Marsala – La Procura della Repubblica di Marsala ha richiesto al Gip del Tribunale di liljbetano l’applicazione della misura cautelare interdittiva del divieto temporaneo di esercitare la professione forense nei confronti dell’avvocato Erika Messina.
La richiesta trae origine da una serie di contestazioni provvisorie formulate nell’ambito di un procedimento penale, riguardanti presunti episodi di falsità materiale in atti pubblici, truffa aggravata dall’abuso di prestazione d’opera e patrocinio infedele.
Secondo l’ipotesi accusatoria, l’avvocato Messina avrebbe formato e consegnato ai propri assistiti documenti apparentemente provenienti dal Tribunale di Marsala, ma ritenuti dagli inquirenti contraffatti.
Tra gli episodi contestati figura la presunta falsificazione di una sentenza del Tribunale di Marsala, apparentemente riconducibile a un provvedimento giudiziario originale. La contestazione di truffa riguarda invece il periodo compreso tra il 6 luglio 2023 e il maggio 2024: attraverso la presunta consegna di documentazione falsa, l’indagata avrebbe indotto in errore i propri clienti circa l’effettiva instaurazione e l’esito di procedimenti civili, ottenendo il pagamento degli onorari professionali e mantenendo il rapporto fiduciario.
Contestati, inoltre, due episodi di presunto patrocinio infedele, risalenti al 18 aprile e al 10 luglio 2024.
Un ulteriore episodio riguarda una presunta consulenza tecnica d’ufficio, datata 5 novembre 2024, relativa a una richiesta di risarcimento di 184.274,13 euro per responsabilità mediche connesse alla morte del figlio delle persone offese. Secondo l’accusa, il documento sarebbe stato interamente contraffatto e riferito a un procedimento giudiziario mai instaurato.
Il GIP del Tribunale di Marsala, con ordinanza del 3 novembre scorso, ha accolto la richiesta della Procura e disposto la misura interdittiva, dopo aver effettuato l’interrogatorio preventivo dell’indagata e aver sentito il suo difensore.
Il provvedimento è stato adottato sulla base degli elementi indiziari raccolti nel corso delle indagini preliminari.
La vicenda è ancora nella fase delle indagini preliminari. Le contestazioni costituiscono ipotesi accusatorie e non equivalgono a un accertamento di responsabilità. Nei confronti dell’indagata resta pienamente operante la presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva.