Cronaca
Trapani – La quinta sezione della Corte d’Appello di Palermo, ha assolto dal reato di violazione delle misure di prevenzione con la formula “perché il fatto non sussiste”, Michele Di Maggio, assistito dall’avvocato Natale Pietrafitta.
L’imputato era stato fermato – il 26 ottobre del 2022 – a bordo della sua vettura sprovvisto di patente, poiché sospesa a seguito di applicazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale.
In primo grado, però, la difesa aveva dimostrato che, all’epoca del controllo, la misura non fosse ancora definitiva, tanto è che poi gli era anche stata revocata e, quindi, non potevano trovare applicazione le disposizioni previste dal decreto sulle misure di prevenzione che, invece, disciplina la configurazione dell’illecito solo ove la misura sia definitiva, appunto.
Le medesima considerazioni, quindi, sono state riformulate in sede di appello e, questa volta, con una applicazione della disciplina più attenta e più corretta giuridicamente, la Corte d’Appello ha accolto le doglianze difensive assolvendo l’imputato con la formula “perché il fatto non sussiste”.
Cronaca
Enna – La Direzione Investigativa Antimafia ha eseguito un provvedimento di confisca di I° grado di beni per 1.200.000 euro circa, emesso dal Tribunale di Caltanissetta – Sezione Misure di Prevenzione nei confronti di un imprenditore di Enna, con precedenti per estorsione aggravata dal metodo mafioso, truffa, associazione a delinquere, ritenuto contiguo a “Cosa Nostra”.
Il provvedimento ablatorio odierno, trae origine da una proposta del Direttore della Direzione Investigativa Antimafia, determinatasi al termine di un’attività investigativa finalizzata alla individuazione ed aggressione degli illeciti patrimoni riconducibili alle organizzazioni criminali o comunque a soggetti ad essa contigui, il cui tenore di vita risulti sproporzionato rispetto ai redditi e agli asset dichiarati.
In ragione della spiccata indole delinquenziale, desunta dai gravi trascorsi giudiziari e dalla sua abituale frequentazione di pregiudicati e mafiosi, il Tribunale – oltre alla misura patrimoniale – gli ha anche applicato la prevenzione personale della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con l’obbligo di soggiorno nel comune di residenza, per la durata di anni tre.
Lo stesso imprenditore nel 2003 era stato condannato con sentenza divenuta irrevocabile alla reclusione di quasi 2 anni per il reato di estorsione in concorso commesso, per l’appunto, con l’aggravante del metodo mafioso ed il suo ruolo operativo si era concretizzato nell’estorcere denaro o recuperare crediti per conto terzi, avvalendosi della asserita vicinanza a “Cosa Nostra”.
Nel 2016 viene nuovamente segnalato per reati estorsivi, sempre con l’aggravante del metodo mafioso, rimarcando ancora di più la propria caratura di soggetto contiguo agli ambienti di cosa nostra ennese, dimostrando di fatto una profonda conoscenza delle gerarchie e del linguaggio mafioso, non solo nella provincia di Enna ma anche nel territorio siciliano, con specifico riferimento alle infiltrazioni della criminalità organizzata nel tessuto imprenditoriale del settore edile.
Il destinatario del provvedimento di confisca si è reso responsabile di numerose altre fattispecie penali, per le quali ancora oggi è imputato, per reati contro il patrimonio mediante frode e soprattutto associazione a delinquere finalizzata alla commissione di molteplici reati tributari.
La confisca ha interessato l’intero capitale sociale ed i rispettivi beni strumentali di 1 società a responsabilità limitata operante nel settore edile e 1 ditta individuale operante nel settore agricolo, 3 fabbricati e 3 terreni, 3 autoveicoli e numerosi rapporti bancari intestati al proposto e/o al suo nucleo familiare, per un valore stimato in complessivi 1.200.000 euro circa.
L’odierno risultato si inserisce nell’ambito delle attività Istituzionali finalizzate all’aggressione delle illecite ricchezze acquisite e riconducibili, direttamente o indirettamente, a contesti delinquenziali agendo così a tutela e salvaguardia della parte sana del tessuto economico nazionale.
Cronaca
Trapani – Nella mattinata odierna, operatori della Polizia di Stato in servizio presso la Divisione
Anticrimine della Questura di Trapani hanno eseguito nel territorio di Erice– Casa Santa la confisca di beni nei confronti di due congiunti trapanesi, padre e figlio, di anni 47 e 25, per un valore complessivo di circa 270.000,00 Euro, nonché la sottoposizione, per entrambi, alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di Pubblica Sicurezza, della durata rispettivamente di 2 anni e 6 mesi e di 3 anni.
Il Provvedimento ablativo è stato emesso dal Tribunale di Trapani – Sezione Misure di Prevenzione su Proposta congiunta del Questore di Trapani e del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trapani, per l’applicazione della misura di prevenzione personale e patrimoniale a carico di due pregiudicati trapanesi a conclusione, di un procedimento che già avevo condotto al sequestro di numerosi beni a loro riconducibili, tra i quali rapporti bancari e postali, beni immobili, autovetture e motoveicoli.
Il profilo criminale dei due soggetti, già da molti anni noti alle cronache giudiziarie, poiché più volte denunciati o arrestati per reati di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, era ben delineato avendo riportato peraltro diverse condanne.
In particolare il padre, pienamente inserito nel mondo del traffico di stupefacenti di Trapani ed Erice, è stato punto di riferimento per lo spaccio ed il commercio nel trapanese fungendo da anello di congiunzione con gruppi criminali operanti nel territorio palermitano, dai quali si riforniva e manteneva costante la disponibilità di sostanza stupefacente. L’organizzazione messa in piedi garantiva la vendita “al dettaglio” attraverso esercizi commerciali in Trapani, con i quali si poteva concordare quantitativi ed orari.
Oggi, al padre è stata anche applicata la sorveglianza speciale di p.s. per due anni e sei mesi. Il figlio, alter ego paterno, con le medesime capacità operative nel traffico degli stupefacenti, è stato anch’egli destinatario della misura di prevenzione della sorveglianza speciale per anni tre. Reiteratamente propenso all’uso della violenza e delle armi, non sempre è stato capace di contenere gli istinti criminosi, sebbene gli siano state applicate, nel tempo, misure cautelari o pene detentive. Affrancandosi alla figura paterna e grazie alla collaborazione di altri giovani ben inseriti nel mondo della criminalità locale, è riuscito sempre in modo più autonomo a gestire l’attività di spaccio, acquisendo i caratteri del “capo”, provvedendo a “gestire” le situazioni debitorie di acquirenti di sostanza stupefacente.
L’attività di spaccio, definibile fiorente, aveva permesso ai due congiunti di costruire un discreto patrimonio immobiliare e finanziario, frutto del reimpiego degli illeciti capitali conseguiti. Le approfondite attività investigative e le relative indagini patrimoniali esperite da personale specializzato dimostravano una rilevante “sproporzione” tra i redditi lecitamente acquisiti e la reale disponibilità economico-finanziaria degli stessi e dei loro nuclei familiari.
Tale attività sfociava nel sequestro di molti beni nella disponibilità dei due soggetti, operato nella giornata del 3 novembre del 2023, che oggi viene suggellato con la definitiva confisca di numerose autovetture, di motoveicoli tra cui scooter di grossa cilindrata e di immobili, di attività commerciali tra cui due pizzerie, oltre a numerosi rapporti economici, sia bancari che postali.