Cronaca
Trapani – Carmelo Alogna 40 anni, pregiudicato di Trapani è stato condannato a venti anni di carcere dal gup del tribunale del capoluogo, giudice Massimo Corleo, per l’omicidio di Liborio Como, 53 anni, ucciso a gennaio dello scorso anno. Alogna dopo il rinvio a giudizio chiesto dalla Procura, aveva scelto di essere giudicato con il rito abbreviato. Ieri la sentenza: venti anni.
Il delitto di Liborio Como, muratore ed ex pizzaiolo, commesso, in via Urbino, nel rione popolare di San Giuliano ad Erice, sarebbe maturato nell’ambito di una gestione di una casa popolare. La vittima fu raggiunta da alcuni fendenti che non gli lasciarono scampo.
L’assassino avrebbe utilizzato uno stiletto, un’arma simile ad un pugnale. Il cadavere venne ritrovato nei pressi di un locale, conosciuto come «A Putia». Como ferito, era riuscito ad uscire fuori, e a sedersi su una sedia, per poi stramazzare a terra, venne soccorso mentre si trovava disteso sul marciapiede, davanti alla saracinesca del locale.
Quando arrivò l’ambulanza, i sanitari del 118 cercarono di rianimarlo, ma non ci fu nulla da fare.
Dalla ricognizione cadaverica, eseguita dal medico legale, il corpo presentava ferite da arma da taglio alla testa e al torace. All’alba del 17 gennaio Carmelo Alogna si presentò in questura confessando di essere l’autore del delitto, ribadendo però di non ricordare quanto era successo la sera precedente.
«Ieri mattina – confessò Alogna in questura – ho iniziato a bere, ho tirato cocaina, poi sono andato alla taverna, cercavo Liborio mi è venuto di fronte e gli ho detto tua nipote quanto tempo ci deve mettere a lasciare la casa, è già un anno che sono in difficoltà poi non ricordo più nulla».
«Verso le tre del mattino mi sono ripreso e ho cominciato a ricordare qualcosa». Da qui la decisione di rivolgersi alla sorella: «mio cognato – confessa Alogna – mi ha detto cosa avevo fatto e che c’era un morto».
Agli investigatori della Squadra Mobile a fare il nome di Alogna era stata però la sua ex compagna, giunta sul luogo del delitto mentre la Polizia ancora faceva i rilievi ed il medico legale procedeva ai primi esami.
Liborio Como era conosciuto da tutti era una brava persona, aveva solo cercato di aiutare ancora una volta la nipote. In più di una circostanza sarebbe infatti intervenuto per dirimere liti e dissapori tra i due ex relativi ad un alloggio popolare che Alogna aveva lasciato dopo l’interruzione della relazione. L’ultimo incontro quello in via Urbino fu fatale per l’uomo.
Cronaca
Partinico – La polizia ha fermato un uomo di 47 anni F.L. , è accusato di avere ucciso con tre colpi d’arma da fuoco l’allevatore Vito La Puma di 73 anni di Borgetto. L’omicidio è avvenuto mentre la vittima si trovava a pascolare gli animali in contrada Principe di Mezzavilla, al confine con Borgo Parrini.
A due settimane dall’omicidio gli investigatori della squadra mobile, sarebbero riusciti a individuare l’uomo che avrebbe teso un agguato al pastore di cui avrebbe conosciuto le abitudini. Ad aiutare le indagini i rilievi della Scientifica, dov’è stato rinvenuto il cadavere, e l’acquisizione delle immagini estrapolate dalle telecamere che si trovavano nella zona.
Si tratta di un incensurato. Il movente del delitto, sembra essere legato a una serie di furti di frutta e ortaggi registrati nel terreno dell’indagato che avrebbe avuto qualche accesa discussione con la vittima in passato. Si cerca ora l’arma
Cronaca
Palermo – La Procura di Palermo ha notificato l’avviso di chiusura dell’indagine sulla strage di Monreale a Salvatore Calvaruso, 19 anni, Samuel Acquisto, 18 anni, e Mattias Conti, 20 anni, tutti indagati per omicidio, rissa e lesioni gravissime.
L’atto è stato notificato anche al ventenne Michele Acquisto che risponde, però, solo di rissa.
La strage avvenne il 26 aprile di un anno fa durante la festa del Santissimo Crocifisso. Sotto i colpi di arma da fuoco sparati da Calvaruso e Conti, incitati da Acquisto, morirono tre ragazzi di Monreale e altri due rimasero feriti. Dietro la sparatoria un rimprovero per motivi banali che le vittime avevano rivolto a un gruppo di ragazzi del quartiere Zen di Palermo A perdere la vita furono Massimo Pirozzo (26 anni), Salvatore Turdo (di 23) e Andrea Miceli (di 26 )
Cronaca
Aggiornamento – I carabinieri di Scicli, per l’omicidio di Giuseppe Ottaviano, commesso il 12 maggio del 2024, hanno tratto in arresto, il nuovo fidanzato della ex compagna della vittima, il 43enne Giovanni Agosta. Nei confronti dell’indagato è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per omicidio aggravato
Ragusa – Svolta nelle indagini per l’omicidio di Giuseppe Ottaviano. I carabinieri di Ragusa hanno arrestato il presunto omicida. Ottaviano 41 anni fu trovato morto da familiari e amici nella sua abitazione a Scicli il 12 maggio 2024.
L’attività investigativa coordinata dalla Procura ragusana, riferiscono i carabinieri in una nota, è stata svolta con indagini scientifiche e di tipo tradizionale per oltre un anno e ha permesso di ricostruire come e con chi la vittima trascorse le sue ultime ore di vita e di individuare movente e autore del delitto.
Ottaviano era stato trovato cadavere all’interno della sua abitazione di via Manenti, da familiari e amici, preoccupati perché da molte ore non dava più notizie di sé e non rispondeva al telefono. L’attività investigativa, protrattasi ininterrottamente con indagini scientifiche e di tipo tradizionale per oltre un anno, ha permesso di ricostruire come e con chi la vittima avesse trascorso le sue ultime ore di vita e di individuare movente e autore del delitto.
Nella casa del 40enne erano state trovate numerose tracce di sangue e oggetti in disordine, ma all’ingresso non c’erano segni di effrazione, dettaglio che ha portato gli inquirenti a indagare nella cerchia di conoscenze della vittima. Il corpo senza vita era riverso a letto, con ferite al sopracciglio, alla testa, al volto e al naso. Nessun segno di colluttazione prolungata, ma chiari indizi di un’aggressione feroce.
Giuseppe Ottaviano quella mattina era andato nella casa al mare a Donnalucata, poi era tornato nella sua Scicli. Dopo aver trascorso la serata tra i locali era tornato a casa, parcheggiando il suo suv in modo strano, tanto da costringere il giorno dopo il vicino a chiamare il carro attrezzi per rimuoverla. Nelle ore successive, viste le numerose chiamate senza risposta, è stata la zia a far viste all’uomo, trovandolo senza vita. L’autopsia ha poi confermato la brutalità dell’aggressione: fratture multiple e lesioni gravi, compatibili con un violento omicidio.
Cronaca
Capizzi (Messina) – Una drammatica verità quella che emerge in queste ore di indagini sull’omicidio di Giuseppe Di Dio, il sedicenne, ucciso sabato sera a Capizzi. Giuseppe infatti potrebbe essere stato ucciso per errore.
La vittima si trovava al bar con gli amici quando sono arrivati i tre componenti di una stessa famiglia ed uno di loro pistola alla mano ha fatto fuoco. I carabinieri dalla compagnia di Mistretta e del Comando provinciale di Messina hanno fermati su ordine della Procura di Enna.
A fare fuoco nella centrale via Roma sarebbe stato un ventenne, Giacomo Frasconà Filaro, arrivato a bordo di una macchina con il padre Antonino, 48 anni, e il fratello Mario, diciottenne. I reati contestati sono omicidio, tentato omicidio, detenzione abusiva di arma clandestina, lesioni personali e ricettazione.
Giuseppe Di Dio, è morto sul colpo, raggiunto da quel proiettile sparato contro di lui forse per sbaglio, ricoverato ma non in gravi condizioni un altro giovane di 22 anni che si trovava con la vittima.
Pare, infatti che dietro l’omicida ci sia una lite del giovane ventenne che ha sparato, ma con un altro ragazzo, che sabato sera però non era presente al momento del delitto.
Giuseppe era uno studente modello. Iscritto all’alberghiero di Troina in provincia di Enna, nell’istituto omnicomprensivo Don Bosco Majorana, era conosciuto come un ragazzo perbene. Dedito allo studio, aiutava spesso la sua famiglia, che ha un’azienda agricola e zootecnica.
“La nostra comunità è sgomenta e incredula, è una vera tragedia. Io insegno a Nicosia e non conoscevo personalmente il giovane ucciso che andava a scuola a Troina, ma conosco la famiglia fatta di gente per bene e grandi lavoratori. Mi dicono che il figlio era un ragazzo timido, bravo e studioso”. Lo dice il sindaco di Capizzi, Leonardo Giuseppe Principato Trosso commentando l’omicidio del ragazzo.
Cronaca
Capizzi (Messina ) – Un ragazzo di 16 anni Giuseppe Di Dio è stato ucciso a colpi di pistola metre si trovava davanti un bar in via Roma a Capizzi, in provincia di Messina. Il ragazzo sabato sera è morto dopo essere stato raggiunto da colpi di arma da fuoco. Ferito anche un 22enne, ricoverato all’ospedale di Nicosia ma non sarebbe in pericolo di vita.
Secondo una prima ricostruzione, la vittima, studente dell’istituto alberghiero, attorno alle 21,30 di ieri sera (1 ottobre 2025), era davanti a un bar molto affollato, quando sarebbe giunta un’automobile con tre persone a bordo. Una di queste persone è scesa e avrebbe esploso colpi di arma da fuoco uccidendo il sedicenne, morto dopo essere arrivato presso la guardia medica di Capizzi.
Non è noto il movente. Aperta ogni ipotesi. Bocche cucite in caserma e alla compagnia di Mistretta, diretta dal capitano Silvio Imperato, coordinati dalla Procura di Enna, hanno fermato tre persone. Un ventenne, colui che avrebbe sparato più volte, il fratello di 18 anni e il padre di 48. Recuperata e sequestrata l’arma, una pistola con matricola abrasa. Le accuse per il giovane fermato sono: omicidio, tentato omicidio, detenzione abusiva di armi, detenzione di arma da fuoco clandestina, lesioni personali e ricettazione. I due sono accusati di averlo accompagnato sul luogo del delitto.
Cronaca
Palermo – Si terranno domani giovedì 16 alle 10.30 in Cattedrale i funerali di Paolo Taormina, il giovane ucciso con un colpo di pistola domenica scorsa davanti al locale gestito dalla sua famiglia all’Olivella. Il sindaco Roberto Lagalla ha proclamato il lutto cittadino.
E domani mentre saranno in corso le esequie in cattedrale, si fermeranno tutte le attività in corso al porto di Palermo e le navi ormeggiate effettueranno un “triplice fischio di sirena”, tradizionale segno marittimo di cordoglio e partecipazione in memoria della precoce scomparsa del giovane.
L’autopsia, ha accertato che il ragazzo è stato freddato da un colpo di pistola che è stato sparato da Gaetano Maranzano 28 anni dinamica da lui stesso confessata ai pm. Per domani è stata fissata l’udienza di convalida del fermo.
Un omicidio questo che ha scosso la città, diverse le manifestazioni per chiedere più sicurezza.
Cronaca
Palermo – Ha ammesso il delitto Gaetano Maranzano, fermato per l’omicidio di Paolo Taormina, il 21enne assassinato a Palermo nel cuore della movida la notte scorsa.
Ai carabinieri che lo hanno rintracciato nella sua casa in via Nino Geraci ha riferito di aver incontrato casualmente la vittima la scorsa notte mentre interveniva per sedare una rissa.
Maranzano ha raccontato che Taormina tempo prima aveva importunato la sua compagna e che vedendoselo davanti la ha perso il controllo e l’ha colpito.
Gli inquirenti stanno verificando la sua versione. L’omicidio è avvenuto davanti a “O Scrusciu”, questo è il nome del locale che Taormina gestiva insieme ai genitori.
Taormina avrebbe provato a sedare una rissa e soccorrere un ragazzo vittima di un pestaggio, ma è stato ucciso con un colpo di pistola. Così il giovane è stato freddato a 21 anni nei pressi del Teatro Massimo, nella zona della “movida palermitana”. Stando alle prime ricostruzioni, la vittima intorno alle tre del mattino si è accorto che un gruppo aveva aggredito un coetaneo ed è intervenuto in suo aiuto. Ma uno dei giovani coinvolti nella rissa, avrebbe estratto una pistola e aperto il fuoco a distanza ravvicinata puntando dritto alla fronte del 21enne. Poi la fuga a bordo di uno scooter. Nonostante il rapido intervento del 118, per la vittima non c’è stato nulla da fare.
“C’era una rissa. In dieci picchiavano un ragazzo. Paolo è uscito e ha detto loro di smetterla e di spostarsi perché loro dovevano lavorare. Sembrava finita, quando uno lo ha colpito a distanza ravvicinata. Stava lavorando. Si stava guadagnando il pane. Come si fa a ucciderlo per una banale rissa?” si chiede il giovane amico della vittima che conferma la dinamica dei fatti.
Cronaca
Palermo – “Vicini alla famiglia, ennesima vittima della violenza cittadina,la città è allo sbando”.
“L’ennesima vittima della violenza di strada, della costante voglia di sopraffazione dell’altro, dell’assenza di valori e punti di riferimento, del disorientamento totale in cui vivono alcuni giovani. Tutta Palermo piange l’ennesima giovane vita persa senza un perché, siamo vicini alla famiglia. Serve un intervento immediato i cittadini hanno paura”. Lo afferma Federica Badami segretaria generale Cisl Palermo Trapani. “Il fallimento è di tutti se le giovani generazioni pensano che armarsi di odio e violenza, sia il modo di vivere la città. Le risse sono all’ordine del giorno, i commercianti del centro storico non si sentono al sicuro e spesso a farne le spese della violenza diffusa, che non proviene solo dalle giovani generazioni, sono anche i lavoratori”.
Badami aggiunge, “ma l’accesso alle armi a Palermo, anche ai giovani, è diventato così semplice? E’ una riflessione che rappresenta un punto di partenza su cui possano lavorare insieme coloro i quali abbiano a cuore la città”. “Ad aggravare tutto c’è la percezione della sicurezza della città, che sta cambiando agli occhi di coloro i quali la vivono e anche coloro i quali la guardano come turisti, e questo potrebbe provocare danni non solo economici ma anche di immagine di una città bellissima che ha sempre tanto da offrire”. Badami conclude “bisogna rispondere uniti allo sbando con una strategia di prevenzione che partendo dalle scuole diffonda i principi di rispetto per la vita altrui, di tolleranza, di ripudio dell’uso delle armi, e a ciò serve unire misure immediate e concrete contro la malamovida e per la sicurezza dei cittadini. Lo Stato deve far sentire la sua voce, attraverso presidi del territorio che garantiscano controlli continui e costanti, agendo però, anche, su un lavoro congiunto sul fronte preventivo che sia lungimirante e strutturale, la città è ormai in emergenza”, conclude Badami.
“Stanotte Palermo si è ferita di nuovo. Un ragazzo è morto in via Spinuzza, nel cuore della nostra movida, e, secondo una prima ricostruzione, è intervenuto per sedare una rissa”. Così Rosa Di Stefano, presidente di Federalberghi Palermo, esprime il proprio dolore e la propria indignazione per la tragedia che ha scosso la città. “Sono profondamente addolorata, come donna, come madre e come cittadina di questa città che amo e che ogni giorno, per la mia categoria, cerco di rappresentare con orgoglio. Ma oggi prevale solo il dolore, e la rabbia di chi non vuole più assistere in silenzio a questa deriva”. Di Stefano ricorda che appena pochi giorni fa Federalberghi aveva incontrato il prefetto Mariani e il sindaco Roberto Lagalla per affrontare il tema della sicurezza in città.
“La sicurezza non è un tema secondario, è la base su cui poggia tutto, il turismo, il lavoro, la vita quotidiana. Chiediamo con forza un piano forte, coordinato e visibile di presidio del territorio, per restituire fiducia e protezione a chi vive e lavora a Palermo”. “Palermo merita notti di bellezza, non di sangue. Merita giovani che sognano, non che muoiono. E noi abbiamo il dovere morale di non abituarci mai a tutto questo”. Il pensiero della presidente Di Stefano va infine alla vittima e ai suoi familiari. “Questo dolore deve diventare coscienza collettiva. La città ritrovi la sua anima, la sua pace e la forza di cambiare davvero”.
Cronaca
Palermo – Omicidio nella notte nel quartiere Olivella, nei pressi del Teatro Massimo. La vittima Paolo Taormina di 21 anni. Tutto accade attorno alle 3 notte (domenica 12 ottobre) quando un gruppo di giovanissimi viene coinvolto in una maxi rissa. Il gruppo stava picchiando un altro ragazzo quando Taormina, sarebbe intervenuto per salvarlo.
La violenza è esplosa tra i pochi tavolini del locale O Scruscio, i cui titolari sono proprio i genitori del ragazzo rimasto ucciso.
Sembrava che Taormina fosse riuscito a sedare la rissa ma all’improvviso uno dei membri del branco avrebbe estratto la pistola e avrebbe esploso un colpo a distanza ravvicinata puntando alla fronte.
Il gruppo si è poi dileguato in sella a degli scooter. Sul posto sono intervenuti gli investigatori dei carabinieri e tre ambulanze. La zona è stata transennata per permettere i rilievi della scientifica.
Notizia in aggiornamento