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    Carcere Pietro Cerulli. Visita della Camera Penale di Trapani
    Laura Spanò6 Agosto 2026 - Cronaca
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    Trapani- La Camera Penale del capoluogo, anche quest’anno, in visita presso la Casa Circondariale di Trapani, coerentemente ai suoi impegni di sempre, per ascoltare le istanze dei detenuti; per verificare lo stato dei locali; per stigmatizzarlo nel confronto con i rappresentanti dell’Autorità Penitenziaria.

    Sarà ancora lunga la strada per poter affermare che il carcere è un luogo sicuro, attento ai diritti personali dei detenuti.
    Abbiamo, però, avuto riscontro da parte del Direttore e del Comandante della Polizia Penitenziaria del loro impegno quotidiano e delle difficoltà che incontrano nell’ambito dell’organizzazione del sistema carcerario. Noi saremo ancora e sempre presenti.

    Nelle scorse settimane il carcere di Trapani era stato oggetto di altre due visite nel corso delle quali erano state riscontrate le medesime, “gravi” criticità e che investono: detenuti, polizia e la stessa struttura. Una delegazione era composta dalla Camera Penale di Marsala, “Nessuno tocchi Caino”, i pm Sara Varazi e Carlotta Barbanti del Tribunale di Marsala, il magistrato di Sorveglianza di Trapani, Chiara Pesavento e operatori istituzionali. Divisa in gruppi la delegazione ha visitato i reparti: “Ionio” alta sicurezza; “Adriatico” e “Mediterraneo”.

     In quest’ultimo reparto era stata riscontrata “una situazione che desta profonda preoccupazione” aveva spiegato  l’avvocato Francesca Frusteri, presidente della camera penale. “Rispetto al passato abbiano notato che il degrado e la fatiscenza del penitenziario è evidente: celle con acqua a terra, buio, ambienti con muffa, condizioni igienico-sanitarie compromesse, ruggine e segni di evidente degrado strutturale; acqua di colore giallastro proveniente dai rubinetti; locali poco salubri e penalizzati dalle elevate temperature, senza ventilatori, un caldo infernale, forse c’erano 40 gradi all’interno delle celle”.“Mancano psichiatri, medici e risorse necessarie ad assicurare adeguata assistenza alle persone ristrette. Non funziona il Serd”. La delegazione giudica “allarmante aver constato che molti detenuti trascorrono fino a 20 ore al giorno nelle celle. La permanenza all’aperto è consentita dalle 9 alle 11 e dalle 13 alle 15, poco fruibili con temperature elevate e proibitive”. Tra le denunce raccolte: “carenza di attività, di laboratori, percorsi formativi, opportunità lavorative, iniziative per il reinserimento sociale insufficienti rispetto alle esigenze della popolazione detenuta. Una pena priva di concrete occasioni di crescita e di responsabilizzazione rischia di perdere la propria funzione costituzionale, riducendosi a mera custodia”.

    Era composta da sindacati della Uil Fp della polizia penitenziaria Sicilia, guidata dal responsabile regionale Gioacchino Veneziano, l’altra delegazione. In 40 foto scattate durante il sopralluogo sono state messe a nudo le criticità del reparto “Mediterraneo”. Foto che lo scorso 21 luglio a Palermo, erano state consegnate al vice capo del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Massimo Parisi. Per Veneziano “sono necessarie opere straordinarie e immediate per eliminare quelle che definite palesi violazioni delle norme in materia di igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro previste dal decreto legislativo 81 del 2008”.

    Pur riconoscendo che dal provveditorato regionale la direzione del carcere ha ottenuto l’autorizzazione ad avviare alcuni lavori, la Uil ritiene che “gli interventi non siano sufficienti a risolvere le criticità riscontrate durante la visita”. Il sindacato punta anche l’attenzione sulla carenza di personale di polizia. Attualmente nella struttura penitenziaria ci sono complessivamente 560 detenuti, 200 dei quali nel famigerato reparto “Mediterraneo”. Il personale nel 2025 ha espletato 87 mila ore di strarodnario e avanza 8000 giornate di congedo. A fronte di 24 ispettori in organico, in servizio ve ne sono sei. Dei 30 sovrintendenti, presenti solo 19, gli agenti sarebbero 204 rispetto ai 250 previsti. “A ciò si aggiunge, che 22 agenti e due ispettori sono impiegati in servizi di scorta e nel NIR, circostanza che altera la reale disponibilità di personale all’interno del Cerulli, H24 ci sono 90 agenti. “Come si può lavorare in questo modo”. Le condizioni che il sindacato definisce inaccettabili per il personale della polizia, sono le stesse – se non peggiori – in cui vivono le persone detenute. E poi chiude “Non dimentichiamolo. Il carcere è punizione ma deve essere al tempo stesso lungo di recupero e non deve violare la dignità umana anche del peggiore criminale. Ogni altra visione non appartiene né ad uno Stato né ad una società che voglia definirsi civile”.

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