• Castellammare del Golfo
    Castellammare ricorda Gaspare Palmeri, ucciso da mano mafiosa
    La morte di un uomo perbene
    Redazione18 Giugno 2026 - Cronaca
  • Condividi Facebook X WhatsApp Messenger
  • Cronaca

    Castellammare del Golfo – “Ricordare Gaspare Palmeri significa rinnovare ogni anno l’impegno della nostra comunità nella difesa della legalità e della memoria delle vittime innocenti di mafia.”

    Il 18 giugno 1991, mentre rientravano da Ficuzza, dove avevano assistito a una partita di calcio tra Corleone e San Cipirello, tre persone furono uccise in un agguato mafioso compiuto da un commando guidato da Giovanni Brusca. Una quarta persona rimase gravemente ferita.

    Tra le vittime c’era anche Gaspare Palmeri, 61 anni, tecnico della Forestale di Castellammare del Golfo, che lasciò la moglie e i figli Filippo e Giovanni.

    L’obiettivo del triplice omicidio era colpire Domenico Parisi, uno degli occupanti dell’auto e cognato del boss alcamese Lorenzo Greco.

    Gaspare Palmeri, che non aveva alcun legame con quella vicenda e non conosceva neppure il destinatario dell’agguato, perse la vita in quel tragico episodio di violenza mafiosa.

    Chi era Gaspare Palmeri

    Di lavoro faceva l’agente tecnico della Forestale, alle dipendenze della Regione Siciliana. Un lavoro onesto che gli consentiva di assicurare a sua moglie Anna Badamo e ai suoi due figli, Giovanni e Filippo, una vita assolutamente dignitosa. C’era poco altro nella vita di Gaspare oltre al lavoro e alla famiglia. Il calcio era una sua passione e una delle poche distrazioni che si concedeva. Per il resto, le sue giornate trascorrevano assolutamente tranquille: sveglia molto presto al mattino e quel lavoro che amava e che da sempre svolgeva con passione e dedizione, con l’obiettivo di portare il pane a casa. La fatica aveva dato i suoi frutti. Filippo era riuscito a mettere su una ditta edile, anche se nel 1987, spinto dalle difficoltà di un contesto non semplice, dove chi lavora onestamente deve purtroppo fare i conti con la logica parassita della mafia, aveva deciso di trasferirsi a Bologna. Tutto sommato però la vita della famiglia Palmeri era una vita tranquilla. Una tranquillità sconvolta per sempre nel tardo pomeriggio del 18 giugno 1991.

    Quel martedì doveva essere una giornata particolare e spensierata. Gaspare aveva programmato di concedersi, insieme a un piccolo gruppo di colleghi, una trasferta a Ficuzza, non molto distante da Corleone, per andare ad assistere a una partita di calcetto di una squadra il cui presidente era un dirigente del Corpo Forestale di Trapani. A bordo della su Fiat 127, Gaspare parte da Castellammare per raggiungere Alcamo, dove il gruppo si riunisce e si mette in viaggio sulla nuova Golf di Stefano Siragusa, di 32 anni anch’egli operaio della Forestale. Con Gaspare e Stefano ci sono anche Antonino Mercadante, 42 anni, e Domenico Parisi, 42 anni. Gaspare non conosce Domenico, se non perché sono colleghi di lavoro.

    Quel giorno a Ficuzza

    La giornata a Ficuzza trascorre piacevolmente. La squadra che erano andati a sostenere vince la sua ultima partita di campionato e così il gruppo decide di fermarsi in un bar per festeggiare la vittoria, prima di rimettersi in cammino, intorno alle 18, per fare ritorno a casa. Giunti in contrada Pietralunga, una zona di campagna tra Corleone e San Cipirello, la Golf è costretta a rallentare da un incendio a bordo strada. È in questo momento che scatta l’agguato. Senza che nessuno abbia il tempo di rendersi conto di quanto sta succedendo, la macchina viene raggiunta da una sventagliata di proiettili di calibro 38 e di una mitraglietta, che esplode almeno 150 colpi. Gaspare è sul sedile posteriore. Viene “attinto da diversi colpi concentrati nell’emitorace anteriore destro e alla regione scapolare sinistra e al braccio sinistro”, come registrerà poi il medico legale. Per lui non c’è scampo. Muore così, a 61 anni, senza neanche rendersene conto. Con lui vengono uccisi anche gli altri occupanti dell’auto. Si salva solo Antonino Mercadante, che, benché ferito, si finge morto e riesce a ingannare i killer. Una volta fuggiti gli assassini, Mercadante si fa caricare da un passante e raggiunge la caserma dei Carabinieri di Ficuzza per dare l’allarme. Intanto, la Golf brucia insieme ai corpi di Gaspare, Stefano e Domenico Parisi.

    La vicenda giudiziaria

    L’11 aprile del 2003 la Prima sezione della Corte d’Assise di Palermo condanna all’ergastolo per il triplice omicidio Giuseppe Agrigento, Simone Bennati, Salvatore Madonia e Totò Riina. 14 anni di carcere la pena inflitta a Giovanni Brusca. Nella sentenza, si scrive chiaramente che “il Siragusa e il Palmeri erano caduti nell’agguato sol perché quel giorno si trovavano nella stessa auto in cui viaggiava Parisi Domenico, obiettivo dei killer”. Gaspare e Stefano erano innocenti. L’incubo del fango, almeno quello, era finito.

    Memoria viva

    Da quel giorno la famiglia di Gaspare – sua moglie, i suoi figli e i nipoti arrivati intanto – continuano a tenere viva la memoria di quest’uomo onesto, raccontandone la storia, con tutto il carico di sofferenza e di dolore che l’ha accompagnata. Come quando, per trasportare il corpo di Gaspare a Castellammare, i suoi figli furono costretti a comprare una bara da una ditta di pompe funebri che si scoprì poi essere legata a Madonia, uno dei responsabili dell’omicidio di loro padre.

    Solo nel 2003 gli è stato riconosciuto lo status di vittima innocente di mafia.

    Nel 2017 la città di Castellammare del Golfo gli ha reso omaggio intitolandogli una via, affinché il suo nome e il suo sacrificio continuino a essere custoditi nella memoria della comunità.

    "® Riproduzione Riservata" - E’ vietata la copia anche parziale senza autorizzazione




  • Pubblicità

  • Ricerca articoli

    Stai cercando un articolo passato?

    Puoi filtrare per data, autore o titolo.

    Cerca articoli →
  • Pubblicità

  • Altre Notizie Cronaca