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    Fine vita, i vescovi di Sicilia intervengono sul ddl all’Ars: «La priorità sia la cura, non la morte»
    Redazione5 Novembre 2026 - Cronaca
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    Palermo – La Conferenza Episcopale Siciliana esprime preoccupazione per i disegni di legge sul suicidio medicalmente assistito in discussione all’Assemblea regionale e chiede maggiori investimenti in cure palliative, assistenza domiciliare e sostegno alle famiglie. La CEI siciliana, manifesta preoccupazione per il testo abbinato dei disegni di legge nn. 553, 713 e 1203, attualmente all’esame della VI Commissione dell’Assemblea regionale siciliana. I vescovi dell’Isola richiamano la complessità della questione del suicidio medicalmente assistito e chiedono che ogni eventuale intervento legislativo sia accompagnato da un ampio confronto etico, sociale e culturale.

    Nel documento, i presuli ribadiscono la centralità del valore della vita umana e della dignità della persona, richiamando le parole di papa Leone XIV, pronunciate durante l’intervento all’Accueil Notre-Dame di Lourdes: «Non si ha cura della vita infliggendo la morte». Il Pontefice ha inoltre sottolineato che «ciò che è legale non è necessariamente morale» e che la medicina non può diventare «serva della morte programmata».

    Sulla stessa linea il richiamo del presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Matteo Zuppi, secondo cui al malato devono essere assicurati cura, sostegno e una presenza capace di non lasciarlo solo.

    Per i vescovi siciliani, la priorità deve essere garantire alle persone malate il diritto a non subire accanimento terapeutico, ma anche quello a non essere abbandonate. Da qui la richiesta di rafforzare le cure palliative, la terapia del dolore e l’assistenza domiciliare, dando piena attuazione alla legge 38 del 2010 in tutte le province siciliane.

    Più risorse per cure palliative e famiglie

    La CESi chiede che le risorse pubbliche siano destinate prioritariamente allo sviluppo delle unità di cure palliative domiciliari, degli hospice e delle reti per il controllo del dolore. Particolare attenzione viene sollecitata anche per il sostegno psicologico ai pazienti e ai familiari, la formazione continua degli operatori sanitari e una rendicontazione pubblica periodica sulla copertura dei servizi.

    Un capitolo specifico riguarda i caregiver familiari, spesso gravati da un impegno assistenziale particolarmente pesante. Per loro i vescovi chiedono interventi concreti, tra cui assistenza domiciliare, aiuti economici, agevolazioni fiscali e strumenti che consentano di conciliare attività lavorativa e responsabilità di cura.

    I limiti dell’intervento legislativo regionale

    Sul piano giuridico, la Conferenza Episcopale Siciliana ritiene che la legislazione regionale non debba oltrepassare i limiti indicati dalla Corte costituzionale. In particolare, sottolinea che la sentenza n. 242 del 2019 ha escluso la punibilità di determinate condotte in presenza di specifiche condizioni, senza però istituire un diritto a ottenere la morte né un obbligo per il Servizio sanitario di organizzare procedure finalizzate a procurarla.

    I vescovi esprimono inoltre perplessità sull’eventuale istituzione di una nuova commissione regionale per la verifica dei requisiti, ritenendo che questa soluzione potrebbe determinare valutazioni differenti nei diversi territori. La verifica, secondo la loro impostazione, dovrebbe essere affidata alle strutture esistenti, con il coinvolgimento dei comitati etici.

    Anche il tema del supporto farmacologico in hospice o a domicilio, osservano, presenta aspetti che, nella lettura della Conferenza, competono al legislatore nazionale.

    L’appello al mondo cattolico e alla società civile

    Il documento si conclude con un invito ad ampliare il confronto, coinvolgendo anche le associazioni del Terzo settore. I vescovi auspicano, inoltre, che il laicato cattolico organizzato intervenga autonomamente nel dibattito pubblico e che le scuole di formazione socio-politica delle diocesi siciliane contribuiscano con proprie dichiarazioni.

    La posizione della Conferenza Episcopale Siciliana è dunque chiara: ogni eventuale intervento regionale dovrà rimanere entro i limiti della giurisprudenza costituzionale, senza introdurre estensioni e senza coinvolgere impropriamente le strutture sanitarie chiamate a curare le persone.

    «Alla comunità cristiana – è il richiamo conclusivo dei vescovi – spetta farsi prossima ai malati e alle famiglie», testimoniando che anche nella fragilità e nella fase finale dell’esistenza la vita umana conserva sempre la propria dignità.

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