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    Porto, saline e Unesco, si allarga la divisione
    Otto tra associazioni e aziende scrivono all'Autorità Portuale, alla Camera di Commercio e al sindaco Tranchida. C'è paura per il riconoscimento di area protetta anche per il bacino portuale
    Rino Giacalone28 Aprile 2026 - Economia
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  • porto tp giustoEconomia

    Trapani – di Rino Giacalone – Il fronte del porto torna ad alzare la voce sulla questione della candidatura della riserva delle Saline ad area MAB UNESCO. La questione è in campo dall’anno scorso, avvicinandosi al traguardo finale, con l’ultima parola che spetta al ministero dell’Ambiente, c’è stata una riperimetrazione dell’area tale da comprendere anche la zona portuale. Vicenda che impensierisce parecchio aziende e imprese che vivono con l’attività portuale, preoccupate dell’imposizione di vincoli che potrebbero mettere in forze l’esercizio delle attività e anche l’agognato sviluppo del bacino portuale, diretto e indotto.

    Niente sereno solo nubi all’orizzonte

    Quando sembrava che tra le parti, Camera di Commercio che ha proposto la candidatura assieme al Wwf che gestisce la riserva, e operatori portuali, fosse tornato il sereno, ecco che viene fuori una lettera indirizzata un paio di giorni addietro all’Autorità Portuale di Sistema della Sicilia Occidentale, firmata da associazioni imprenditoriali e società, otto firme in tutto, con la quale si evidenzia come “il sistema portuale sia esposto a un rischio concreto, immediato e non trascurabile, tale da incidere negativamente e definitivamente sulle prospettive di sviluppo, sulla capacità competitiva e sul ruolo strategico del porto di Trapani”. Una analisi che incrina tutto quello che finora è stato fatto per ottenere il riconoscimento Unesco. Non sono sufficienti le garanzie e assicurazioni fornite, circa l’assenza di ulteriori vincoli, non convincono gli esempi indicati, come laddove è stato ottenuto il riconoscimento Unesco al contrario di quanto si sostiene c’è stato semmai un aggiungersi di attività logistiche. Assiterminal, Assilogistica, Ancip, Cat, Soluzioni e Servizi Ambientali, Ima, Riccardo Sanges & C, Sikania Shipping, firmatari della nota inviata oltre che alla Camera di Commercio anche a Capitaneria e Comune di Trapani rimarcano come “tali affermazioni, pur rilevanti sul piano politico e comunicativo, non risultano allo stato supportate da atti giuridicamente vincolanti né da elementi tecnici idonei a escludere effetti indiretti sulle procedure amministrative e pianificatorie. Il nostro – scrivono – non è un approccio polemico ma fermamente orientato alla tutela degli interessi legittimi dell’economia portuale e dei numerosissimi livelli occupazionali ad essa direttamente e indirettamente connessi”.

    Il porto la principale infrastruttura economica

    Il porto di Trapani non c’è dubbio che rappresenta la principale infrastruttura economica e la più rilevante realtà industriale del capoluogo e della provincia, “ma il programma MAB (Man and the Biosphere) non introduce, in via diretta, nuovi vincoli giuridici, esso si configura quale strumento di soft law internazionale, come tale idoneo a produrre effetti indiretti rilevanti nei procedimenti, tanto che nelle Linee Guida si specifica che il fulcro di una Riserva della Biosfera è la sua visione etico-civile-culturale piuttosto che commerciale”. E’ sul “piuttosto” che quindi si determina lo “scontro”. “L’affermazione secondo cui non vi sarebbero vincoli aggiuntivi – si legge nella nota – risulta vera solo in astratto, risultando invero certo che ogni iniziativa sarebbe sempre soggetta ad un giudizio di compatibilità rispetto al Programma MAB, e pertanto frustrata”.

    La preoccupazione

    C’è forte preoccupazione per l’esecuzione effettiva di tutti i progetti stesi da tempo sul tavolo del confronto per il rilancio del porto, dragaggi, Water Front, banchine e altro. “L’inclusione nel perimetro MAB – si legge ancora nella nota – è suscettibile di incidere in modo concreto su interventi strategici e indispensabili per la sopravvivenza dello scalo marittimo esposti a un sensibile aggravamento dei procedimenti autorizzativi…l’eventuale riconoscimento MAB è idoneo determinare un significativo innalzamento del livello di attenzione su profili particolarmente sensibili, quali l’inquinamento acustico, le emissioni atmosferiche е, più in generale, l’impatto delle attività portuali sulle aree residenziali e turistiche circostanti. Ne consegue un concreto e non trascurabile incremento del rischio che, nelle future procedure amministrative e autorizzative, vengano introdotte prescrizioni tecniche più stringenti. Tali effetti colpiscono direttamente la capacità operativa del sistema portuale, la cui competitività si fonda su rapidità, certezza dei tempi e prevedibilità delle decisioni. In un contesto caratterizzato da forte concorrenza tra scali, anche minimi ritardi o margini di incertezza risultano idonei a produrre conseguenze immediate e rilevanti, quali la perdita di traffici, il disincentivo agli investimenti e il progressivo indebolimento del ruolo del porto nei circuiti logistici e commerciali di riferimento. Il nuovo piano di gestione del porto, alla luce dell’eventuale inserimento del porto all’interno del sito MAB UNESCO, pur non essendo formalmente dotato di efficacia vincolante, è di fatto destinato ad assumere un ruolo determinante nei processi decisionali pubblici”. “Tale dinamica – proseguono – può evolvere fino a determinare una vera e propria compressione delle prospettive di sviluppo infrastrutturale e operativo del porto, anche in assenza di nuovi vincoli normativi formalmente introdotti, incidendo di fatto  sulle possibilità di crescita e competitività dello scalo”.

    I proponenti la candidatura Unesco

    E se i proponenti della candidatura Unesco sostengono che i precedenti non hanno prodotto criticità, i firmatari della nota sostengono che per Trapani non sarà così: “Non esistono precedenti consolidati, nel contesto nazionale, relativi all’inserimento organico di un porto commerciale di interesse nazionale all’interno di una Riserva MAB”.

    C’è un altro aspetto sollevato.

    Quello che in forse finirebbero anche gli investimenti legati al parco eolico offshore che dovrebbe essere realizzato al largo delle Egadi: “L’eventuale inserimento del porto di Trapani all’interno del sito MAB UNESCO è suscettibile di determinare effetti fortemente pregiudizievoli a danno di questo intervento di rilevanza strategica, connesso agli obiettivi nazionali di sicurezza energetica e di transizione ecologica, per l’introduzione di ulteriori elementi di incertezza autorizzativa e di possibile irrigidimento delle valutazioni ambientali. Le ricadute sul territorio sarebbero di assoluta rilevanza, si determinerebbe, infatti, la perdita di un’opportunità concreta di sviluppo industriale e occupazionale, stimabile in centinaia – se non migliaia – di posti di lavoro diretti e indiretti, con conseguenze difficilmente recuperabili nel medio-lungo periodo”.

    Insomma “non c’è nessuno capace di escludere che il porto di Trapani perda, o veda svilita, la propria natura di risorsa produttiva e commerciale, divenendo, di fatto, un territorio in cui l’obiettivo primario divenga la conservazione delle risorse genetiche, delle specie, degli ecosistemi e dei paesaggi”.

    Dario Genovese nel comitato di gestione autorità Portuale di Sistema della Sicilia Occ.

    Intanto l’avvocato Dario Genovese è stato indicato dal Comune di Trapani nel comitato di gestione dell’autorità Portuale di Sistema della Sicilia Occidentale. E’ stato nominato vice presidente, affiancando così la presidente onorevole Annalisa Tardino. Si trova quindi già una patata bollente tra le mani. La sua nomina risulta una scelta apprezzata dagli operatori portuali che gli riconoscono buone capacità professionali. Esperto di Diritto Marittimo e come ha tenuto a sottolineare lui stesso , possiede importanti tradizioni familiari nell’ambito portuale. L’avv. Genovese, candidato nelle amministrative del 2023 nella lista Pd, ha evidenziato subito la sua vicinanza al comparto del mare: “Tra questi moli – ha scritto – ci sono cresciuto, conosco bene il sacrificio ed il rispetto che il mare richiede”. Uno sguardo ovviamente sul futuro: “I porti della Sicilia – ha proseguito – devono tornare ad essere i protagonisti del Mediterraneo. Lo sviluppo del traffico commerciale e turistico deve essere l’unica direzione verso la quale tutti i players coinvolti devono guardare”.

    A complimentarsi per la nomina è stato il deputato regionale Pd, Dario Safina: “I porti sono una risorsa fondamentale per crescita, lavoro e turismo. Per questo servono persone capaci e concrete, e Dario ha tutte le qualità per fare bene”.

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