Cronaca
Messina – Per il devastante incendio del palazzo della Camera di Commercio, ci sono tre indagati. Sono: Antonino Ponzini, titolare dell’impresa che si occupava dei lavori all’impianto di climatizzazione, Giovanni Lazzari, direttore dei lavori e Angelo Di Carlo, responsabile della sicurezza della camera di commercio. Sono accusati di disastro colposo e rimozione ed omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro. Gli inquirenti vogliono accertare un eventuale collegamento tra il rogo e i lavori di ammodernamento del Salone della Borsa e dell’impianto di condizionamento.
Ma intanto l’intero palazzo è stato posto sotto sequestro preventivo. In un primo momento i sigilli avevano interessato solo la copertura e il terzo piano, quindi l’area devastata dall’incendio di giovedì. Dopo ulteriori accertamenti tecnici sulla stabilità complessiva dell’edificio e sulle condizioni di sicurezza, gli inquirenti hanno deciso di bloccare l’accesso a tutta la struttura di piazza Cavallotti.
Le indagini sono afffidate al Pm Roberta La Speme sotto il coordinamento del procuratore capo Antonio D’Amato, ed effettuate dalla Squadra Mobile continuano ad ascoltare persone informate sui fatti per ricostruire con esattezza l’origine del rogo. La Polizia Scientifica ha effettuato i rilievi all’interno dello stabile storico.
Al centro delle verifiche: la presenza di maestranze sul tetto nelle ore precedenti all’innesco delle fiamme. Non si tratterebbe dell’impresa incaricata dei lavori all’impianto di climatizzazione del salone della Borsa – opera finanziata dal Mimit e già ultimata a ottobre –, ma di interventi eseguiti a seguito delle abbondanti piogge dei giorni scorsi. Le infiltrazioni d’acqua venute fuori all’ultimo piano avrebbero spinto a lavori di tamponamento della copertura.
Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori la possibilità che alcuni operai stessero posando una guaina isolante tra la struttura in legno e il tetto utilizzando un cannello a gas. Il forte calore sprigionato durante l’applicazione potrebbe aver generato una combustione cova, capace di originare l’incendio anche a distanza di ore dal termine dei lavori e dopo che i lavoratori avevano abbandonato il cantiere. Gli accertamenti dovranno fare piena luce sulle eventuali responsabilità.