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    Processo Mare Monstrum, troncone trapanese. Assolta l’ex senatrice Simona Vicari
    Condanna pesante per l'ex dirigente della Regione Salvatrice Severino
    Redazione28 Aprile 2026 - Cronaca
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  • Simona VicariCronaca

    Trapani – Processo per corruzione Mare Monstrum. Il tribunale di Trapani presidente Cristina Carrara, ha condannato a otto anni l’ex dirigente regionale dell’assessorato alle Infrastrutture e Mobilità, Salvatrice Severino, assolta invece l’ex senatrice Simona Vicari. 

    Si tratta di uno dei processi scaturiti dall’indagine dei carabinieri del comando provinciale di Trapani “Mare Monstrum”, la cosiddetta tangentopoli del mare.

    A Vicari, che è stata anche sottosegretario al ministero della Infrastrutture all’epoca del governo Gentiloni ed è consulente del presidente della Regione Renato Schifani, veniva contestato di avere presentato un emendamento alla Finanziaria 2017 che prevedeva per il collegamento navale veloce, a cosiddetto “corto raggio”, l’Iva al 5%. In questa maniera avrebbe garantito un vantaggio alla Liberty Lines, compagnia di navigazione trapanese della famiglia Morace.

    Ettore Morace avrebbe ricambiato il politico con un Rolex del valore superiore a 5 mila euro per il quale i giudici hanno revocato la confisca contestualmente all’assoluzione. Ettore Morace ha patteggiato per l’accusa di essere stato il corruttore dell’allora sottosegretario.

    La Vicari si era difesa spiegando di averlo sempre considerato un regalo natalizio. Se Morace aveva altre idee, la corruzione sarebbe avvenuta ad insaputa dell’imputata. Quando nel 2017 si seppe dell’inchiesta, Vicari si presentò in procura a Palermo e consegnò l’orologio.

    Pena pesante per Salvatrice Severino, ex dirigente dell’Assessorato regionale ai Trasporti, uno dei personaggi chiave dell’indagine condannata a otto anni. Per l’accusa, Morace “aveva stretto un accordo con Salvatrice Severino per predisporre e confezionare bandi di gara per l’affidamento quinquennale del servizio di collegamento marittimo di pubblico interesse con mezzi veloci tra la Sicilia e le isole minori, secondo modalità che avrebbero favorito gli interessi della compagnia di navigazione”.

    Il bando avrebbe consentito ai Morace, padre e figlio, di guadagnare oltre dieci milioni in più di quanto gliene sarebbero spettati. In cambio la dirigente avrebbe ricevuto in regalo gioielli in oro e brillanti, borse Chanel, viaggi e l’assunzione della figlia alla Ustica Lines (poi divenuta Liberty Lines) con le spese di alloggio pagate dalla compagnia di navigazione. Il giudice ha disposto la vendita all’asta dei beni confiscati. La presidenza della Regione, l’assessorato ai trasporti e il ministero delle Infrastrutture erano costituiti parte civile e saranno risarciti.

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