Economia
Favignana – Nel mirino il nuovo complesso previsto a Lido Burrone, dove dovrebbero sorgere 12-14 appartamenti fronte mare. La storica ambientalista denuncia il rischio di uno sviluppo urbanistico incontrollato e di un progressivo allontanamento dei residenti.
«Favignana è ancora un’isola?». È una domanda che pesa come un macigno quella lanciata da Maria Guccione, da sempre in prima linea nelle battaglie per la tutela ambientale e paesaggistica delle Egadi. Una voce storica dell’ambientalismo isolano che torna a far sentire la propria protesta contro quella che considera una progressiva e inarrestabile aggressione al territorio.
Al centro dell’ultima denuncia c’è un nuovo intervento edilizio previsto a Lido Burrone, dove dovrebbe sorgere un complesso composto da 12-14 appartamenti fronte mare. Un progetto che riaccende il dibattito sul futuro urbanistico dell’isola e sulla sostenibilità di un modello di sviluppo sempre più orientato al mercato turistico.
La preoccupazione di Guccione nasce anche dalla delicata situazione degli strumenti urbanistici. Dopo la bocciatura del PRG e con il nuovo Piano urbanistico generale (PUG) ancora lontano dall’essere operativo, Favignana si trova in una fase di transizione che, secondo Maria Guccione, rischia di lasciare ampi margini a trasformazioni edilizie difficilmente governabili.
A questo si aggiungerebbe l’assenza di un regolamento comunale per la cessione della volumetria tra lotti limitrofi, circostanza che, secondo la denuncia, favorirebbe interventi edilizi di notevole impatto sul territorio.
Ma per Maria Guccione la questione non è soltanto urbanistica. È soprattutto sociale, culturale ed etica.
«Certamente sì, se teniamo conto del mare e delle difficoltà invernali. Ma assolutamente no se ci guardiamo intorno e verifichiamo le decine e decine di edifici in costruzione, non per i favignanesi che non trovano più una casa da affittare, ma a vantaggio dei forestieri che hanno scelto l’isola come luogo privilegiato di business».
È questo il cuore della sua riflessione: mentre crescono gli investimenti immobiliari destinati al turismo, i residenti faticano sempre più a trovare una casa e molti sono costretti a trasferirsi sulla terraferma. Un fenomeno che alimenta lo spopolamento e rischia di svuotare l’isola proprio della comunità che ne custodisce storia e identità.
Guccione richiama anche il quadro costituzionale e le pronunce della Corte costituzionale sulla tutela dell’ambiente e del paesaggio, sottolineando come la libertà di iniziativa economica non possa prescindere dalla salvaguardia dei beni comuni e dalla responsabilità verso le future generazioni.
E pone una domanda che va oltre il singolo cantiere: a cosa servono le norme e le sentenze che dovrebbero proteggere il territorio se poi si continua a consumare suolo e a modificare irreversibilmente il paesaggio?
L’ambientalista non esclude che il progetto di Lido Burrone possa essere formalmente legittimo, proprio in ragione dell’attuale situazione urbanistica. Ma è sul piano della coscienza collettiva che concentra la sua denuncia.
«La coscienza, il dovere di salvaguardia nei confronti delle future generazioni, il senso estetico, il rimorso per il saccheggio del territorio non sono monetizzabili».
Parole amare, accompagnate da un richiamo diretto alla politica, chiamata a individuare soluzioni per impedire quello che Guccione definisce uno sfacelo del territorio.
Nel suo intervento torna anche il ricordo delle battaglie ambientaliste del passato, da quella contro le piattaforme petrolifere a quella contro il megacarcere. Battaglie combattute per difendere l’identità e il futuro delle Egadi.
Oggi la domanda resta aperta e riguarda tutti: quale Favignana si vuole consegnare alle prossime generazioni? Un’isola viva, abitata e rispettosa della propria storia oppure una destinazione turistica sempre più costruita intorno agli interessi immobiliari?
Perché un’isola non è soltanto il suo mare. È anche la gente che la abita, il paesaggio che la identifica e il patrimonio che ha il dovere di trasmettere a chi verrà dopo.