Salute
Trapani – Una giornata da ricordare questa. Alla Cittadella della Salute è stato infatti presentato un quadro aggiornato della situazione oncologica in provincia di Trapani dell’Asp, relativo al periodo 2002-2023. Dallo studio presentato emergono: 23.826 decessi oncologici registrati e oltre 20.700 le persone che vivono con una precedente diagnosi di tumore. Due le patologie con la più alta incidenza in provincia: il tumore al polmone per gli uomini, il tumore al seno quello più frequente tra le donne. Forte la mobilità sanitaria per gli interventi al polmone e alla tiroide.
In ventidue anni, si è avuto oltre 47 mila nuove diagnosi di tumore, si parla quasi di 24 mila decessi e più di 20 mila persone che convivono con una precedente diagnosi oncologica.
Il documento offre una fotografia articolata della situazione oncologica in tutto il trapanese e mette a disposizione degli enti locali uno strumento per orientare le politiche di prevenzione, la programmazione sanitaria e le iniziative di promozione della salute. L’analisi comprende: incidenza, mortalità, prevalenza, andamento delle diagnosi nel tempo, differenze tra i Comuni, mobilità sanitaria e principali fattori di rischio.
La presentazione ha segnato un passaggio significativo nel percorso di riallineamento del Registro Tumori trapanese alla rete regionale, con l’obiettivo di garantire dati confrontabili con quelli degli altri registri siciliani. Ma presto così come ha sottolineato anche la dottoressa Giuseppa Candela, responsabile UOSD Registro Tumori Asp Trapani, il report trapanese sarà compreso in quello nazionale.
Partiamo con i numeri significativi di questi 22anni dimalattia. Mancano ancora gli anni 2024 e 2025, sui quali si sta lavorando e che presto verranno aggiunti.
Tra il 2002 e il 2023, escludendo i tumori della cute diversi dal melanoma, in provincia di Trapani sono stati registrati 47.832 nuovi tumori: 26.139 negli uomini, pari al 54,64% del totale, e 21.693 nelle donne, corrispondenti al 45,35%.
La media è di circa 2.174 nuove diagnosi ogni anno, delle quali 1.188 tra gli uomini e 986 tra le donne.
Il tasso grezzo di incidenza è pari a 569,51 casi ogni 100 mila abitanti nella popolazione maschile e a 448,67 nella popolazione femminile.
Il rischio cumulativo di ricevere una diagnosi oncologica entro i 74 anni è stimato nel 27,04% per gli uomini e nel 22,08% per le donne: in termini indicativi, circa un uomo su quattro e una donna su cinque. L’età media alla diagnosi è di circa 69 anni negli uomini e 65 nelle donne.
La distribuzione delle diagnosi varia sensibilmente in base al sesso e all’età.
Tra gli uomini, il tumore più frequentemente diagnosticato è quello della prostata, che rappresenta il 16% delle neoplasie maschili. Seguono il polmone con il 15%, la vescica con il 14%, il colon-retto con il 12% e il linfoma non Hodgkin con il 3%.
Nella popolazione femminile domina il tumore della mammella, responsabile del 28% delle nuove diagnosi. Seguono il colon-retto con il 13%, il tumore del corpo dell’utero e quello del polmone, entrambi al 5%, e la tiroide con il 4%.
Anche l’età modifica la composizione dei casi. Negli uomini fino a 49 anni il tumore del testicolo rappresenta il 14% delle diagnosi, seguito dal melanoma cutaneo con il 10%. Tra i 50 e i 69 anni il polmone sale al primo posto con il 16%, davanti alla prostata con il 15%. Dai 70 anni in poi, invece, la prostata raggiunge il 19% e il polmone il 16%.
Nelle donne la mammella resta la prima sede tumorale in tutte le fasce considerate: rappresenta il 36% delle diagnosi fino a 49 anni, il 33% tra 50 e 69 anni e il 21% dai 70 anni in su.
Nel complesso, il 63% dei tumori diagnosticati riguarda persone con più di 64 anni.
Uno degli elementi centrali del rapporto riguarda il cambiamento demografico della provincia. Tra il 2002 e il 2023 l’indice di invecchiamento, che misura il rapporto tra la popolazione di almeno 65 anni e quella di età compresa tra zero e 14 anni, è passato da 111 a 201.
Nello stesso periodo, la quota di residenti con più di 64 anni è cresciuta dal 18% al 25%.
Questo cambiamento contribuisce a spiegare perché il numero assoluto delle diagnosi possa aumentare anche senza una crescita equivalente del rischio individuale. L’età è infatti uno dei principali fattori associati all’insorgenza di molte neoplasie.
Per questo il rapporto distingue tra conteggio dei casi e tassi standardizzati: soltanto attraverso questi ultimi è possibile valutare l’evoluzione del rischio tenendo conto delle trasformazioni della struttura per età della popolazione.
Nel confronto nazionale relativo al periodo 2013-2017, scelto perché coincidente con l’ultimo intervallo pubblicato da AIRTUM utilizzato nell’analisi, l’incidenza in provincia di Trapani risulta inferiore a quella delle macroaree del Nord e del Centro Italia. Si conferma così il tradizionale gradiente geografico, anche se la distanza tende ad attenuarsi. Tra gli uomini il riavvicinamento è legato soprattutto alla maggiore diminuzione dell’incidenza al Nord e al Centro; tra le donne si osserva invece un incremento nel Mezzogiorno e nelle Isole, a fronte di una diminuzione al Nord e di una sostanziale stabilità al Centro.
Il Registro ha confrontato i tassi standardizzati dei singoli Comuni con il valore provinciale, attraverso grafici statistici che permettono di individuare eventuali scostamenti significativi.
Nell’intero periodo 2002-2023 emerge un rischio oncologico più elevato tra gli uomini residenti nel Comune di Trapani e tra le donne residenti a Trapani ed Erice.
Al contrario, tra gli uomini i valori risultano significativamente più bassi ad Alcamo, Calatafimi Segesta, Campobello di Mazara, Castellammare del Golfo, Partanna, Petrosino e Valderice.
Tra le donne, livelli inferiori al dato provinciale vengono rilevati a Calatafimi Segesta, Gibellina, Partanna, Petrosino e Valderice.
Il confronto con la precedente analisi relativa al periodo 2002-2013 conferma l’eccesso osservato nel Comune di Trapani per entrambi i sessi. Persistono inoltre valori inferiori tra gli uomini di Calatafimi Segesta e Partanna e tra le donne di Calatafimi Segesta e Valderice.
Sono comunque risultati che richiedono un’interpretazione prudente: una differenza statistica tra Comuni non dimostra, da sola, l’esistenza di una specifica causa ambientale o comportamentale. Per individuare le ragioni degli scostamenti occorrono ulteriori approfondimenti, considerando la struttura demografica, i fattori di rischio, le caratteristiche della popolazione e altri possibili elementi esplicativi.
Nel periodo considerato sono stati registrati in provincia 23.826 decessi per tumore. Di questi, 13.661 hanno riguardato gli uomini, pari al 57,33%, e 10.165 le donne, corrispondenti al 42,66%.
La media annua è di circa 1.083 decessi: 621 tra gli uomini e 462 tra le donne.
Il tasso grezzo di mortalità raggiunge 297,64 decessi ogni 100 mila abitanti nella popolazione maschile e 210,24 in quella femminile. Il tasso standardizzato sulla popolazione europea del 2013 è rispettivamente di 309,64 e 177,79.
Il rischio cumulativo di morire per un tumore entro i 74 anni è stimato nell’11,83% tra gli uomini e nel 7,83% tra le donne.
Le principali cause di morte non coincidono completamente con la graduatoria delle nuove diagnosi. Negli uomini il tumore del polmone è responsabile del 27% dei decessi oncologici, seguito dal colon-retto con l’11%, dalla prostata con il 9%, dalla vescica con il 7% e dal fegato con il 5%.
Tra le donne la prima causa di morte oncologica è il tumore della mammella, che rappresenta il 19% dei decessi per tumore. Seguono il colon-retto con il 13%, il polmone con il 9%, il pancreas con il 7% e il fegato con il 5%.
L’analisi dei trend nel tempo, effettuata utilizzando i tassi standardizzati, restituisce due quadri differenti.
Tra gli uomini, l’incidenza complessiva dei tumori, esclusi quelli cutanei non melanoma, risulta sostanzialmente stabile. La mortalità, invece, diminuisce in modo statisticamente significativo, con una variazione annua indicata nel rapporto intorno a -0,93%.
Il calo dei decessi è ricondotto soprattutto alla riduzione della mortalità per tumore del polmone e della vescica, due patologie che incidono fortemente sul dato complessivo maschile. Diminuiscono sia l’incidenza sia la mortalità per tumore dello stomaco, mentre aumentano le diagnosi di tumore del testicolo e di melanoma cutaneo.
Tra le donne la tendenza è diversa: l’incidenza complessiva aumenta in modo statisticamente significativo, con una variazione annua di circa +0,53%.
Tra i principali contributi a questo andamento figurano i tumori della mammella, del polmone e della tiroide, che insieme rappresentano il 37% delle diagnosi oncologiche femminili. Aumenta significativamente anche l’incidenza del tumore del pancreas, mentre diminuisce quella dei tumori dell’ovaio e del corpo dell’utero.
Il rapporto richiama diversi elementi che possono contribuire a spiegare queste tendenze, tra cui gli stili di vita, i fattori ormonali, le esposizioni ai fattori di rischio e i cambiamenti nelle abitudini legate al fumo. I dati epidemiologici, tuttavia, non consentono da soli di attribuire l’incremento a una singola causa.
Il tumore della prostata rappresenta il 16% delle diagnosi oncologiche maschili ed è la neoplasia più frequentemente diagnosticata tra gli uomini della provincia. Dal 2013 i tassi di incidenza risultano stabilmente superiori a quelli del tumore del polmone.
Il rapporto invita però a distinguere l’aumento della capacità diagnostica da un’effettiva crescita del rischio. La diffusione del dosaggio del PSA ha infatti favorito l’individuazione di un numero maggiore di carcinomi prostatici, anche in assenza di uno screening organizzato di popolazione.
Nonostante il peso crescente della prostata sul totale delle diagnosi, il trend dell’incidenza non mostra un aumento statisticamente significativo. La mortalità, al contrario, è in diminuzione significativa, un andamento compatibile anche con il miglioramento della prognosi e delle possibilità diagnostiche e terapeutiche.
Il tumore al seno costituisce il principale carico oncologico femminile, sia per frequenza sia per numero di persone che vivono dopo la diagnosi. Rappresenta il 28% delle nuove diagnosi tra le donne e determina, secondo il rapporto, circa 89 decessi ogni anno.
L’incidenza mostra una crescita statisticamente significativa in tutte le fasce di età considerate.
Tra le donne fino a 49 anni l’aumento è di circa lo 0,90% annuo, mentre la mortalità rimane sostanzialmente stabile.
Nella fascia tra 50 e 69 anni, quella di riferimento per lo screening mammografico considerato dal rapporto, l’incidenza cresce dell’1,26% annuo nel lungo periodo. Tra il 2012 e il 2023 l’incremento raggiunge il 2,54% annuo, senza una variazione significativa della mortalità.
Anche tra le donne di almeno 70 anni l’incidenza aumenta significativamente, con una crescita dell’1,14% annuo, mentre la mortalità rimane sostanzialmente stabile.
L’aumento delle diagnosi non equivale automaticamente a un peggioramento della situazione sanitaria: la maggiore diffusione degli esami e il miglioramento delle tecniche diagnostiche possono consentire di individuare più tumori, anche in fasi precoci. La stabilità della mortalità rappresenta un elemento distinto, che deve essere valutato insieme all’incidenza e agli altri indicatori.
Al primo gennaio 2022, in provincia di Trapani risultavano circa 20.710 persone viventi con una precedente diagnosi di tumore, sempre escludendo le neoplasie cutanee non melanoma. Di queste, 9.685 erano uomini e 11.025 donne.
Il dato corrisponde a circa il 5% della popolazione residente.
La prevalenza, diversamente dall’incidenza, non misura i nuovi casi registrati in un anno, ma il numero di persone ancora in vita che hanno ricevuto una diagnosi oncologica in passato. È quindi un indicatore essenziale per programmare follow-up, controlli, riabilitazione e assistenza nel tempo.
Il peso cresce con l’età. Tra gli ultrasettantacinquenni risultano interessati circa 21 uomini ogni cento e 14 donne ogni cento. Nella fascia tra 65 e 74 anni la prevalenza è di circa 11 uomini e 10 donne ogni cento. Tra le persone fino a 44 anni scende invece allo 0,7% negli uomini e allo 0,9% nelle donne.
Il tumore della mammella rappresenta la quota più consistente: sono 4.611 le donne viventi con una precedente diagnosi, pari a circa il 41% dei casi prevalenti femminili e al 22% del totale nei due sessi.
Seguono il colon-retto con 2.821 persone, la vescica con 2.299, la prostata con 1.929, la tiroide con 1.183 e il melanoma cutaneo con 1.077.
La prevalenza può aumentare anche quando migliorano la sopravvivenza e le possibilità di cura: un numero crescente di persone vive infatti per molti anni dopo la diagnosi, con bisogni assistenziali che devono essere considerati nella programmazione sanitaria.
Tra i capitoli più rilevanti per la programmazione sanitaria c’è quello della mobilità oncologica. L’analisi utilizza le schede di dimissione ospedaliera relative al periodo 2004-2023 e considera gli interventi chirurgici per cinque sedi tumorali: mammella, colon-retto, polmone, tiroide e melanoma.
I dati distinguono tra interventi eseguiti nelle strutture della provincia di Trapani, in altre strutture siciliane e fuori regione. Il rapporto precisa che queste informazioni servono a valutare l’organizzazione dell’offerta sanitaria e non costituiscono, da sole, una graduatoria della qualità delle strutture.
La situazione più critica riguarda il tumore del polmone: la mobilità chirurgica raggiunge il 99%. Il 65% degli interventi viene effettuato in altre strutture siciliane e il 34% fuori regione. Soltanto una quota residuale resta quindi nella provincia di Trapani. Il rapporto collega questo risultato alla limitata offerta locale in questo specifico ambito chirurgico.
Elevata anche la mobilità per il tumore della tiroide, pari al 96%: il 40% degli interventi viene eseguito nel resto della Sicilia e il 56% fuori regione. È la patologia, tra quelle analizzate, con la maggiore propensione alla mobilità extraregionale.
Per il tumore della mammella la mobilità complessiva è del 79%: il 56% degli interventi viene effettuato in altre strutture siciliane e il 23% fuori regione. Circa il 21% degli interventi viene quindi eseguito nella provincia.
Più equilibrato il quadro del colon-retto. La mobilità raggiunge il 47%, suddivisa tra il 30% degli interventi nel resto della Sicilia e il 17% fuori regione. Il restante 53% viene effettuato nelle strutture provinciali, indicando una maggiore capacità di risposta locale rispetto alle altre sedi considerate.
Il melanoma presenta infine una mobilità complessiva del 34%: il 28% degli interventi viene eseguito in altre strutture siciliane e il 6% fuori regione. Il 66% resta quindi nelle strutture della provincia.
Le differenze tra le patologie indicano possibili priorità per la programmazione: dall’analisi della disponibilità di équipe e tecnologie specialistiche alla valutazione dei percorsi di invio, dell’organizzazione delle reti oncologiche e delle esigenze dei pazienti che devono spostarsi per ricevere le cure.
Il rapporto mette in relazione il quadro oncologico con i principali fattori di rischio modificabili, utilizzando i dati della sorveglianza PASSI 2023-2024. Si tratta di informazioni campionarie, che descrivono gli intervistati e non rappresentano una misurazione diretta dell’intera popolazione.
Nel campione dell’ASP di Trapani, l’eccesso di peso riguarda il 49% degli intervistati, contro il 46% rilevato a livello regionale.
Il consumo di alcol considerato a maggior rischio raggiunge il 20%, rispetto al 13% della Sicilia, mentre il binge drinking, cioè il consumo eccessivo di alcol in una singola occasione, interessa il 6% contro il 4% regionale.
Anche sul fronte dell’alimentazione emergono margini di miglioramento. Soltanto il 6% degli intervistati dichiara un consumo di almeno cinque porzioni giornaliere di frutta e verdura, il cosiddetto five-a-day, contro il 9% regionale.
La percentuale di fumatori è del 29%, superiore al 24% siciliano. Gli ex fumatori sono invece il 10%, contro il 12% regionale.
Un dato relativamente favorevole riguarda la sedentarietà: dichiara di non svolgere sufficiente attività fisica il 33% degli intervistati trapanesi, contro il 38% regionale. È tuttavia più bassa la quota di chi riferisce di aver ricevuto il consiglio di praticare attività fisica da parte di un operatore sanitario: 27% contro 31%.
Infine, l’80% degli intervistati dell’ASP di Trapani giudica positivamente il proprio stato di salute, rispetto al 73% registrato in Sicilia.
Il quadro suggerisce la necessità di continuare a investire nella prevenzione, con particolare attenzione alla riduzione del fumo, alla promozione di un’alimentazione equilibrata, al contrasto dell’eccesso ponderale e al consumo consapevole di alcol.
Il rapporto del Registro Tumori restituisce una realtà articolata, nella quale i numeri assoluti devono essere letti insieme all’età della popolazione, ai trend temporali, alla distribuzione geografica delle diagnosi e alle caratteristiche dell’assistenza.
Negli uomini il dato complessivo più favorevole è la diminuzione della mortalità a fronte di un’incidenza sostanzialmente stabile. Tra le donne cresce invece l’incidenza standardizzata, mentre la mammella continua a rappresentare la principale neoplasia per frequenza e prevalenza.
Sul piano assistenziale, la mobilità chirurgica evidenzia differenze importanti: il territorio mostra una maggiore capacità di risposta per il colon-retto e per il melanoma, mentre la chirurgia del polmone e della tiroide è caratterizzata da un ricorso molto elevato a strutture esterne alla provincia.
La consegna dei dati ai sindaci punta a rendere queste informazioni utilizzabili anche nella programmazione territoriale, favorendo il confronto tra amministrazioni, servizi sanitari e comunità locali.
La sfida è trasformare la fotografia epidemiologica in interventi concreti: prevenzione primaria, adesione agli screening raccomandati, diagnosi tempestive, assistenza continuativa alle persone che vivono dopo un tumore e valutazione delle esigenze che emergono dai percorsi di cura.
Il valore del rapporto non risiede soltanto nel conteggio delle diagnosi e dei decessi, ma nella possibilità di individuare priorità documentate e orientare le decisioni sulla base di dati epidemiologici strutturati.