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    La maggiore età della “giovanissima” Calcestruzzi Ericina Libera
    Nel 2008 nasce la coop sulle ceneri dell'azienda confiscata al boss ed ergastolano Vincenzo Virga. Oggi dà lavoro a diciotto persone. I 100 passi dalla confisca al riuso sociale dei beni tolti alla mafia
    Rino Giacalone29 Marzo 2026 - Cronaca
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    Trapani – di Rino Giacalone – Loro, i protagonisti di questa storia, forse non lo sanno, ma se ci sono, se hanno un posto di lavoro, è perché hanno applicato la filosofia giapponese del “Kintsugi”, l’arte di mettere assieme i cocci di una ceramica rotta con la lacca e l’oro. Sono trascorsi diciotto anni dalla nascita della Cooperativa Ericina Libera. Furono in otto a firmare l’atto costitutivo, ieri ci lavoravano in dodici, oggi, turn over compreso, sono in diciotto.

    Quegli otto non lo sapevano ancora, ma furono il primo esempio concreto di come dai beni confiscati può rinascere una impresa. Divennero imprenditori e padroni del loro lavoro, titolari di un’azienda, confiscata alla mafia. La peggiore mafia, quella del boss Vincenzo Virga che decideva quando sparare bene e quando soprattutto votare bene. Quando scattò il sequestro lavoravano da dipendenti di quell’azienda di produzione di calcestruzzo, e a Trapani, attorno a loro, vedevano il coro di tanti che ne auspicavano il fallimento e la chiusura, dalla loro parte pochi tifosi.

    L’impresa fino al giorno prima del sequestro vendeva cemento a tutti, in città e nell’hinterland avevano l’esclusiva, dopo i sigilli della confisca ci fu la fuga dei clienti, obbligati anche a comprare altrove il calcestruzzo. Nella filosofia giapponese del “Kintsugi” l’azienda rappresenta la ceramica che si rompe, a causa del sequestro e della confisca. La “lacca” è la legalità, l'”oro” il valore sociale. La Calcestruzzi Ericina Libera è un esempio che è arrivato fin dentro il cuore dell’Europa, dai beni confiscati al riuso sociale il passo è breve. Meno di 100 passi.

    Legalità e Ambiente

    L’azienda si è trasformata, è diventato uno dei pochi impianti esistenti nel meridione che reimpiega gli sfabbricidi dell’edilizia, fabbrica la materia prima per poi produrre il calcestruzzo, risultato uno dei migliori per qualità , e soprattutto perché nel Dna c’è anche il rispetto della Legalità e dell’Ambiente. E poi viene applicata il teorema del “Noi”, dell'”Insieme si può”. Per mettere tutti i nomi di questi protagonisti serve parecchio spazio, ma certamente vanno nominati Giacomo Messina, il presidente, Gisella Mammo Zagarella, ingegnere e amministratore delegato, Luigi Ciotti, il presidente di Libera, che si schierò subito con quei lavoratori, soffrendo e gioendo assieme a loro, Angelo Toschi il progettista che ha messo in piedi l’impianto, Pierluigi Stefanini, il presidente Unipol che partecipò all’investimento.

    Calcestruzzi Ericina Libera, dove Libera significa conquista della vera e unica Libertà. Ma sicuramente anche, a parte i lavoratori, che meriterebbero di essere indicati uno per uno, a cominciare dall’infaticabile Bartolo Caruso, c’è da sottolineare l’amministratore giudiziario Luigi Miserendino nemico giurato del clan mafioso per la sua testardaggine a non indietreggiare mai di un passo, ed evitare il fallimento. Miserendino anni dopo sarebbe stato protagonista, a Palermo, di una assurda vicenda giudiziaria, ne è uscito indenne, ma quello che gli è accaduto non è stato indolore e normale, qualche manina per vendetta e invidia gli causò dei guai ingiusti, un pezzo di Giustizia preferì credere a bugie invece di guardare ai risultati. Si dice che “a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”.

    Il prefetto Fulvio Sodano

    Si perché in questa storia c’è chi non ha subito gravi conseguenze e dallo Stato non è stato ringraziato. Si chiamava Fulvio Sodano, è scomparso da qualche anno. Nel 2001 arrivò a Trapani da prefetto, mentre la Calcestruzzi Ericina stava affogando. Sodano si trovò sul tavolo un lungo elenco di proprietà confiscate alle mafie che restavano in mano ai mafiosi e aziende come la Ericina che qualcuno voleva riportare sotto il controllo di Cosa nostra. Lui, con l’allora capo della Squadra Mobile Giuseppe Linares, il pm Andrea Tarondo, si misero in trincea combattere contro Cosa nostra e i complici che volevano veder cadere quell’azienda confiscata, perché lo Stato in questa terra non doveva vincere. Sodano pagò quel suo impegno, venendo trasferito da Trapani, come pretendeva il capo mafia Ciccio Pace, un processo dimostrerà che si era ritrovato pure come acerrimo nemico l’allora sottosegretario all’Interno Tonino D’Alì, ora in carcere con una condanna a sei anni per concorso esterno in associazione mafiosa. D’Alì un giorno lo affrontò e gli disse “che stava favorendo le imprese confiscate”.

    L’ultimo atto di Sodano

    L’ultimo atto di Sodano prefetto a Trapani fu quello di riunire il 19 luglio 2003 attorno ad un tavolo enti locali, agenzia beni confiscati, demanio, per firmare un atto rispetto al quale nessuno potè mai tornare indietro, il riuso dei beni confiscati. Al suo fianco sedeva Luigi Ciotti. “Io sto andando via per questa riunione di oggi” ebbe a dire, pubblicamente affermò che in quel momento lo Stato vinceva sul malaffare, pur avendo al suo interno pezzi di antistato.

    Ieri in un locale i pezzi, le persone, donne e uomini, di questa bella storia si sono ritrovati per festeggiare la maggiore età della Coop. C’erano Maria Augello e Andrea Sodano, vedova e figlio del prefetto Fulvio, e poi una folla di familiari. Tutti presenti per dire che è possibile contrastare Cosa nostra e i suoi complici in grisaglia, e come una ceramica rotta possa essere messa assieme e diventare più resistente di prima.

    Una bella lezione per Trapani

    Una bella lezione per una città che ancora oggi stenta a dar solidarietà alla Calcestruzzi Ericina Libera, come se tutto sia stato facile, come se dar sostegno a quella Coop sia stato come rendere un favore, e non invece riconoscere l’esercizio di un dovere, quello di togliere linfa economica alle mafie per consegnarla alla migliore società degli onesti.

    Contro Cosa nostra ci sono tantissime battaglie vinte, nell’elenco c’è la storia della Calcestruzzi Ericina Libera. Il prefetto Sodano, stiano bene attenti tanti, anche chi cerca di riemergere da quel passato, con una pretesa verginità, l’unica battaglia che ha perduto è stata quella contro quella malattia che gli ha tolto la voce e le forze, ma lui la mafia, quella dei boss e della politica, quella dei collusi e dei cnovvienti, quella masso- mafia l’ha sconfitta nello scontro diretto, e a tutti ci ha lasciato l’esempio preciso, “Insieme si può” vincere.

    Auguri Calcestruzzi Ericina Libera.

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