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    I Misteri di Erice: una tradizione che attraversa i secoli
    Questa straordinaria tradizione affonda le sue radici nel passato
    Roberto Valenti23 Marzo 2026 - Attualità
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    Erice – Anche quest’anno la settimana Santa in provincia di Trapani si presenta con tantissimi appuntamenti importanti per fede, devozione e partecipazione popolare. Tra le processioni del venerdì santo meritano un focus particolare i Misteri di Erice.
    Come quelli di Trapani, anche quelli ericini sono delle statue in legno, tela e colla che rappresentano alcuni tratti salienti della passione di Gesù Cristo. In particolare sono quattro i gruppi scultorei della processione (Gesù nell’orto dei Getsemani, La flagellazione, La coronazione di spine, L’ascesa al Calvario) e tre i simulacri (La crocifissione, Gesù nell’urna e l’Addolorata).

    Questa straordinaria tradizione affonda le sue radici nel passato: siamo nel medioevo, quando degli appartenenti alla Compagnia della Mortificazione, durante la settimana santa, andavano per le vie del paese flagellandosi e rievocando la passione di Cristo.
    Delle pratiche cruenti che impersonificavano con dolore e sacrificio, una sorta di drammatizzazione pubblica delle scene della passione.
    Dopo il Concilio di Trento e la Controriforma, oltre alle successive influenze dovute alla dominazione spagnola della Sicilia, ci fu una graduale sostituzione di queste mortificazioni corporali con le processioni di devoti che portavano in spalla le rappresentazioni scultoree che ancora oggi conosciamo.
    Le abili maestranze trapanesi (come avvenne per la città capoluogo) anche a Erice costruirono i cosiddetti “Misteri”, affidati un tempo, come avviene ancora oggi a Trapani, a Ceti appartenenti a delle Maestranze. A Erice non sono più le maestranze di un tempo a “gestire” i gruppi scultorei, ma la stessa comunità ericina, fatta di giovani volenterosi e cittadini attivi, guidati dal parroco, dalla comunità parrocchiale e dal relativo comitato.

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    Una curiosità che racconta l’evoluzione storica e sociale della processione, riguarda il simulacro della madonna Addolorata. Abbiamo chiesto ad un giovane ericino, lo storico dell’arte Tommaso La Sala, di raccontarci le modifiche apportate nel tempo alla statua della madonna che ancora oggi viene portata in processione: “Il simulacro, il più antico della processione, era in origine una “Pietà” che teneva tra le braccia il Figlio morto (sulla scia dell’iconografia medievale e della celebre opera michelangiolesca). Dopo il Concilio di Trento, la statua fu modificata per adattarsi alla nuova iconografia dell’Addolorata, Madre della speranza che esprime un dolore mesto e composto. Il Cristo fu rimosso, la statua venne riadattata nella gestualità o nella posizione delle mani, ma la Madonna di Erice conserva ancora oggi un segreto: a differenza di quella trapanese, la Vergine è seduta, proprio perché originariamente concepita per accogliere il corpo del Figlio. Un legame con l’antica Compagnia della Pietà (istituita nel 1580), oggi non più esistente, che curava i riti del Venerdì Santo ericino”. Tommaso, con altri volenterosi e appassionati giovani ericini, porta ancora avanti questa meravigliosa tradizione.

    Per seguire tutti i momenti della settimana santa di Erice e tutte le iniziative ad essa collegate come le “scinnute”, potete informarvi su tutti gli eventi sul sito www.lamontagnadelsignore.it e la pagina Facebook ufficiale del Real Duomo di Erice.

     

     

     

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