ognuno di noi di tracciare una linea di confine: la cittadinanza attiva da coltivare per emarginare la regola del sopruso, le norme da tutelare per contrastare l’illegalità. Alle Istituzioni tocca il compito di preservare e di sostenere una scelta di campo senza reticenze. Certo, si può cadere nella retorica. Ma il rispetto dei diritti e quindi la consapevolezza dei doveri deve trovare un riscontro concreto negli atti, nelle iniziative. Il Libero Consorzio Comunale sta provando a fare la sua parte scegliendo il merito, la competenza, la prospettiva. Elementi fondamentali per la buona amministrazione, che non ha colori politici, ma esprime senso di comunità e difesa degli interessi generali. Il giudice
Borsellino, la scorta, e le altre vittime del potere mafioso, hanno prima indicato e poi tracciato una via da seguire. Ora, però, tocca a tutti noi, nessuno escluso. Non abbiamo più alibi. Ci sono gli strumenti, che vanno consolidati, c’è l’esperienza, pagata a caro prezzo, con la vita, di chi ha fatto da apripista. Serve, ed è possibile realizzarlo, un sistema valoriale ed ideale che sia coerente con la memoria che celebriamo.
“Oggi voglio condividere, con forza e convinzione le parole che il giudice Antonio Balsamo, presidente della Corte di appello di Palermo, ha speso per ricordare il Paolo Borsellino, un esempio di rettitudine, senso del dovere e della legalità, qualità con cui portò avanti il suo lavoro con profondo rispetto delle istituzioni, le stesse che poi gli avrebbero voltato le spalle. Balsamo lo ha fatto pronunciando ciò che Borsellino disse pochi giorni prima di essere trucidato: ‘la lotta alla mafia deve essere anzitutto un movimento culturale e morale, capace di coinvolgere le giovani generazioni in quanto più sensibili alla bellezza del fresco profumo della libertà. E’ un messaggio colmo di speranza e ricco di aspettative soprattutto per i ragazzi e le ragazze che vivono nella nostra Isola”. “Da questo mausoleo civile, luogo in cui il giudice Caponnetto disse che era finito tutto, deve invece partire – prosegue – una nuova riscossa morale ed etica che deve abbracciare tutta la Sicilia. Non possiamo nasconderci dietro ad un dito: c’è un problema di illegalità diffusa che riguarda il Paese e nella nostra Regione c’è anche un enorme problema corruttivo che riguarda un metodo di gestione del potere che finisce col far proliferare il clientelismo e la ricerca dell’amico degli amici”. “Fuori da ogni ipocrisia: è insopportabile – aggiunge – vedere chi dice di essere scesa in politica proprio sull’onda emotiva della strage di via D’Amelio, non proferire una parola o non prendere provvedimenti seri e opportuni di fronte agli scandali e alle indagini giudiziarie per corruzione che si susseguono in Sicilia. E’ propaganda, solo chiacchiere. Ed – conclude- in una giornata come questa risultano ancora più indigeste”.