Cronaca
Petrosino – Per il blitz antimafia dei carabinieri a Petrosino ci sono altre due misure cautelari. I provvedimenti sono stati eseguiti stamane dai carabinieri del comando provinciale di Trapani e le misure sono state disposte dal Gip. I provvedimenti riguardano due persone di Marsala, una delle quali in atto già detenuta. La Procura minorile contesta la partecipazione al gruppo armato dello spaccio, oltre 1,3 chili di cocaina, 130 grammi di crack e la disponibilità di almeno tre armi.
Per la Procura dei Minori di Palermo, i due che all’epoca dei fatti erano minorenni, non si tratterebbe di semplici corrieri utilizzati per qualche consegna, ma di persone funzionalmente inserite nella struttura criminale: presenti nella piazza di spaccio, in contatto con chi rifornisce la droga, incaricate di vendere e consegnare quotidianamente gli incassi. E con la disponibilità di armi.
I reati contestati, a vario titolo, sono: detenzione di sostanze stupefacenti destinate allo spaccio, partecipazione all’associazione armata attiva nel territorio di Petrosino e finalizzata al traffico di droga, la detenzione illegale e il porto in luogo pubblico di diverse armi da fuoco.
Per la Procura minorile, uno dei destinatari opera come pusher, mantiene i contatti con il promotore del gruppo, riceve la sostanza da rivendere e gli consegna i guadagni dell’attività illecita svolta quotidianamente. Una struttura con ruoli, rifornimenti e passaggi di denaro. Un’organizzazione che tratta lo spaccio come un’attività ordinaria, con presenze quotidiane, incarichi e rendicontazione degli incassi.
Ai due contestata anche la detenzione illegale e il porto in luogo pubblico di almeno due armi comuni da sparo e di un fucile monocanna calibro 24 con la matricola abrasa. Le armi servono anche ad agevolare l’associazione mafiosa. L’ordinanza del filone principale distingue la famiglia mafiosa che fa capo a Marco Buffa dal gruppo armato dedito allo spaccio, individuando in Antonino Maltese l’elemento di collegamento tra le due strutture.
Il gruppo della droga, secondo la ricostruzione giudiziaria, dispone delle armi anche per affrontare i contrasti con altre organizzazioni interessate alle piazze di spaccio di Petrosino.
Ai due indagati non viene genericamente attribuita l’appartenenza alla famiglia mafiosa, ma la partecipazione all’associazione armata del narcotraffico e, per le condotte relative alle armi, la finalità di agevolare Cosa nostra.Per tutti gli indagati vale la presunzione di non colpevolezza fino a una sentenza definitiva.