Cronaca
Trapani – L’operazione antimafia Scialandro, di Carabinieri, Squadra Mobile e Dia coordinati dalla Dda di Palermo, in due anni di lavoro ricostruì gli organigrammi delle «famiglie mafiose» svelando le collusioni tra esponenti della vecchia amministrazione comunale di Custonaci e i clan. I mafiosi si vantavano di aver fatto eleggere un consigliere comunale e di aver determinato la nomina di un assessore. Dietro l’operazione ci fu una “gola profonda”. A svelare i rapporti tra l’allora ex vicesindaco Carlo Guarano (condannato a 8 anni e 6 mesi in appello) e i clan mafiosi della zona, le rivelazioni dell’ex assessore Giovanni Noto – oggi vicesindaco di Custonaci.
Le dichiarazioni di Noto furono riscontrate dagli investigatori. Grazie alle relazioni illecite i boss riuscivano ad imporre all’amministrazione i nominativi dei beneficiari di contributi elargiti in pandemia, pilotare l’affidamento di appalti pubblici, come l’appalto per l’approvviggionamento dell’acqua, in favore di ditte colluse o a loro riconducibili, anche per interposta persona, o l’affidamento diretto per opere di manutenzione o lavori da eseguire sul territorio di Custonaci.
In aula ieri il vicesindaco Noto è stato sentito nell’ambito del processo che si tiene davanti al tribunale, presidente Massimo Corleo, pm Giacomo Brandini, relativo al troncone ordinario che vede imputati, tra gli altri, Mariano Minore e Pietro Armando Bonanno, quest’ultimo indicato dagli investigatori come uno dei riferimenti della nuova mafia trapanese. Noto ha risposto anche alle domande dei difensori, non mostrando alcuna incertezza, confermando che il suo racconto durante l’istruttoria era perfetta conseguenza della realtà vissuta.
Le difese hanno tirato fuori una indagine che alcuni anni fa riguardò Noto, truffa e frode fiscale. Doveva essere un punto di attacco, ma Noto ha risposto mostrando l’avvenuto suo pieno proscioglimento. Lui dentro l’armadio non ha scheletri da nascondere.