Cronaca
Campobello di Mazara – Per anni, salvo qualche interruzione causata da arresti o dal timore delle forze dell’ordine Matteo Messina Denaro ha comunicato con la sua famiglia: una corrispondenza fittissima e perfino lo scambio di filmini sulla vita quotidiana in casa girati al boss dalle sorelle Bice e Giovanna al boss.
La scoperta arriva dall’ultima inchiesta della Dda di Palermo che ha chiesto l’arresto delle due donne con l’accusa di mafia. Il gip ha rigettato l’istanza derubricando il reato in procurata inosservanza di pena e sostenendo che, vista la morte del capomafia, le esigenze cautelari sarebbero venute meno.
I pm di Palermo con un lavoro certosino e grazie al ritrovamento di un’enorme mole di lettere nel covo del ricercato hanno ricostruito anni di scambi. Mentre si indaga ancora sulle brusche interruzioni nella corrispondenza probabilmente indotti dalle rivelazioni di qualche talpa. Messina Denaro aveva escogitato due metodi per restare in contatto con i suoi.
Il primo, da lui stesso chiamato dal 2019 «Operazione Condor», dal nome del cane di famiglia, prevedeva uno scambio in presenza di lettere, oggetti e soldi e avveniva almeno due volte l’anno in una campagna di Castelvetrano della famiglia Messina Denaro, nella disponibilità della sorella Rosalia. Il boss si recava personalmente o tramite fedelissimi a prendere lettere o oggetti. «Quando c’è Condor stacca sempre la corrente elettrica, stacca sempre tutto, contatori e pure in mezzo agli alberi. Si, tu continua ad andare tutti i giorni. Te l’ho già detto, se sono telecamere devono avere il buco, o rotondo o rettangolare. Ma comunque sia rompi tutto e staccale da dove sono messe e glie le butti a terra sotto la tettoia, e se dicono qualcosa digli che sei a casa tua e non vuoi cose non tue e gli sottolinei pure che quando rubano però non vedono niente, e allora non hanno motivo per te che stiano là queste cassette».
Così, ha scoperto la Dda di Palermo indagando sui favoreggiatori della latitanza di Matteo Messina Denaro, il boss insegnava alle sorelle Bice e Giovanna a neutralizzare le videocamere degli inquirenti per proteggersi. Il riferimento a Condor riguarda un sistema di smistamento della corrispondenza da lui così denominato. Il boss andava personalmente durante le operazioni Condor a ritirare, previo appuntamento, le lettere o gli oggetti. “E se esagerano chiama il tuo avvocato non so chi è il tuo avvocato, ma se noti che ha paura allora chiama a questo Bernardone, che non penso abbia paura, dato che voleva difendere pure a me! Comunque poi dimmi cosa hai fatto», concludeva.
L’altro, denominato ” Van Gogh» o «altra via», consisteva in un classico scambio di missive inviate via posta ordinaria dal latitante a casa di Giovanna Messina Denaro.
L’abitazione era-scrivono gli inquirenti – ” una vera e propria centrale operativa all’interno della quale, una volta ricevute le lettere del latitante, le sorelle Giovanna, Bice e Rosalia si coordinavano per eseguirne le direttive». La lettura dei pizzini avveniva nel bagno. Il sistema è stato scoperto dalla polizia mentre gli invii erano ancora in corso e fu però improvvisamente interrotto dal capomafia. Le lettere venivano spedite con l’indicazione di mittenti di comodo, con frequenza più o meno fissa, attese da Giovanna nella sua abitazione di via Piave, ad eccezione dell’ultima che fu inviata a casa della sorella Bice e conteneva la comunicazione del latitante della necessaria
interruzione dell’intero flusso comunicativo.
Nell’abitazione venivano inoltre registrati filmati con una telecamera usata da Giovanna Messina Denaro per aggiornare il fratello sulle condizioni di salute della madre, sulle vicende relative ai familiari detenuti e sui rapporti con la figlia Lorenza Alagna. I filmati, trasferiti poi in mini Dvd, venivano inviati al latitante molto probabilmente con le «operazioni Condor». (Fonte Ansa)