• Italia
    Torna a far parlare di se il figlio di Totò Riina con una intervista delirante
    Il presidente Antimafia Sicilia: «Non offenda la nostra terra»
    Redazione19 Settembre 2025 - Cronaca
  • giuseppe riina Cronaca

    Milano – Delirante intervista quella rilasciata a Lo Sperone podcast da Giuseppe Salvatore Riina, il figlio del capo di Cosa nostra, Totò Riina. Dopo aver scontato una condanna a 8 anni per associazione mafiosa, Riina jr. non sembra mostrare segni di ravvedimento o critiche verso la sua famiglia. Anzi, continua a difendere la figura del padre e a promuovere la narrazione di Cosa Nostra come una «vittima di un sistema più grande». «Non ha ucciso il piccolo Di Matteo, è stato arrestato perché dava fastidio». E partono gli applausi

    «Mio padre non ha mai ordinato l’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo. Giovanni Falcone, quando l’hanno ammazzato, non dava più fastidio alla mafia o a Totò Riina, ma ad altri dietro le quinte». E ancora- «L’antimafia è un carrozzone composto da gente che ha bisogno di stare sotto i riflettori e a dimostrarlo sono i casi della giudice Silvana Saguto e dell’imprenditore Antonello Montante, finti e antimafiosi di facciata».

    Ecco cosa ha detto

    Nel corso dell’intervista riferendosi sempre alla figura del padre ha poi ribadito – «Non mai visto compiere un atto di violenza o tornare a casa con una pistola in mano e sporco di sangue, è stato arrestato perché dava fastidio, così come a un certo punto hanno dato fastidio Bernardo Provenzano e Matteo Messina Denaro, perché erano malati e non servivano più in quello stato a quelli che detenevano veramente il denaro della mafia». Lo stesso non ha esitato a lodarlo. «Era un uomo con la U maiuscola. Una persona che ha sempre combattuto il sistema. Un uomo serio e onesto. Non l’ho mai visto compiere un atto di violenza o tornare a casa con una pistola in mano e sporco di sangue. È stato arrestato perché dava fastidio, così come a un certo punto hanno dato fastidio Bernardo Provenzano e Matteo Messina Denaro, perché erano malati e non servivano più in quello stato a quelli che detenevano veramente il denaro della mafia».

    Parlando di sé stesso

    Giuseppe Salvatore Riina si paragona ai bambini che vivono a Gaza «Perché come i piccoli palestinesi, da bambino ho vissuto sempre cose fossi in perenne emergenza. Anche se, quando dovevamo scappare da un rifugio all’altro con papà, per me era come una festa perché conoscevo posti nuovi e gente nuova. D’altra parte non mi è stato mai proibito di uscire di casa. Sono pure nato nella clinica Noto, la più famosa di Palermo, col nome e cognome di mio padre. E tutti lo sapevano».

    Sui magistrati e l’antimafia

    Giuseppe Salvatore Riina sostiene: «Mi chiedono continuamente dove si trova il “tesoro” di mio padre. Io so solo che lo hanno arrestato quando avevo 14 anni e non parlava con me di queste cose. Quando l’hanno preso ero in sala giochi con mio fratello. Negli anni hanno fatto tanti sequestri a mio padre. Se chiedete all’intelligenza artificiale, sommerà almeno un miliardo di euro. Ma io non ne so nulla ed è inutile che me lo continuino a chiedere».

    Nella stessa sala giochi Giuseppe Salvatore Riina si trovava il 23 maggio 1992, «Dove ho saputo della morte di Giovanni Falcone. I pentiti raccontano che lo ha fatto ammazzare mio padre per vendetta. Ma così dicono loro. C’era altra gente dietro. E ad ammazzare Giovanni Falcone, così come il piccolo Giuseppe di Matteo, in pratica è stato solo Giovanni Brusca, che poi è diventato pentito. Non mio padre Totò Riina». «Giovanni Falcone e Paolo Borsellino erano due magistrati che sapevano cosa volevano e volevano lavorare. Nessuno dopo Falcone ha più utilizzato il suo metodo di indagine basato sul “seguire i soldi”»,

    E il futuro?

    Giuseppe Salvatore Riina ha anticipato che presto uscirà un suo secondo libro, dove racconterà vil suo punto di vista sugli ultimi anni del mondo della mafia e dell’antimafia.

    Durissima la replica di Antonello Cracolici, presidente Antimafia Sicilia

    «Non sentivamo il bisogno di ascoltare le opinioni del figlio di Totò Riina, convinto di spiegarci che uomo buono era suo padre. Non offenda la nostra terra. Mi chiedo che tipo di informazione sia quella che cerca di accreditare verità che sono state sconfessate dai tribunali in nome del popolo italiano. Mi chiedo che tipo di informazione sia quella che cerca di accreditare verità che sono state sconfessate dai tribunali in nome del popolo italiano».

     





  • Italia
    Caselli, dietro morte Borsellino non c’è indagine mafia-appalti
    Ex procuratore di Palermo: 'non strumentalizzare tesi'
    Redazione1 Agosto 2025 - Cronaca
  • WhatsApp Image 2025 08 01 at 08.18.55 Cronaca

    Roma – “Non ci sono elementi per dire che la strage via D’Amelio sia collegata all’indagine mafia-appalti e, inoltre, nè prima del mio arrivo alla procura di Palermo nè dopo c’è stata una cattiva gestione di quell’indagine. Ridurre la morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, eroi moderni di epica grandezza, al tentativo di fermare l’inchiesta mafia-appalti significa ridimensionare il loro valore storico. Entrambi, sia Falcone che Borsellino, sono stati uccisi per una vendetta postuma di Cosa nostra che li riteneva i suoi peggiori nemici. In più Borsellino fu fermato per impedire che riferisse ai magistrati di Caltanissetta, qualora mai l’avessero convocato, quanto a sua conoscenza sull’attentato a Falcone”.

    Lo ha detto l’ex procuratore di Palermo Giancarlo Caselli nel corso della sua audizione davanti alla commissione nazionale antimafia nell’ambito delle attività d’indagine svolte sulla strage costata la vita al giudice Borsellino e alla sua scorta.

    “Trovo ingiusto strumentalizzare una tesi a discapito di altre”, ha aggiunto.

    Caselli, che ha retto al Pocura di Palermo dopo le stragi mafiose del ’92 (dal 1993 al 1999), ha anche ricordato i successi dell’azione della magistratura di quegli anni.

    “Dopo la reazione dello Stato seguita agli attentati del ’92 c’è stato il più alto numero di collaborazioni con la giustizia, segno di un cambio di egemonia politica e sociale perché il mafioso si pente quando si fida dello Stato – ha spiegato – non dimentichiamo poi i successi contro l’ala militare di cosa nostra, che ha subito colpi durissimi (come le condanne a 650 ergastoli e centinaia di anni di carcere), e le indagini sul lato oscuro dei rapporti tra pezzi Stato e boss”. Caselli ha rivendicato dunque i meriti e i successi della sua Procura. “Quei magistrati – ha spiegato – hanno diritto a rispetto autentico e spargere fango non è compito della commissione Antimafia”. (fonte Ansa)





  • Partanna
    Rita Atria, testimone calpestata nella memoria
    Qui è sepolta Rita Atria. Testimone di giustizia. Morta suicida a Roma il 26 luglio del 1992
    Rino Giacalone26 Luglio 2025 - Cronaca
  • rita atria 1 Cronaca

    Partanna  – di Rino Giacalone – C’è stata una tomba in Italia dove per circa 20 anni non c’è stato scritto il nome di chi vi è sepolto. C’è la foto, ma il nome non è stato scritto per lungo tempo. Quasi fosse impronunciabile e quindi nessuno deve leggerlo. Siamo nel cimitero di Partanna, Valle del Belìce, provincia di Trapani. Qui è sepolta Rita Atria. Testimone di giustizia. Morta suicida a Roma il 26 luglio del 1992. Una settimana dopo la strage mafiosa di via d’Amelio a Palermo. Qui furono straziati dal tritolo di Cosa nostra il procuratore Paolo Borsellino e i cinque agenti della scorta, Emanuela Loi, Walter Eddie Cosina, Agostino Catalano, Claudio Traina, Vincenzo Li Muli. Rita Atria figlia e sorella di boss di Cosa nostra aveva seguito nel dovere della testimonianza la cognata Piera Aiello.

    Si era affidata al giudice Paolo Borsellino

    Si erano affidati a Paolo Borsellino, Rita era la “picciridda”, appena diciassettenne , che era diventata grande, raccontando a Borsellino, Procuratore della Repubblica a Marsala e poi Procuratore aggiunto a Palermo, quello che aveva appreso ascoltando le conversazioni del padre, Vito, uno potente a Partanna, poi ucciso nella sanguinosa faida degli anni ’90, identica sorte poi toccata a Nicola, il fratello maggiore di Rita, il marito di Piera Aiello. Rita restò sconvolta da quella strage dove aveva perso il suo secondo padre, così considerava Paolo Borsellino, che consapevole aveva accettato quel ruolo per dar forza a quella ragazzina.

    Rita morì ma le sue parole non erano pronunciate a vanvera. La sua testimonianza entrò in diversi processi, dove furono pronunciate pesanti condanne. Svelò gli intrighi del Belìce, la mafia che faceva affari fiancheggiata da certa politica e da alcuni imprenditori. Non ci furono altri motivi se non questi a tenere celato pure in quel cimitero, pieno di morti ammazzati per mano mafiosa e dove sono sepolti pure i boss morti da capi mafia nelle loro case onorate e frequentate dalla migliore borghesia.

    I nomi di questi sono ben stampati, quello di Rita Atria venne scritto in una targa che per iniziativa di Libera venne collocata all’ingresso del cimitero, in attesa che quel nome venisse anche scritto sulla sua tomba. Adesso c’è, ma sono stati necessari anni, tanti anni. Questa storia è la fotografia esatta di una società che dei testimoni di giustizia avrebbe voluto fare a meno. Ed è una foto di oggi, di come l’attuale Governo vuole trattare i testimoni di giustizia.

    Non riconoscendo loro il valore delle loro testimonianze. Forse in quella calda giornata del 26 luglio 1992 la giovanissima Rita ha immaginato la sorte che l’attendeva, e quelle sue poche forze non sono riuscite a sorreggerla moralmente. Noi ancora oggi dobbiamo chiedere perdono a Rita Atria, non le siamo stati vicino abbastanza.

    E lei ha scelto di farsi cadere giù da quella finestra della casa dove il servizio di protezione l’aveva portata, lontano dalla Sicilia e da Partanna. Borsellino moriva in via d’Amelio a Palermo, lei morirà in quella casa in via Amelia a Roma. Scherzo del destino, con i nomi delle vie similari. Rita venne ripudiata dalla madre, come venne ripudiata dai suoi concittadini, troppo picciridda per saper dire le cose, andavano dicendo per sminuire il valore delle sue parole. Affermazioni ripetute dai difensori degli imputati durante i processi.

    La storia di Rita Atria è tutta qui, e non basteranno mai le parole, oggi tante, usate per ricordarla.

    C’è il giallo sul suicidio, ma è solo un giallo, per il quale va riconosciuto il lavoro di chi, come Nadia Furnari e la giornalista Giovanna Cucè, insistono nel dire che ci sono cose che non tornano, un puzzle che manca di alcuni pezzi. Ma giallo a parte, oggi Rita Atria se fosse viva ci racconterebbe quello che da qualche giorno vanno dicendo in giro i suoi “colleghi” testimoni di giustizia. Abbandonati anche alla mercè di quei mafiosi che hanno sete di vendetta.

    Rita non fu solo una testimone di giustizia, lei impersonava la voglia , sottaciuta in alcuni, di cambiamento, le sue parole volevano essere la dimostrazione che era possibile realizzare un mondo fatto di legalità e lealtà, non fu animata dallo spirito di vendetta, ma dalla voglia di cambiare, la voglia di vedere altre donne denunciare e rifiutare la mafia.

    Le parole di Rita

    “Per sconfiggere la mafia – scrisse un giorno Rita – devi sconfiggere quella che tu porti dentro”… lei se ne liberò raccontando ai magistrati tutto quello che sapeva per averlo ascoltato. Rita Atria puntò il dito contro mafiosi e politici che si sedevano con i mafiosi.

    Dobbiamo lavorare e non fermarci per realizzare il sogno di Rita. E dobbiamo farlo facendo i nomi e i cognomi di chi ancora oggi da queste parti in Sicilia ma anche altrove, continua a stringere mani che non dovrebbe stringere, che non rispetta la distanza di sicurezza dalla mafia e peggio ancora c’è chi nelle istituzioni non si preoccupa nemmeno di evitare che ministri stringano mani che non dovrebbero stringere. Dobbiamo insistere anche dinanzi ad un Governo che vuole fermare i magistrati e mettere il bavaglio ai giornalisti. Non ci sono vicende scollegate, il piano oggi messo in atto ha un unico comune denominatore, rimettere indietro gli orologi della storia, applicare quelle regole pensate dal gran maestro della P2 Licio Gelli e sposate dal cavaliere Silvio Berlusconi. E’ quella l’Italia alla quale molti pensano. Tanti di noi sono di parere contrario e si lotta ogni giorno per difendere la nostra Costituzione.

    Salvatore Inguì Libera provinciale

    “Oggi – spesso così ci ricorda Salvatore Inguì coordinatore provinciale di Libera – siamo qui a ricordare a tutti che le mafie ci sono e sono in mezzo a noi, ci sono i mafiosi ed i loro complici che siedono anche nei Palazzi delle Istituzioni, governano le imprese e le economie. In questa provincia di Trapani restano ancora in giro quei lupi che un giorno di settembre del 1988 azzannarono a morte Mauro Rostagno, che hanno preso parte alla pianificazione delle stragi e degli attentati, che hanno festeggiato per la morte di Falcone e Borsellino, alle stragi del 1993, a quella di Pizzolungo del 2 aprile 1985. C’è una politica che resta fatta degli stessi uomini di sempre, quelli che usciti anche
    assolti dalle aule dei Tribunali non abbiamo mai sentito fare mea culpa e che continuano a stringere mani insanguinate. Ci danno fiducia i giovani che invece senza colpe da scontare oggi sono qui nelle terre che portano il Tuo nome per lavorare e togliere i beni ai mafiosi, che partecipano per restituire queste terre alla gente comune, onesta, operosa. Noi ancora oggi saremo a Partanna per fare promesse solenni dinanzi alla tomba di Rita: lavorare per denunciare le contraddizioni irrisolte, le occasioni sprecate, definire il cammino da riprendere, non abbiamo per nulla voglia di abbassare la guardia, chi decide di seguirci sa che non sarà una passeggiata e sa che non ci sono passerelle da attraversare”.

    Il nome di Rita Atria per decenni non è stato scritto sulla sua tomba, ma il suo nome presto venne impresso sui terreni confiscati alla mafia, grazie a quella cooperativa sciale che porta il suo nome e gestisce questi terreni nel Belìce.

    Trentatré anni dopo continuiamo a ricordare non solo oggi ma ogni giorno quella “picciridda”, che con la sua testimonianza ci ha fatto scoprire quanti adulti, di ieri e di oggi, tanti purtroppo, restano incapaci ad essere altrettanto adeguati alle sue parole.





  • Partanna
    Rita Atria, la ragazza che sfidò Cosa Nostra
    Un appuntamento per ricordare una delle storie più forti e simboliche della lotta alla mafia in questa provincia
    Laura Spanò24 Luglio 2025 - Cronaca
  • rita atria mini Cronaca

    Partanna – A 33 anni dalla morte, Rita Atria continua a rappresentare una delle storie più forti e simboliche della lotta alla mafia in questa provincia. Per questo, anche quest’anno, Libera e diverse associazioni hanno organizzato ancora una volta un momento per ricordarla e rinnovare l’impegno contro le mafie e la cultura della sopraffazione.

    A Partanna, sabato 26 luglio, alle 17.30 ci sarà il raduno davanti al cimitero comunale, dove Rita è sepolta. Dopo l’ingresso, alle 17.40, si svolgeranno gli omaggi floreali, seguiti da momenti di riflessione e un omaggio musicale della flautista Verena Pestalozzi. L’iniziativa è organizzata da Libera, Articolo 21, Gens Nova e il Comune di Partanna.

    Un omaggio a Rita per ribadire che la memoria non è un esercizio retorico, ma un impegno che continua. Rita Atria ha pagato con la vita la sua scelta di giustizia. Ricordarla oggi significa restituirle voce, dignità, presenza. E ricordarci che il cambiamento comincia anche da una ragazza di diciassette anni che ha avuto il coraggio di dire no.

    Ma chi era Rita Atria

    Ogni anno, la data del 26 luglio, ci riporta alla mente il tragico destino di Rita Atria, la “picciridda” di Partanna, che, a soli 17 anni, decise di rompere il silenzio omertoso della sua famiglia. Un silenzio che, in quel lontano 1992, si infranse insieme al suo corpo, lanciato dal settimo piano di un palazzo di Roma.

    Rita Atria denunciò e lo fece con il coraggio di chi sapeva di andare contro tutto e tutti: la sua famiglia, le regole del suo paese, la cultura dell’omertà. Lo fece dopo che Cosa nostra uccise il padre Vito e il fratello Nicola, entrambi legati alle famiglie mafiose del Belice.

    Le sue denunce “gravi” trovarono ascolto nel giudice Paolo Borsellino, allora procuratore di Marsala,  che divenne per lei un punto di riferimento. Il suo gesto di ribellione, tuttavia, la isolò ulteriormente. La sua testimonianza portò all’arresto di diversi membri della mafia, inclusi suoi parenti.

    Sapeva che da quel momento in poi non avrebbe avuto più una famiglia, né un luogo sicuro dove rifugiarsi. Così viene trasferita a Roma, sotto protezione, ma a seguirla saranno sempre quel senso di solitudine e abbandono. Era Paolo Borsellino, il suo punto di riferimento, il suo ultimo appiglio di speranza.

    Ma quando anche lui venne ucciso, Rita non resse al dolore. Una settimana dopo la strage di via D’Amelio, il 26 luglio del 1992, si tolse la vita gettandosi dal settimo piano della casa romana dove viveva sotto protezione.

    Rita Atria fu testimone di giustizia, una figura rara e preziosa in un contesto sociale e familiare dove la legge del silenzio regnava sovrana.

     

     





  • Trapani
    Stasera alle 19 alla Casina delle Palme si ricorda il giudice Paolo Borsellino
    Sul palco due due cronisti del quotidiano palermitano L’Ora, Francesco La Licata e Roberto Leone
    Redazione22 Luglio 2025 - Cronaca
  • borsellino 2 Cronaca

    Trapani – Appuntamento oggi, martedì 22 luglio, a Trapani per ricordare la strage di via D’Amelio e Paolo Borsellino. Promosso dalla sottosezione dell’Associazione nazionale magistrati di Trapani, l’incontro vuole essere non solo un momento di commemorazione, ma anche un’occasione per riflettere, interrogarsi e alimentare una memoria attiva e consapevole, lontana dalla retorica e vicina alla verità storica e civile. Alle 19 sul palco della Casina delle Palme due cronisti del quotidiano palermitano L’Ora, il giornale che per primo negli anni Cinquanta, raccontò l’ascesa del potere mafioso in Sicilia: Francesco La Licata, storico esperto di mafia ora editorialista de La Stampa, e Roberto Leone, passato poi a Repubblica e vicesegretario regionale dell’Associazione siciliana della stampa.

    Con le loro voci e memorie, i due giornalisti ricostruiranno il contesto umano e sociale in cui Paolo Borsellino operò, la sua amicizia con Giovanni Falcone, il senso del suo sacrificio, e il peso ancora vivo delle domande senza risposta che quella strage porta con sé. Un dialogo che vuole andare oltre la commemorazione rituale.

    A dare respiro artistico alla serata sarà l’intervento musicale di Giacomo Maria, in arte Karpa Koi, che intreccerà parole e note in una performance pensata per evocare emozioni e rilanciare messaggi di giustizia e impegno. A guidare e moderare gli interventi sarà Giancarlo Caruso, presidente della sottosezione ANM di Trapani.





  • Trapani
    In Piazza Falcone Borsellino a Trapani, la città ha reso omaggio alla memoria dei martiri della resistenza mafiosa
    Tranchida ha lanciato un'iniziativa culturale che partirà dal prossimo settembre
    Redazione20 Luglio 2025 - Cronaca
  • WhatsApp Image 2025 07 20 at 14.21.04 Cronaca

    Trapani –  In quella tragica giornata, persero la vita il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della scorta: Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi, Claudio Traina e Vincenzo Fabio Li Muli. I cinque agenti stavano accompagnando il giudice Borsellino in visita a casa della madre.

    Alla cerimonia erano presenti il Sindaco Giacomo Tranchida, i rappresentanti del Libero Consorzio comunale, della Prefettura, della Procura, della Questura e delle Forze dell’Ordine. Erano presenti anche la rappresentante del CIP, il baby presidente del Consiglio comunale e la capogruppo del Pd a Palazzo Cavarretta.

    In questo momento di doverosa memoria, gli astanti hanno condiviso un messaggio importante: fare memoria non solo nel giorno dell’anniversario, ma anche nei 364 giorni dell’anno.

    Il Sindaco Tranchida ha lanciato un’iniziativa culturale che partirà dal prossimo settembre, con testimonianze di donne, madri, sorelle e figlie delle vittime di mafia, trapanesi e non. “L’iniziativa si ispira all’impegno e alla militanza sociale di Rita Borsellino e Margherita Asta, nonche’ alla coraggiosa azione giornalistica sul sistema dei poteri forti in citta’ di Mauro Rostagno – evidenzia Giacomo Tranchida”

    “A Trapani, tale iniziativa assume un ulteriore messaggio simbolico e d’allerta rispetto a scenari che sembrano ritornare a fare capolino in forme e modalità apparentemente nuove, ma dall’antico sapore – continua Tranchida. Il recente appello di Manfredi Borsellino, che ha denunciato uno Stato “traditore” e compromesso da poteri forti ed occulti che sovente hanno utilizzato la mafia come braccio armato, ci ricorda l’importanza di rimanere vigili e di continuare a lottare contro la mafia in tutte le sue forme – conclude il Sindaco Tranchida”.





  • Palermo
    Borsellino, Schifani: «Verità non più rinviabile. La Sicilia non dimentica»
    Stamattina alla Caserma Lungaro a Palermo, la commemorazione presente il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi e il capo della Polizia Vittorio Pisani
    Redazione19 Luglio 2025 - Cronaca
  • Anniversario Borsellino caserma Lungaro Cronaca

    Palermo -Il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, stamattina alla Caserma Lungaro a Palermo, insieme al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e al capo della Polizia Vittorio Pisani, ha deposto una corona d’alloro in memoria dei caduti del 19 luglio 1992.

    Il ricordo della strage nelle parole del Governatore della Sicilia

    «A trentatré anni dalla strage di via D’Amelio, la Sicilia rende omaggio a Paolo Borsellino e agli agenti della sua scorta – Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina – caduti per difendere lo Stato e la legalità. Il loro sacrificio ci impone di non fermarci. La verità su quella strage non può più essere rinviata. È un dovere morale e istituzionale che lo Stato deve assolvere fino in fondo. Come presidente della Regione rinnovo l’impegno a sostenere ogni passo verso la piena verità, per rispetto delle vittime e per dare giustizia a un’intera comunità che chiede chiarezza, memoria e coraggio».





  • Italia
    Il Ministro della Difesa Crosetto: “Il ricordo di Borsellino e degli agenti caduti, è più vivo che mai”
    "Ci inchiniamo davanti al loro esempio"
    Redazione19 Luglio 2025 - Cronaca
  • Crosetto ministro Cronaca

    Roma  – Anche il ministro della Difesa Guido Crosetto nel giorno del 32° Anniversario, ricorda la Strage di va D’Amelio.

    “A 33 anni dalla strage di Via D’Amelio, il ricordo del Giudice Paolo Borsellino e degli agenti della sua scorta – Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina – è più vivo che mai. Quel barbaro attentato rappresenta una ferita tra le più profonde della nostra storia repubblicana. Ci inchiniamo davanti al loro esempio, a quello di tutte le donne e gli uomini che sono Caduti per servire i più alti ideali di giustizia e di fedeltà alle Istituzioni. La loro eredità è un patrimonio civile e morale che alimenta i valori della nostra convivenza e che ogni servitore dello Stato è chiamato a custodire e valorizzare. Onorare il loro sacrificio con il nostro agire quotidiano è un dovere verso il Paese”.




  • Italia
    32° Anniversario: il presidente Mattarella ricorda la Strage di via D’Amelio
    "La strage ha costituito l'apice della strategia terroristica condotta dalla mafia"
    Redazione19 Luglio 2025 - Cronaca
  • mattarella Cronaca

    Roma – Il messaggio del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del 32° anniversario della Strage di via D’Amelio.

    «La tremenda strage di via D’Amelio, 57 giorni dopo l’attentato di Capaci, ha costituito l’apice della strategia terroristica condotta dalla mafia. Con atti spietati di guerra, si voleva piegare lo Stato e sottomettere la società. Le Istituzioni e i cittadini lo hanno impedito. Gli assassini a capo dell’organizzazione criminale sono stati assicurati alla giustizia, il sacrificio di chi ha difeso la legalità e la libertà è divenuto simbolo di probità e di riscatto. Ora il testimone è nelle mani di ciascuno di noi.

    L’anniversario della morte di Paolo Borsellino, e con lui di Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina, è un giorno di memoria e di impegno per la Repubblica.

    Il primo pensiero è rivolto ai familiari dei caduti, al loro infinito dolore, alla dignità con cui, a fronte della disumana violenza mafiosa, hanno saputo trasmettere il senso del bene comune e hanno sostenuto la ricerca di una piena verità sulle circostanze e i mandanti dell’attentato.

    Questa ricerca è stata ostacolata da depistaggi. Il cammino della giustizia ha subito tempi lunghi e questo rappresenta una ferita per la comunità. Il bisogno di verità è insopprimibile in una democrazia e dare ad esso una risposta positiva resta un dovere irrinunciabile.

    Paolo Borsellino, e con lui Giovanni Falcone, hanno inferto con il loro lavoro colpi decisivi alla mafia. Ne hanno disvelato trame e dimostrato debolezze, lasciando un’eredità preziosa, non soltanto per indagini e processi. Hanno insegnato che la mafia si batte anche nella scuola, nella cultura, nella coerenza dei comportamenti, nel rigore delle Istituzioni, nella vita sociale. Questi insegnamenti continuano a segnare il dovere della Repubblica».





  • Trapani
    Torna “Babbiata summer cup” il torneo di calcetto presso i Campi Sportivi91Cento
    Oggi e domani gli appuntamenti
    Redazione18 Luglio 2025 - Altri Sport
  • calcetto Altri Sport

    Trapani – La “BABBIATA SUMMER CUP” è un evento sportivo giovanile che ormai ha grande seguito a livello territoriale tra i più giovani.

    E’ un momento di svago estivo per la gioventù trapanese che è sempre stata presente ai nostri eventi con grande passione e condivisione.

    “Il nostro cammino ha inizio nel 2022, quando nasce la “Trapani School Summer cup” che, da come la propria denominazione suggerisce, fu un vero e proprio torneo scolastico, che fece grande scalpore poiché il primo evento tra scuole post pandemia covid 19. L’anno seguente dal calcio a 5 ci spostiamo a calcio a 7, cambiando anche appellativo, che resterà invariato fino al giorno d’oggi. Da quel momento il successo della “BABBIATA SUMMER CUP” ebbe un continuo crescendo. Adesso siamo una grande famiglia che continua ad espandersi anno dopo anno con valori che si basano sul rispetto, sportività e divertimento tra ragazzi”

    L’appuntamento quest’anno è per oggi 18 luglio e domani 19 luglio presso i campi sportivi 91Cento. Le partite avranno inizio alle 16:30 e alle 18:00 oggi.

    Domani 19 luglio la fase finale durante la quale avremo la presenza degli attivisti dell’associazione Libera Presidio di Trapani “Gian Giacomo Ciaccio Montalto”. Questo perché riteniamo che collaborare con Associazioni specializzate nella sensibilizzazione di argomenti che ci toccano nel profondo come la lotta alla criminalità organizzata e mafiosa costituisce un punto per noi cruciale.

    Grazie alla presenza di Libera nel pomeriggio del 19 Luglio alle ore 20:00 avremo modo per ricordare le vittime innocenti della strage mafiosa di Palermo in cui morirono il Procuratore Paolo Borsellino e gli agenti della scorta, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cusina, Claudio Traina.







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