Trapani – di Rino Giacalone – Il caso delle famose cartelle esattoriali che nel giro di 24 ore hanno cambiato la qualificazione del debito della Trapani Shark con l’Agenzia delle Entrate. Una cartella, la seconda, alla vigilia del San Silvestro 2025, che ha portato fuori dal campionato Lba gli Shark per pesanti debiti contributivi, che però il giorno prima erano debiti per Iva non versata. Antonini dal primo giorno ha urlato “il complotto” ai suoi danni. Vicenda diventata giudiziaria. E però la procura vuole mandare in archivio la querela che l’imprenditore ha presentato nei confronti del funzionario dell’Agenzia delle Entrate, Giuseppe Arnone, all’epoca dei fatti capo ufficio controlli della direzione provinciale delle Entrate. La richiesta di archiviazione, per il reato di falso ideologico, risale allo scorso maggio, ma Antonini, con il suo difensore avvocato Carlo Massimo Zaccarini, ha presentato opposizione. Il gip, giudice Cristina Carrara, ha convocato una udienza camerale per ottobre.
La vicenda giudiziaria, parecchio tecnicamente articolata, è legata alle note due cartelle dell’Agenzia delle Entrate che nel dicembre 2025 di fatto duplicarono, in peggio, la qualificazione giuridica di un debito che la società aveva con l’erario, determinando di fatto la fine, per gli Shark del campionato di Lba che era in corso.
Cosa sostiene la procura? Le procedure seguite dall’Agenzia delle Entrate sono state corrette e non ci si trova dinanzi all’ipotesi di cartelle modificate nel giro di 24 ore nella loro qualificazione, ma l’una è conseguenza dell’altra. Il patron Antonini aveva evidenziato quasi l’esistenza di un piano preordinato, “un complotto”, così che il debito dapprima indicato per versamenti Iva, era diventato per crediti vantati dall’Inps. Per la procura la procedura è stata corretta e non è stata in alcun modo artefatta. Al centro resta l’ipotesi della truffa per la compensazione di debiti Irpef e Inps con crediti Iva, risultati poi inesistenti, ma su questo aspetto, pare sia altra procura oggi ad occuparsene. Un capitolo giudiziario che ha anche investito un’altra società sportiva, il Brescia Calcio, ed il suo presidente Cellino, ma che almeno per questi si è già arrivati nella fase processuale. Insomma sul Brescia l’azione criminosa del gruppo Alfieri ci sarebbe stata. Antonini reclama che la stessa cosa deve vedere come parte offesa le sue società sportive. Ha querelato Alfieri, la procura di Trapani pare aver trasferito gli atti per competenza alla procura di Napoli. E a suo avviso l’azione di Arnone non sarebbe estranea “al cerchio magico di Alfieri”.
Contro l’archiviazione dell’indagine nei confronti del funzionario Giuseppe Arnone, l’ex patron degli Shark ha presentato una documentata opposizione. E non mette fuori dal “cerchio magico” gestito dal faccendiere Alfieri, la posizione di Arnone. Per la difesa del patron Antonini, “Arnone era a conoscenza della truffa subita dalla Trapani Shark e stava cercando di rimediare con il ravvedimento operoso…definire il debito residuo come ritenute Irpef e contributi è stato un atto che ha criminalizzato la vittima, ovvero ha trasformato un errore indotto da un truffatore in un’omissione contributiva volontaria della società, con l’unico scopo di innescare la reprimenda della giustizia sportiva”. L’accusa del querelante è precisa: “il 29 dicembre l’Agenzia delle Entrate scrive di importi versati come Iva e l’esistenza di un debito residuo per Iva per oltre 215 mila euro”. Il giorno successivo l’agenzia attribuisce il debito a ritenute Irpef e contributi previdenziali”.
Le prove: l’Inps che ha comunque ritenuto estinto il proprio debito, tanto che rilascia alla società il Durc”. Per la procura invece l’Inps ha ritenuto assolte le posizioni contributive “essendo compito dell’Agenzia delle Entrate il relativo recupero”. E inoltre l’Ade “nel recuperare il credito inesistente interamente compensato per le compensazioni Inps, ha chiesto la restituzione del credito Iva, così che il ravvedimento volontario ancorché riguardante Irpef e Inps, viene qualificato come introito Iva”.
Ma la difesa di Antonini replica: “se il debito contributivo fosse stato esistente, l’Inps non avrebbe potuto certificare la regolarità della società e compensare le posizioni”. E punta all’attacco: “la nota del 30 dicembre 2025 apparentemente non sollecitata da nessuno è palesemente falsa”. Circostanza dimostrata da un’altra successiva cartella, “dove ancora si indica l’esistenza di un debito Iva e non c’è alcun riferimento a posizioni contributive”. Insomma per la difesa di Antonini da un passaggio all’altro le qualificazioni debitorie cambiano aspetto. “I pagamenti contributivi sono stati fatti ma vengono nascosti”. In questa circostanza per Antonini vi sarebbe la condotta del funzionario Ade “chiaramente falsa”: “I dati presenti nel cassetto fiscale della società mostrano che i debiti Irpef e Inps sono stati compensati e quietanzati”. Agli atti dell’indagine la difesa di Antonini produce anche il mancato assenso all’accesso agli atti, chiesto all’Ade ma silenziosamente negato. Adesso la parola passa al gip. Alla giudice Carrara l’avvocato Zaccarini ha proposto ben 14 punti di approfondimento, prima di prendere qualsiasi decisione.