Cronaca
Trapani – Cimitero di Trapani blindato ieri per i funerali in forma privata del collaboratore di giustizia Bernardo Pace, coinvolto nel processo Hydra sulla presunta alleanza tra camorra, ‘ndrangheta e Cosa nostra a Milano e rinvenuto morto il 16 marzo nel carcere di Torino. Pace sarebbe stato trovato impiccato con i lacci delle scarpe e il suo corpo rinvenuto nel bagno accanto alla cella.
Al Cimitero a dare l’ultimo saluto a Dino Pace solo una ventina di familiari più stretti, mentre i due ingressi erano presidiati da polizia, carabinieri e guardia di finanza. Il feretro è giunto a Trapani attorno alle 13, poi il cancello posteriore del cimitero è stato chiuso.
La Procura piemontese, ha concesso il nulla osta al trasferimento della salma a Trapani ma l’inchiesta sulla sua morte prosegue nel massimo riserbo. Pace aveva iniziato a collaborare il 19 febbraio un mese prima della morte ai magistrati aveva spiegato: «Voglio ripulirmi la coscienza per mia moglie e i miei nipoti».
Dai verbali emerge il profilo di un uomo lucido, consapevole del peso delle sue parole, pronto a parlare della zona grigia: quella dei legami tra organizzazioni mafiose e politica, e stava entrando nel cuore del sistema, raccontando un meccanismo in cui la mafia non si limita a infiltrarsi nello Stato, ma ne diventa parte strutturale.
I verbali di Pace saranno depositati dalla Procura di Palermo agli atti del processo che vede imputato l’ex avv Antonio Messina davanti al Tribunale di Marsala personaggio venuto fuori dall’indagine “Hydra” e indicato come il gestore dei soldi di Messina Denaro. Negli interrogatori dei pm milanesi Pace ha fatto il nome di Messina, indicandolo tra i referenti operativi del sodalizio che a Milano era gestito da Paolo Errante Parrino, imparentato con i Messina Denaro, raccontando il ruolo di intermediario svolto da Messina descrivendolo come una sorta di manager.