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    Omicidio Francesco Ancona. Circe e Medea assieme
    Rino Giacalone7 Novembre 2026 - Cronaca
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    Castellammare del Golfo – di Rino Giacalone (Fonte La Sicilia) – Giovanna Navarra, 76 anni, e i suoi segreti dietro la porta di una casa nemmeno troppo ben messa, dalle parti della cosiddetta “testa della corsa”, un crocevia di strade del centro storico del paese, chiamate così perché qui ad agosto di ogni anno e da un secolo all’altro, si concentra il fulcro degli eventi religiosi dedicati alla patrona, la Madonna del Soccorso. Qui abita con Antonino, 55 anni, l’unico figlio maschio avuto dal matrimonio con Francesco Ancona, dal quale sono nate anche Maria e Giusi. Inutile bussare, non apre nessuno. E’ ipovedente e fa fatica oggi a muoversi, ma dietro quella donna avanti negli anni con i suoi acciacchi, secondo chi indaga sulla morte risalente a 40 anni addietro del marito, si nasconde una persona capace di ordinare delitti, fredda e manipolatrice.

    E’ indagata per aver fatto uccidere, quando aveva poco più di trent’anni, il marito, più grande di lei di una decina d’anni, diventato il terzo incomodo nella relazione extraconiugale con un calabrese, Domenico Scarfò, oggi 71enne, indagato anche lui, esecutore del delitto. La morte di Ancona per 40 anni è passata come suicidio. Fino a quando Giovanna sicura di averla fatta franca si è lasciata andare…ad una risatina con chi le chiedeva se davvero avesse fatto uccidere il marito. La perizia medico legale e le indagini della Squadra Mobile di Pavia e dello Sco alla fine hanno messo in linea le prove. Un cold case.

    La coppia ancona viveva a Mortara, nel pavese, in Lombardia, lì abita ancora il calabrese Scarfò. I due uomini operai, lei dipendente dell’amministrazione penitenziaria, lavorava nel carcere di Milano. Un altro tassello che si aggiunge ad un mosaico dove dietro al volto di questa donna, emerge un progetto criminale sempre più inquietante. Nel 1987 avrebbe organizzato il finto suicidio del marito, qualche anno dopo i carabinieri di Mortara la sorpresero a litigare con una sua figlia, mentre le metteva le mani al collo, nel 2023 la Squadra Mobile di Trapani scopre che stava organizzando l’omicidio di suo figlio, che ieri come oggi continua a convivere sotto lo stesso tetto con la madre. Non ha voluto nemmeno ascoltare le sorelle, rimaste ad abitare nel pavese, non hanno seguito la madre e il fratello tornati a Castellammare a metà degli anni ’90, che pare lo abbiano implorato ad allontanarsi dalla loro mamma.

    “Burbera mai – dice una vicina – ma non l’abbiamo mai vista come una vedova distrutta dal dolore, una donna con il suo caratterino. Quando nel 1988 da Mortara fece portare a Castellammare la bara con i resti del marito, per seppellirlo nel cimitero del paese, fece fermare il carro funebre davanti casa sua, impedendo ai vicini di potersi muovere, non volle sentire ragioni, andò a pranzo in un locale e poi tornò per prendere la via del cimitero”. La sua vita qui a Castellammare in una casa che è malandata fuori ma anche dentro.

    “Quante volte le abbiamo chiesto perché non la sistema . ci raccontano – lei ha sempre risposto attribuendo la colpa al figlio, che non vuole spendere i soldi. Hanno un’altra casa, al mare, ad Alcamo Marina, ma non ci va lì nessuno da anni”. Lei racconta del figlio che la maltratta, Antonino è anche finito indagato per questo, ma è uscito prosciolto. Donna capace di cambiare la realtà. Le intercettazioni hanno raccolto dei dialoghi, con una conoscente, implorata da lei a non dire a nessuno di sapere quello che subiva dal figlio, “se lui capisce che tu sai che mi tratta male … mi ammazza”. L’amica la invitava a denunciarlo, lei rispondeva fredda, “non ti preoccupare che ci sarà qualcuno che penserà a lui …”.

    Quel qualcuno era il conoscente che fece finta di darle ragione, a lui Giovanna Navarra venne sentita suggerire come uccidere il figlio, “mettilo sotto”. Quello che gli investigatori ascoltano da dentro quella casa è altro, è lei che angustia il figlio e questo talvolta reagisce, offendendola, le dà della puttana, altre volte subisce, pur di avere i soldi che prende dalla madre per tirare a campare.

    In paese si è sempre rincorsa la voce che lei aveva fatto uccidere il marito. Un giorno glielo chiese anche l’uomo al quale si era rivolta per far uccidere il figlio (progetto rimasto solo intenzionale, per il giudice l’intenzione non è reato ma processualmente la vicenda si chiuse solo con l’applicazione di un anno di sorveglianza per pericolosità sociale): “però, Giovanna …a me lo puoi dire che lo hai ucciso?”. Lei rispose dapprima dicendo “ciao” come a volerlo allontanare, per troncare quel discorso. Lui insiste, tenendo tra le mani la foto del marito che era posata su di un mobile. La provoca, “non era tanto faccia d’angelo questo”, lei risponde ricordando che a Castellammare faceva il pastore, e alle domande incalzanti su quello che è davvero accaduto, offre in risposta una “risata beffarda”, quel sorriso, scrivono gli investigatori nella loro informativa, di chi pare voleva dire hai capito bene! (Foto by TrapaniOggi)

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