Economia
Castellammare del Golfo – Il sistema marittimo regionale, che comprende pesca, cantieristica, logistica portuale, turismo costiero e servizi ambientali, genera un valore totale della filiera del mare 17,4 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 17,6% del totale dell’economia regionale
La Sicilia si conferma tra le regioni italiane in cui l’economia del mare ha il peso più rilevante sull’economia complessiva, con un’incidenza del 6% sul valore aggiunto regionale, a fronte di una media nazionale del 4%.
È quanto emerge dal Report “Economia del Mare Sicilia 2025”, realizzato dall’Osservatorio nazionale sull’Economia del Mare – OsserMare del Centro Studi Tagliacarne – Unioncamere, presentato in mattinata nell’ambito dell’ottava Seacily, il Salone della nautica di Sicilia, in corso nel porto di Castellammare del Golfo, organizzato in esclusiva da “Rete Nautica del Mediterraneo”, su incarico di “Assonautica Palermo”.
L’appuntamento, ormai punto di riferimento per il comparto nautico nel Mediterraneo, propone fino a domenica prossima esposizioni, convegni, innovazione, prove in mare, attività educative e networking tra operatori del settore. In esposizione oltre 50 imbarcazioni, marchi di primo piano della nautica, tecnologie d’avanguardia, un villaggio con stand tematici, simulatori di vela e l’emblematica esposizione delle “barche della legalità” della Lega Navale Italiana.
Il sistema marittimo regionale, che comprende pesca, cantieristica, logistica portuale, turismo costiero e servizi ambientali, genera un valore totale della filiera del mare 17,4 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 17,6% del totale dell’economia regionale di cui 5,9 miliardi di euro di valore aggiunto diretto. L’economia del mare siciliana conta oltre 102 mila occupati e 29.561 imprese, pari al 6,4% del totale delle imprese dell’isola.
Secondo il report dell’Osservatorio Nazionale sull’Economia del Mare – OsserMare, l’economia del mare rappresenta un motore strategico per la crescita e la coesione territoriale e, in Sicilia, si configura come un ecosistema produttivo in grado di moltiplicare per 1,9 ogni euro generato in valore aggiunto diretto, rispetto a una media nazionale di 1,8. I principali indicatori regionali mostrano una crescita sostenuta: il valore aggiunto diretto segna un incremento del 16,9%, l’occupazione cresce del 4,9% e il numero di imprese aumenta del 3,2%.
I settori più rilevanti per la creazione di valore sono i servizi di alloggio e ristorazione, che rappresentano il 36,5% del valore aggiunto complessivo, la movimentazione di merci e passeggeri via mare (32,8%) e la cantieristica navale insieme alle attività di ricerca, regolamentazione e tutela ambientale (8,5% ciascuna). Seguono la filiera ittica con il 7% e le attività sportive e ricreative con il 6,3%.
La “Blue Economy” è fortemente concentrata nelle aree costiere, che in Sicilia comprendono 192 comuni, di cui 123 litoranei e 69 prossimi al mare. In queste aree si produce il 78,2% del valore aggiunto complessivo regionale e risiede il 73,5% della popolazione dell’isola. Sul piano provinciale, Palermo guida la classifica con il 37,5% del valore aggiunto regionale, pari a circa 2,23 miliardi di euro, seguita da Catania con il 17,5% (circa 1,04 miliardi) e Messina con il 16,1% (circa 958 milioni). Seguono Siracusa con il 9,2%, Trapani con l’8,1%, Ragusa con il 5,5% e Agrigento con il 5%. Palermo si colloca inoltre al sesto posto tra le province italiane per numero di imprese blu, mentre Messina è al decimo posto nazionale.
Tra il 2019 e il 2024 la base imprenditoriale dell’economia del mare in Sicilia è aumentata di quasi 4.000 unità, trainata soprattutto dai settori del turismo marittimo e costiero. Le imprese femminili rappresentano il 24,2% del totale, a fronte di una media nazionale del 22,6%, e crescono del 20,1% nel quinquennio. Le imprese straniere incidono per il 4,7% e aumentano del 35,7%, mentre le imprese giovanili rappresentano il 10,2% del totale, con una lieve riduzione rispetto al 2019.
“Con un’incidenza del 6% sul valore aggiunto e del 6,4% sulle imprese, la Sicilia si colloca tra le regioni leader della Blue Economy insieme con Campania, Lazio e Sardegna, confermandosi ponte strategico del Mediterraneo e laboratorio di sperimentazione per le politiche di sostenibilità, innovazione e turismo marittimo”, ha sottolineato Antonello Testa, coordinatore dell’Osservatorio nazionale sull’Economia del Mare – Ossermare, collegato da remoto per la presentazione del report.
Nel 2024 l’export dell’economia del mare siciliana ammonta a 124,9 milioni di euro, a fronte di 495,3 milioni di import, con un saldo negativo di 370 milioni. Il settore ittico è quello più rilevante per volumi commerciali, con 84,9 milioni di euro di export, mentre Palermo, Agrigento e Trapani mostrano i più alti indici di specializzazione produttiva.
Turismo
A Trapani si costruivano barche con la vela latina
Trapani – C’era un tempo in cui a Trapani si viaggiava con il vento.
Non era solo un modo di dire, ma una realtà concreta, quotidiana, fatta di mani callose, legno di quercia, vele triangolari tese contro il cielo e il mare. Era il tempo delle barche a vela latina, quando il vento era il motore delle nostre rotte e l’intelligenza dell’uomo era arte.
Nel porto di Trapani, un tempo tra i più attivi del Mediterraneo, ormeggiavano buzzi, muciare, schifazzi, costruiti da maestri d’ascia che lavoravano nel silenzio interrotto solo dallo scroscio del mare. Erano barche nate per il lavoro: la pesca del tonno, del corallo, il trasporto del sale, della manna, della speranza.
La vela latina, con la sua forma semplice e potente, non era solo una vela: era una firma trapanese. Una vela che sapeva ascoltare il vento, piegarsi ad esso senza mai cedere, issarsi come bandiera di un popolo marinaro.
Ogni barca era unica, costruita a mano, senza piani scritti. Bastavano l’occhio, la memoria e la tradizione.
Diverse Famiglie come , da generazioni, trasformavano tavole grezze in scafi eleganti, capaci di reggere la tempesta e il tempo.
Dietro ogni chiodo, una preghiera.
Dietro ogni curva, un ricordo.
Chi saliva su una barca trapanese, sapeva di affidarsi a qualcosa di più di un semplice mezzo. Era una creatura viva, fatta di legno, sudore e anima.
Navigare con la vela latina era ascoltare il mare.
Non c’erano motori, né comandi elettronici. Solo il silenzio rotto dal fruscio del vento sulla vela, dallo scricchiolio delle tavole, dal richiamo dei gabbiani.
Si imparava a rispettare il mare e le sue regole.
Si partiva all’alba e si tornava al tramonto, con il sole in faccia e il sale sulla pelle.
Chi ricorda quei tempi, racconta con gli occhi lucidi la danza delle barche tra le correnti.
Era una danza lenta, fatta di gesti precisi e pazienti.
Una danza che oggi, in un mondo che corre, commuove.
Oggi, grazie all’impegno di appassionati e associazioni culturali, alcune di quelle barche sono tornate a solcare le acque.
Le regate storiche, i corsi di vela tradizionale, le uscite al largo con le vecchie vele issate: tutto questo è resistenza culturale.
È la memoria che non si arrende.
A Trapani, dove il mare è ancora parte del carattere della città, la vela latina è un filo che unisce passato e presente. Un simbolo silenzioso che ci ricorda chi siamo e da dove veniamo.
Oggi i moli di Trapani sono cambiati, ma il vento è lo stesso.
Soffia tra le barche moderne, ma se ascolti bene, porta con sé la voce di chi navigava senza fretta, di chi conosceva ogni stella, ogni corrente.
Di chi costruiva con amore, e non per consumo.
E allora sì, forse dovremmo imparare di nuovo a viaggiare con il vento.
A fidarci della bellezza semplice, della fatica vera, del legame profondo tra l’uomo e la natura.
Perché una barca a vela latina non è solo un mezzo. È un insegnamento. È Trapani che respira.
Attualità
Mazara del Vallo, Per la prima volta un mazarese eletto vicepresidente nazionale di Federpesca. Si tratta dell’armatore Santino Adamo. La sua elezione è avvenuta nel corso della riunione della Giunta direttiva dell’associazione datoriale affiliata a Confindustria per il rinnovo delle cariche direttive.
Adamo, 74 anni, già rappresentante regionale di Federpesca, era stato eletto consigliere per la Sicilia (l’altro eletto è il catanese Stefano Pennisi), successivamente vicepresidente nazionale.
Adamo ha ringraziato la marineria di Mazara del Vallo e i delegati per la fiducia che gli hanno accordato.” Ho sempre lavorato per lo sviluppo e la soluzione dei problemi del comparto che attraversa una grave crisi, vedi il caro-gasolio per il quale chiediamo la misura del credito d’imposta, il problema della carenza di personale di bordo nel settore peschereccio; la questione della Cassa marittima di Mazara del Vallo ove ancora lunghe attese per le visite biennali; la questione delle demolizioni dei natanti la cui graduatoria è attesa nel mese di febbraio”.
Il sindaco di Mazara del Vallo, Salvatore Quinci, esprime le sue più sincere congratulazioni a Santino Adamo, eletto vicepresidente nazionale di Federpesca, un ruolo di grande prestigio e responsabilità per il settore della pesca italiana.
“L’elezione di Santino Adamo a vicepresidente nazionale di Federpesca è motivo di orgoglio per la nostra città, da sempre al centro delle dinamiche della pesca mediterranea. La sua esperienza, la competenza e il costante impegno a favore del comparto ittico rappresentano un valore aggiunto per tutto il settore e per il futuro della nostra marineria. Sono certo che saprà portare avanti con determinazione e visione le istanze dell’intera categoria, contribuendo allo sviluppo e alla tutela di una delle risorse economiche più importanti del nostro territorio”, dichiara il sindaco Quinci.
Mazara del Vallo, con la sua storica flotta peschereccia e il suo ruolo chiave nella filiera ittica, vede in questa nomina un ulteriore riconoscimento del valore e delle capacità degli operatori locali nel contesto nazionale.
Il sindaco Quinci, a nome dell’amministrazione comunale e dell’intera comunità mazarese, formula a Santino Adamo i migliori auguri di buon lavoro, con la certezza che saprà rappresentare al meglio le esigenze del settore e contribuire a nuove prospettive di crescita e sostenibilità per la pesca italiana.