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    Finisce in manette Gianluca Alfieri, il giovane coinvolto nello scandalo per crediti d’imposta inesistenti ceduti al Trapani e al Brescia
    Alfieri è rimasto coinvolto in un blitz antidroga
    Redazione6 Maggio 2026 - Cronaca
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  • Gianluca AlfieriCronaca

    Avellino – (fonte Corriere della Sera autore Michele Della Rocca) –Un blitz antidroga tra Salerno e Avellino, questa mattina, 6 maggio. Per smantellare un gruppo che gestiva il narcotraffico a cavallo delle due province. Otto gli arrestati. E tra loro un nome che porta direttamente a uno scandalo nel calcio, il penultimo prima dell’inchiesta sugli arbitri. In manette è finito Gianluca Alfieri, 25 anni, di Serino, piena provincia irpina.  Balzato alle cronache nazionali e giudiziarie perché amministratore unico del gruppo Alfieri svp, con sede in via Montenapoleone a Milano. 

    La società, capace di movimentare milioni nonostante non avesse neanche un dipendente,  dalla quale il Brescia e il Trapani hanno acquistato crediti di imposta per pagare i contributi previdenziali. Operazioni più che dubbie per la Procura di Brescia, che lo scorso anno aprì una inchiesta. Mentre, sul fronte sportivo, questa situazione ha portato a penalizzazioni che hanno causato retrocessioni o fallimenti, come nel caso del club presieduto da Cellino.

    All’interno del gruppo dedito al narcotraffico, Alfieri aveva un ruolo ben definito. Si sarebbe occupato della situazione contabile, in particolare dei crediti vantati dall’associazione criminale nei confronti degli acquirenti. I proventi di queste operazione erano conservati dal giovane nella propria abitazione. In sostanza, anche nel commercio di droga avrebbe svolto un ruolo prettamente finanziario.

    Come nel caso dei crediti di imposta venduti a società calcistica. Dove, a Brescia, è già iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di autoriciclaggio. Alfieri, difeso dall’avvocato Generoso Pagliarulo, che ha la terza media e vive con i genitori, è anche amministratore di un’altra società: la Stellato srl. Che ha sede nello stesso palazzo milanese del gruppo Alfieri, nonostante il portiere dello stabile non l’abbia mai visto, costituita con atto notarile ad Avellino e con un capitale è di 700mila euro. Ma risulta inattiva.

    Proprio nello stesso studio notarile del capoluogo irpino, i militari del nucleo economico -finanziario delle fiamme gialle, nei mesi scorsi si erano recati per acquisire documenti relativi alla costituzione delle società guidate da Alfieri, in relazione alla vicenda che ha visto coinvolte le squadre di calcio. 

    Il Brescia avrebbe pagato circa 1,5 milioni di euro al Gruppo Alfieri in cambio di 2 milioni di crediti fiscali per saldare le tasse, mentre il Trapani ha versato alla società del 25enne irpino, 267mila euro. Secondo le indagini, effettuate dagli uomini della guardia di finanza, i bonifici effettuati dalle due società, sarebbero stati dirottati su conti collegati a società di criptovalute. Ma i soldi versati non sarebbero però confluiti subito all’estero. Ci sarebbero stati dei precedenti passaggi.

    A sostenere questa ipotesi, anche Valerio Antonini, presidente del Trapani. Che, tramite il suo avvocato, si era accorto che gli F24 usati per versare i soldi per i crediti d’imposta, erano intestati non al gruppo Alfieri, ma ad altre due società: la prima è una società di costruzioni edili, che ha come amministratore unico un cittadino cinese, mentre la seconda una srl di San Giorgio Cremano, nel Napoletano, che si occupa di assistenza fiscale. Il gruppo Alfieri, invece,  avrebbe riposto nei cassetti fiscali del Brescia e del Trapani crediti inesistenti tramite queste due società e altre tre.

    Alla società siciliana, il gruppo Alfieri era stato presentato, tramite il proprio commercialista di fiducia, da una società che si occupa di consulenza del risparmio con sede a Roma. Questa società avrebbe garantito la credibilità del gruppo Alfieri. Per la sua intermediazione, poi, avrebbe incassato 23mila euro dal Trapani.

    Ma chi interloquiva a nome del gruppo milanese sulle procedure di versamento da effettuare per i crediti d’imposta? Non certo il 25enne di Serino. Il referente unico sarebbero stato un advisor e mediatore di Acerra. Intanto i soldi versati da Brescia e Trapani, da una prima ricostruzione effettuata dalle fiamme gialle sarebbero finiti su un conto corrente di una società con sede a Cipro, fondata da un russo insieme a tre connazionali.

    Oltre all’inchiesta condotta dalla Procura di BresciaAlfieri, avrebbe ricevuto nei giorni scorsi, in qualità di amministratore del gruppo con sede in via Montenapoleone, insieme all’amministratrice di una società di consulenza di risparmio di Roma, e a un 30enne irpino, amministratore di due srl, un avviso di conclusione delle indagini dalla Procura di Milano per un’inchiesta legata alla cessione di crediti di imposta ritenuti inesistenti. Stavolta nella ragnatela del gruppo con sede in via Montenapoleone. non sarebbe però finita nessuna società calcistica.

    Bensì, il gruppo Alfieri avrebbe ottenuto da una società specializzata in realizzazione impianti elettrici civili ed industriali di Parma, crediti inesistenti per 26 mila euro, che sarebbero stati versati con due bonifici a una srl amministrata da un 30enne residente in un comune irpino. Stessa sorte sarebbe toccata, secondo gli inquirenti a una società torinese di prodotti elettronici, da cui, tramite la stipula di un contratto di cessione dei crediti, il gruppo Alfieri avrebbe ricevuto 98mila euro. E gli intrecci, pare, non sono neanche finiti qui.

     

     

     

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