• Italia
    Funerali Zichichi. Il vescovo Sanchez Sorondo: “Apprezzavo particolarmente in lui la sua doppia natura di scienziato e di credente”
    A ricordare il fisico anche i tre figli
    Redazione13 Febbraio 2026 - Cronaca
  • Cronaca

    Roma – Si sono tenuti nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri i funerali del professore Antonino Zichichi.

    Ad officiare la funzione funebre alla presenza, tra gli altri, del Capo dello Stato Sergio Mattarella il  vescovo Marcello Sanchez Sorondo: «Apprezzavo particolarmente in lui la sua doppia natura di scienziato e di credente” ha ricordato il vescovo.  Poi ha rievocato il legame personale con il fisico, spiegando di averlo conosciuto quando San Giovanni Paolo II gli chiese di introdurlo alla Pontificia Accademia delle Scienze, e ha sottolineato come, nelle sue ultime apparizioni pubbliche, Zichichi abbia spesso dichiarato di essere «profondamente innamorato di Dio».

    Nel corso dell’omelia, è stato ripercorso anche il profilo scientifico dello studioso, inserito «nella grande tradizione italiana di fisici di fama internazionale, a partire da Galileo Galilei, Enrico Fermi ed Ettore Majorana», con un richiamo alle ricerche nella fisica delle particelle, nucleare e subnucleare e agli studi sull’antimateria. Il vescovo ha infine richiamato uno dei temi centrali del pensiero di Zichichi, il rapporto tra fede e scienza, ricordando come egli sostenesse che «la scienza e la fede non sono in antitesi, ma sono in armonia tra loro, in quanto entrambi sono doni di Dio».

    A rendere omaggio al fisico siciliano, autorità, scienziati, cittadini. Alla cerimonia funebre anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella accompagnato dalla figlia Laura. La partecipazione del Capo dello Stato sottolinea l’importanza del contributo scientifico e culturale dato da Zichichi all’Italia e alla comunità internazionale. Presenti anche  il ministro della Cultura Alessandro Giuli e il ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini.

    Il ricordo dei figli dello scienziato a conclusione della funzione

    Al termine della celebrazione, i figli Lorenzo, Fabrizio e Cosimo hanno preso la parola per ricordare il padre, il fisico Antonino Zichichi, condividendo alcuni ricordi personali e momenti della vita familiare trascorsa con lui. Lorenzo ha richiamato in apertura il rapporto particolarmente stretto dello scienziato con la basilica che ha ospitato le esequie, alla cui realizzazione artistica contribuì in passato, e lo ha poi ricordato nella dimensione domestica, come marito, padre e nonno: «Costruì un teatrino. Lui suonava e i ragazzi recitavano e creavano un rapporto con il nonno. Trasmetteva l’amore per la vita e voleva insegnare ai giovani le cose belle attraverso il suo insegnamento diretto». Fabrizio ha quindi rievocato le estati trascorse a San Vito Lo Capo, definendolo «un leader», e ha ricordato le sue passioni, non solo lo sport, ma anche la musica : «Penso che sarebbe stato molto contento delle scelte musicali che ha fatto mio fratello Lorenzo per la messa. Andava in giro con la fisarmonica. Lui suonava da autodidatta». Ha poi citato la canzone ‘Parlami d’amore Mariu», che, ha spiegato, era dedicata alla moglie, aggiungendo: «Mio padre ha avuto un cuore molto grande». Cosimo ha infine messo in luce il tratto umano dello scienziato, definendolo «una mente capace di ragionamenti estremamente complessi», ma al tempo stesso «estremamente spontanea e semplice».





  • Italia
    Gli 80 anni della Repubblica, per guardare avanti bisogna saper avere giusta memoria del passato
    Il messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella
    Redazione1 Gennaio 2026 - Attualità
  • Mattarella Attualità

    Roma – Il messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

    Care concittadine e cari concittadini, si chiude un anno non facile. Tutti ne abbiamo ben presenti le ragioni e, come sempre, speriamo di incontrare un tempo migliore. La nostra aspettativa è anzitutto rivolta alla pace. Di fronte alle case, alle abitazioni devastate dai bombardamenti nelle città ucraine, di fronte alla distruzione delle centrali di energia per lasciare bambini, anziani, donne, uomini al freddo del gelido inverno di quei territori, di fronte alla devastazione di Gaza, dove neonati al freddo muoiono assiderati, il desiderio di pace è sempre più alto e diviene sempre più incomprensibile e ripugnante il rifiuto di chi la nega perché si sente più forte. La pace, in realtà, è un modo di pensare: quello di vivere insieme agli altri, rispettandoli, senza pretendere di imporre loro la propria volontà, i propri interessi, il proprio dominio.
    Il modo di pensare, la mentalità, iniziano dalla vita quotidiana. Riguardano qualunque ambito: quello internazionale, quello interno ai singoli Stati, a ogni comunità, piccola o grande. Per ogni popolo inizia dalla sua dimensione nazionale.

    Leone XIV – cui rivolgo gli auguri più affettuosi del popolo italiano – nei giorni di Natale, in prossimità della conclusione del Giubileo della Speranza, ha esortato a “respingere l’odio, la violenza, la contrapposizione e praticare il dialogo, la pace, la riconciliazione”. Ha richiamato alla necessità di disarmare le parole.

    Raccogliamo questo invito. Se ogni circostanza diviene pretesto per violenti scontri verbali, per accuse reciproche, di cui non conta il fondamento ma soltanto la forza polemica, non si esprime una mentalità di pace, non se ne costruiscono le basi.

    Di fronte all’interrogativo: “cosa posso fare io?” dobbiamo rimuovere il senso fatalistico di impotenza che rischia di opprimere ciascuno.

    L’affermazione della libertà, la costruzione della pace sono nell’atto fondativo della nostra Repubblica, che esprime la volontà di realizzare il futuro insieme, attraverso il dialogo. Raffigura la responsabilità di essere cittadini.

    Nell’anno che si presenta ricorderemo gli ottant’anni della Repubblica.

    Ottant’anni sono pochi se guardati con gli occhi della grande storia ma sono stati decenni di alto significato.

    Sfogliamo velocemente un album immaginario della storia della Repubblica, come talvolta si fa quando ci si ritrova in famiglia.

    Il primo fotogramma del nostro viaggio è rappresentato dalle donne. Il segno dell’unità di popolo, infatti, fu simbolicamente impresso dal voto delle donne, per la prima volta chiamate finalmente alle urne.

    Quel segno diede alla Repubblica un carattere democratico indelebile, avviando un percorso, ancora in atto, verso la piena parità.

    L’Assemblea costituente, eletta contestualmente al referendum che sancì la scelta repubblicana, fu capace di trovare una sintesi di alto valore mentre la dialettica politica si sviluppava tra convergenze e contrasti, anche molto forti.

    Di mattina i costituenti discutevano – e si contrapponevano – sulle misure concrete di governo, nel pomeriggio, insieme, componevano i tasselli della nostra Carta costituzionale. La Costituzione italiana, che ha ispirato e guidato il Paese per tutti questi decenni.

    La Repubblica è uno spartiacque nella nostra storia.

    Non uno Stato che sovrasta i cittadini ma uno Stato che riconosce i diritti inviolabili, la libertà delle persone, le autonomie della comunità.

    La democrazia italiana che muove i suoi primi passi nel dopoguerra è giovane, dinamica, mette radici, dialoga nel mondo.

    Le immagini della firma dei Trattati di Roma, nel 1957, consegnano un successo e un altro momento decisivo, con l’Italia in prima linea nella costruzione della nuova Europa.

    Proprio l’Europa e le relazioni transatlantiche, con il piano Marshall, sono i due pilastri della ricostruzione. L’Unione Europea e l’Alleanza Atlantica hanno coerentemente rappresentato – e costituiscono – le coordinate della nostra azione internazionale.

    Una grande stagione di riforme cambia il profilo dell’Italia. La riforma agraria, il Piano casa, il cui ricordo richiama le difficoltà delle giovani coppie a trovare casa oggi nelle nostre città.

    Gli anni del miracolo economico ci presentano in primo piano i volti degli operai delle fabbriche e di quelli impegnati a realizzare le grandi infrastrutture che modernizzano il Paese.

    Il lavoro come leva fondamentale dello sviluppo. Lo statuto dei lavoratori è stato lo strumento che riconosce e sancisce diritti, dignità e libertà sindacale. Valori che richiamano al pieno rispetto della irrinunziabile sicurezza sul lavoro e all’equità delle retribuzioni.

    Così come l’istituzione del servizio sanitario nazionale, che garantisce universalità e gratuità delle cure, rappresentando un’altra decisiva conquista dello stato sociale, che pone al centro la dignità della persona e l’idea di una piena uguaglianza. Accanto ad esso il sistema previdenziale esteso a tutti. Condizioni da preservare di fronte ai cambiamenti di ogni tempo.

    Fondamentale alla crescita della identità nazionale è stato – e rimane -il contributo della cultura, dell’arte, del cinema, della letteratura, della musica. Il ruolo del servizio pubblico affidato alla Rai, a garanzia del pluralismo, presupposto essenziale di un largo coinvolgimento popolare attorno alle istituzioni della Repubblica.

    Altre immagini, questa volta drammatiche. Le stragi. Il terrorismo. Ricordiamo i volti e i nomi delle vittime. Magistrati, giornalisti, uomini delle istituzioni, esponenti delle forze dell’ordine. E poi tanti, troppi giovani che cadono per mano di ideologie che fanno della violenza il loro unico strumento. Verrà definita la notte della Repubblica.

    Ma l’Italia prevale. Le istituzioni si dimostrano più forti del terrore. E lo sono grazie all’unità delle forze politiche e sociali, capaci di difendere i principi fondativi della Repubblica.

    Anche lo sport ha un posto di grande rilievo nel nostro album. Storie e atleti indimenticabili. I protagonisti delle Olimpiadi di Roma del ’60, nelle quali l’Italia, per prima, introduce la partecipazione paralimpica. Lo sport, dunque, ha contribuito alla crescita del Paese, a regalarci momenti di gioia, di orgoglio, di appartenenza. Così come accade sempre ascoltando risuonare l’inno italiano in una premiazione. Tutto questo si rinnoverà ancora una volta con i giochi di Milano – Cortina.

    La diffusione dello sport, oltre al messaggio di pace, amicizia, inclusione che esprime, è un potente antidoto alla violenza giovanile e alle droghe.

    Il film della memoria scorre. Due volti che non possiamo dimenticare: quelli di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, simboli della legalità e della lunga lotta contro la mafia. Protagonisti anche dopo il loro assassinio: il loro esempio continua a ispirare – non soltanto in Italia – le nuove generazioni e tutti coloro che non si rassegnano alla prepotenza della criminalità.

    Anni di tensioni, di grandi mutamenti che ci hanno accompagnato nel passaggio al nuovo secolo. Al nuovo millennio. I cambiamenti sono profondi: dal linguaggio, agli stili di vita, alla moneta.

    Questi ottanta anni sono come un grande mosaico, il cui significato compiuto riusciamo a cogliere soltanto allontanandoci dalle singole tessere che lo compongono.

    Non vanno ignorate, ovviamente, lacune e contraddizioni ma eravamo una società con un basso livello di istruzione, con alti tassi di emigrazione. Siamo diventati uno dei Paesi più forti nella manifattura e nell’esportazione, capace di esaltare il genio della creatività in tantissimi settori. Siamo apprezzati in tutto il mondo per i nostri stili di vita, per la bellezza dei nostri territori, per i tesori artistici che custodiamo. Per la cultura del cibo e del vino, che diventa patrimonio internazionale.

    L’Italia è un attore di grande rilievo sulla scena internazionale, anche grazie al contributo che i nostri militari hanno dato e danno alla costruzione della sicurezza e della pace. Anche qui un cammino con alti prezzi, a partire dal sacrificio dei nostri aviatori in missione umanitaria a Kindu, in Congo, nel 1961.

    L’Italia della Repubblica è una storia di successo nel mondo. Possiamo e dobbiamo esserne orgogliosi.

    Possiamo perché questa storia è frutto del sacrificio, dell’impegno, della partecipazione di tante generazioni di italiane e italiani. Ognuno ha messo la sua tessera in quel mosaico. In ogni casa, in ogni famiglia c’è una storia da raccontare.

    Spesso diciamo che i principi e i valori che le madri e i padri costituenti ottanta anni fa incisero nella Costituzione vanno vissuti, testimoniati ogni giorno: è questo che li ha fatti diventare realtà nelle scelte quotidiane di ognuno di noi.

    La nostra vera forza, la coesione sociale nella libertà e democrazia, ci ha consentito di fare dell’Italia il grande Paese che è oggi. Le legittime dialettiche tra le varie posizioni hanno contribuito a concrete realizzazioni che hanno cambiato in meglio la vita delle persone. Diritti e doveri sono diventati progressivamente fatti e non sono rimasti astratte affermazioni.

    Riflettere su ciò che insieme abbiamo conquistato è la premessa per poter guardare al futuro con fiducia e con rinnovato impegno comune. La consapevolezza di questa storia può conferirci forza per affrontare con serenità le sfide e le insidie del nostro tempo.

    Vecchie e nuove povertà – che ci sono e vanno contrastate con urgenza – diseguaglianze, ingiustizie, comportamenti che feriscono il bene collettivo come corruzione, infedeltà fiscale, reati ambientali: crepe che rischiano di compromettere proprio quella coesione sociale che consideriamo un bene prezioso di cui disponiamo.

    Un bene che, tuttavia, non è mai acquisito definitivamente. Un bene per cui siamo chiamati a impegnarci, ognuno secondo il suo livello di responsabilità, senza che nessuno possa sentirsi esentato. Perché la Repubblica siamo noi. Ciascuno di noi.

    Abbiamo di fronte problemi vecchi e nuovi, accresciuti dall’incertezza del contesto internazionale che attraversiamo. Entriamo, inoltre, oggi, in un tempo in cui tutto diventa globale e interdipendente, dall’economia, all’ambiente, al clima, alle rivoluzioni tecnologiche che investono le nostre vite, ai rischi delle pandemie, alle reti del terrorismo integralista.

    Ma nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia.

    Desidero ricordarlo a tutti noi e rivolgermi, particolarmente, ai più giovani.

    Qualcuno – che vi giudica senza conoscervi davvero – vi descrive come diffidenti, distaccati, arrabbiati: non rassegnatevi.

    Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro.

    Sentitevi responsabili come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna.

    Auguri!

    Buon 2026!





  • Castellammare del Golfo
    Castellammare del Golfo. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella oggi in visita ai defunti
    Con lui la figlia Laura
    Redazione1 Novembre 2025 - Cronaca
  • Presidente Repubblica Copia Cronaca

    Castellammare del Golfo – Accolto con applausi e sorrisi, anche quest’anno il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella é stato in visita nel cimitero di Castellammare del Golfo, cittá d’origine della famiglia, dove riposano i familiari.

    Strette di mano, saluti e sorrisi dal Presidente Mattarella ai tanti presenti al cimitero oggi 1 ottobre 2025, intorno alle 17, che lo hanno accolto con affetto e familiarità.

    Nella ricorrenza di Tutti i Santi, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha visitato la cappella di famiglia dove, oltre la moglie Marisa Chiazzese, è stata sepolta anche la nipote, Maria Mattarella, segretaria generale della Regione siciliana, morta a 62 anni a causa di una malattia. Maria Mattarella era figlia di Piersanti, ucciso dalla mafia nel 1980 quando era Presidente della Regione Siciliana

    Piersanti Mattarella é sepolto nella cappella principale del cimitero di Castellammare del Golfo, di fronte il padre Bernardo e dove ogni 6 gennaio, nell’anniversario dell’omicidio, si svolge una celebrazione in memoria.





  • Italia
    32° Anniversario: il presidente Mattarella ricorda la Strage di via D’Amelio
    "La strage ha costituito l'apice della strategia terroristica condotta dalla mafia"
    Redazione19 Luglio 2025 - Cronaca
  • mattarella Cronaca

    Roma – Il messaggio del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del 32° anniversario della Strage di via D’Amelio.

    «La tremenda strage di via D’Amelio, 57 giorni dopo l’attentato di Capaci, ha costituito l’apice della strategia terroristica condotta dalla mafia. Con atti spietati di guerra, si voleva piegare lo Stato e sottomettere la società. Le Istituzioni e i cittadini lo hanno impedito. Gli assassini a capo dell’organizzazione criminale sono stati assicurati alla giustizia, il sacrificio di chi ha difeso la legalità e la libertà è divenuto simbolo di probità e di riscatto. Ora il testimone è nelle mani di ciascuno di noi.

    L’anniversario della morte di Paolo Borsellino, e con lui di Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina, è un giorno di memoria e di impegno per la Repubblica.

    Il primo pensiero è rivolto ai familiari dei caduti, al loro infinito dolore, alla dignità con cui, a fronte della disumana violenza mafiosa, hanno saputo trasmettere il senso del bene comune e hanno sostenuto la ricerca di una piena verità sulle circostanze e i mandanti dell’attentato.

    Questa ricerca è stata ostacolata da depistaggi. Il cammino della giustizia ha subito tempi lunghi e questo rappresenta una ferita per la comunità. Il bisogno di verità è insopprimibile in una democrazia e dare ad esso una risposta positiva resta un dovere irrinunciabile.

    Paolo Borsellino, e con lui Giovanni Falcone, hanno inferto con il loro lavoro colpi decisivi alla mafia. Ne hanno disvelato trame e dimostrato debolezze, lasciando un’eredità preziosa, non soltanto per indagini e processi. Hanno insegnato che la mafia si batte anche nella scuola, nella cultura, nella coerenza dei comportamenti, nel rigore delle Istituzioni, nella vita sociale. Questi insegnamenti continuano a segnare il dovere della Repubblica».





  • Italia
    Mattarella all’Altare della Patria: la Repubblica tra pace e identità
    Dal solenne omaggio di Mattarella alle Frecce Tricolori: il 2 giugno a Roma celebra la scelta degli italiani per libertà, democrazia e unità nazionale.
    Redazione2 Giugno 2025 - Attualità
  • ansa 2 giugno 2025 Attualità

    Roma – Ansa – Un Tricolore immenso nel cielo di Roma, disegnato dalle Frecce, e un silenzio carico di significato mentre Sergio Mattarella depone la corona d’alloro all’Altare della Patria. Così sono iniziate, come ogni anno ma con emozione sempre nuova, le celebrazioni del 79° anniversario della Repubblica Italiana.

    Il cuore della Repubblica batte in Piazza Venezia

    La scena, come da tradizione, è potente e solenne. Il presidente della Repubblica arriva scortato dai Corazzieri e accolto dal ministro della Difesa Guido Crosetto. A fianco a lui, la premier Giorgia Meloni, i presidenti di Senato e Camera – Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana – e il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri. Lì, sotto il Vittoriano, anche le più alte cariche militari e civili.

    Dietro le transenne, tanti: cittadini, turisti, famiglie. Si sono messi in fila presto per assistere a quel momento simbolico che dà il via alla parata lungo via dei Fori Imperiali. E quando la Pattuglia Acrobatica Nazionale ha lasciato la sua firma nel cielo, una scia verde, bianca e rossa, il boato di stupore è stato unanime. Non è solo uno spettacolo. È un segno d’identità.

    Mattarella: “Valori scolpiti nella Costituzione”

    Nel suo messaggio ufficiale al Capo di Stato Maggiore della Difesa, Mattarella ha ricordato l’essenza del 2 giugno:

    Settantanove anni fa, gli italiani scelsero la Repubblica. Scelsero la libertà, la democrazia, la pace. E quei valori li abbiamo scritti nella nostra Costituzione. Su quei principi si fondano la nostra comunità civile e l’operato delle istituzioni.

    Parole che risuonano forti, specie in un’epoca dove la pace, come ammonisce il presidente, non può più essere data per scontata. L’omaggio alle Forze Armate è chiaro e sentito: donne e uomini in uniforme che, in Patria e all’estero, difendono non solo i confini, ma “la speranza, il futuro, la dignità delle persone”.

    Meloni: “Essere italiani vuol dire appartenere a qualcosa di grande”

    Sui social, la premier Giorgia Meloni ha affidato ai cittadini un messaggio diretto, patriottico, personale:

    Celebrare l’Italia è onorare chi ha dato la vita per difenderla. Siamo un popolo fiero, capace di rialzarsi dopo le prove più dure. Viva l’Italia!

    Un pensiero che mescola fierezza, memoria e visione. L’identità nazionale, sottolinea la premier, va custodita come si fa con un’eredità preziosa: da trasmettere, difendere, amare.

    La Russa: “Orgoglio e sovranità popolare”

    Anche Ignazio La Russa, presidente del Senato, affida ai social il proprio tributo:

    Il 2 giugno è il giorno in cui celebriamo la sovranità popolare, l’unità della Nazione, il nostro orgoglio di essere italiani.

    Toni simili quelli di Lorenzo Fontana, presidente della Camera, che ha colto l’occasione anche per ricordare la portata storica del voto femminile, con l’elezione di 21 donne all’Assemblea Costituente. Un passo che, sottolinea, ha segnato per sempre il cammino democratico del Paese.

    Crosetto: “Serve una Difesa europea, la pace non è eterna”

    Nel suo messaggio, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha rotto ogni illusione:

    Dobbiamo lasciare l’idea che la pace sia un fatto scontato. Esistono minacce reali, e difendere l’Italia significa anche proteggere chi sogna un futuro più giusto.”

    Un passaggio che richiama la necessità di rafforzare la NATO e costruire un pilastro europeo della Difesa, perché – come sottolinea – la missione delle Forze Armate non è solo militare, ma anche profondamente umana:

    “Difendete non solo i confini, ma le persone. La speranza. La dignità. Lo fate per l’Italia, ma anche per chi vi è vicino: i vostri figli, le vostre famiglie.”

    Una festa che guarda avanti

    Il 2 giugno, per molti, è solo una data sul calendario. Ma oggi, in quella piazza baciata dal sole e nel rombo delle Frecce, ha avuto il suono delle radici che tornano a farsi sentire. Un promemoria, per tutti: la Repubblica è viva se lo siamo noi. Se la ricordiamo, la proteggiamo, la portiamo nel cuore.

    Buona Festa della Repubblica.






  • Nuovo attacco hacker filorusso ai siti italiani: colpiti Intesa e gli aeroporti di Milano
    Il gruppo NoName057(16) rivendica l'azione e attacca il Presidente Mattarella
    Redazione17 Febbraio 2025 - Attualità
  • hacker Attualità

    Milano – Un nuovo attacco hacker di matrice filorussa ha preso di mira infrastrutture critiche italiane, colpendo aeroporti, porti e istituti bancari. Il gruppo NoName057(16), noto per azioni di cyber-attacco legate alla guerra in Ucraina, ha rivendicato l’attacco attraverso canali Telegram, menzionando esplicitamente il Presidente Sergio Mattarella, definito “russofobo”.

    L’attacco ha avuto come bersagli gli aeroporti di Linate e Malpensa, l’Autorità dei trasporti, i porti di Taranto e Trieste e alcuni server di Intesa Sanpaolo. Negli ultimi mesi, azioni simili hanno colpito altre banche e infrastrutture portuali italiane.

    Si tratta di attacchi DDoS (Distributed Denial of Service), che non comportano furti di dati ma generano un massiccio traffico informatico per rallentare o bloccare il funzionamento dei siti colpiti. Nonostante la gravità dell’evento, le difese informatiche hanno contenuto gli effetti, evitando danni ingenti.

    Le autorità italiane sono già al lavoro per contrastare la minaccia: la Polizia Postale ha inviato un’informativa alla procura di Roma, mentre l’Agenzia Nazionale per la Cybersicurezza continua a monitorare e mitigare gli attacchi.

    Questo episodio conferma l’escalation delle attività di cyberwarfare e il crescente rischio per le infrastrutture strategiche italiane.





  • Palermo
    Mattarella visita scuola dopo insulti razzisti a due ragazzi
    "Vivere insieme e dialogare fa crescere", ha detto il Presidente
    Redazione20 Gennaio 2025 - Attualità
  • Mattarella scuola Attualità

    Palermo – Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha visitato la scuola De Amicis-Da Vinci di Palermo, dopo aver appreso che due alunni dell’istituto comprensivo, originari del Ghana e delle Mauritius, nei giorni scorsi avevano subito insulti razzisti davanti a una libreria, a Palermo, dove si erano recati con altri compagni per raccogliere fondi destinati all’acquisto di libri, iniziativa che rientra nel progetto della scuola “Io leggo perché”.

    Mattarella, si è intrattenuto, in particolare con i bambini della scuola di cui fanno parte i due alunni oggetto degli insulti razzisti.

    Tutt’altro che imbarazzati dalla presenza del Presidente della Repubblica (la visita è stata tenuta segreta dalla dirigente scolastica Giovanna Genco), i ragazzi gli hanno rivolto alcune domande, consegnandogli anche dei doni. Sulla lavagna di classe spiccava un grande tricolore. I bambini hanno poi scortato il presidente nell’aula magna dove l’orchestra dei ragazzi delle classi della secondaria ha suonato due brani di Giuseppe Verdi, il coro delle Zingarelle dalla Traviata e il “Va, pensiero” dal Nabucco. “Vivere insieme e dialogare fa crescere. Rivolgo un sentito grazie ai vostri insegnanti. Insegnare è un’impresa difficile, ma esaltante”, ha detto il Presidente ai circa 300 ragazzi al termine dell’incontro.

    Il presidente Sergio Mattarella

    “Vivere insieme e dialogare fa crescere. Rivolgo un sentito grazie ai vostri insegnanti. Insegnare è un’impresa difficile, ma esaltante”, ha detto il Presidente ai circa 300 ragazzi al termine dell’incontro. Il Capo dello Stato nella prima Giornata nazionale del rispetto, ha ricordato che la ricorrenza di oggi celebra la nascita di Willy Monteiro Duarte, il ragazzo brutalmente assassinato nel tentativo di difendere un amico in difficoltà.

    La felicità per la  visita del Capo dello Stato:

    “Il presidente ha incontrato la comunità scolastica e i ragazzi erano felici. Non sapevano della visita e hanno scoperto che l’ospite era speciale quando lo hanno visto”. Lo dice Giovanna Genco, preside della scuola dell’infanzia, elementare e media “De Amicis-Da Vinci”, in via Serradifalco, a Palermo dopo la visita a sorpresa del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

    Mattarella attento e sipaticamente coinvolto

    “Abbiamo parlato di cultura lettura e musica, perché la nostra scuola è a indirizzo musicale. Il presidente ha ascoltato i ragazzi suonare e si è soffermato con una classe. Gli scolari hanno chiesto al presidente – conclude – quali fossero i suoi sogni e che lavoro desiderasse fare da bambino. Lui ha risposto che avrebbe voluto fare il medico ma che nella vita si cambia”.

     





  • Agrigento
    Agrigento Capitale della Cultura. Schifani: «Da qui parte un nuovo cammino, nel segno del dialogo e del confronto»
    Cerimonia d'apertura di Agrigento Capitale italiana della Cultura 2025
    Redazione18 Gennaio 2025 - Politica
  • agrigento1 Politica

    Agrigento – Cerimonia d’apertura di “Agrigento Capitale italiana della Cultura 2025” stamane al Teatro Pirandello, alla presenza del presidente della repubbica Sergio Mattarella, del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, del presidente della Regione Renato Schifani e dell’Ars Gaetano Galvagno. A fare gli onori di casa il sindaco di Agrigento Francesco Miccichè.

    «Agrigento, con l’isola di Lampedusa e i comuni della provincia, ha assunto come ispirazione, riferimento tematico e obiettivo di questo anno la relazione fra l’individuo, il prossimo e la natura, ponendo come fulcro l’accoglienza e la mobilità. Il programma delle iniziative presentato a un pubblico nazionale e internazionale è di grande interesse. Partendo dalla straordinaria eredità culturale del territorio, infatti, valorizza una variegata offerta culturale, nella quale tradizione, intersezioni e contaminazioni culturali consentono di definire una dimensione innovativa che guarda con fiducia allo sviluppo socio-economico che, con fatica ma con determinazione, la Sicilia ha già avviato». È questo uno dei passaggi centrali del saluto del presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, che poi ha aggiunto: «Di assoluto rilievo è il coinvolgimento attivo delle giovani generazioni, in una terra che troppe energie perde ancora a causa dell’emigrazione, affinché la cultura possa rappresentare un caposaldo della crescita personale e dell’intera comunità. Il titolo di Capitale della Cultura, che si è ormai consolidato dopo tante edizioni, offrirà ad Agrigento e all’intera Sicilia l’opportunità di rinsaldare e far conoscere le proprie radici, mostrandole agli italiani e agli stranieri che, siamo certi numerosi, verranno a visitarla».

    «Da Agrigento, mentre nel Mediterraneo inizia a spirare un flebile vento di pace, la Capitale italiana della Cultura darà l’opportunità di far conoscere quell’incrocio di civiltà che è stato e che è – ha sottolineato – grazie alla capacità di comporre le differenze, di metterle a sistema, di ricondurre le antitesi a sintesi proprio attraverso la cultura e la sua bellezza senza tempo».

    «Il governo della Regione – ha continuato il governatore – ha avviato un’azione preparatoria di questo anno particolare promuovendo il concerto natalizio trasmesso dalla Valle dei templi in televisione. Un evento che ha avuto un significativo successo a livello nazionale. Il rilevante sostegno finanziario offerto dalla Regione è giustificato dalla convinzione che questo importante investimento culturale sia una straordinaria opportunità per tutta la Sicilia, così come lo sarà Gibellina prima Capitale italiana dell’Arte contemporanea nel 2026».

    «Proprio partendo dalla consapevolezza di sé, del proprio retaggio storico, dell’immensa eredità culturale ricevuta, del prezioso ecosistema da preservare e tramandare alle future generazioni – ha concluso il presidente Schifani – ci si deve aprire all’altro, alla comunità, alla natura, al confronto, spesso misterioso, con la diversità (culturale, religiosa, etnica), alla natura. Una visione relazionale, di accoglienza, di dialogo che è l’antico retaggio di un’identità plurale condivisa. Noi in Sicilia facciamo così da secoli. Ed Agrigento potrà essere ancora una volta testimonianza ed emblema dalla cultura siciliana ed italiana».






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