Economia
Roma – L’INPS ha comunicato che le pensioni di aprile 2025 saranno erogate a partire da martedì 1 aprile, primo giorno bancabile del mese. La notizia interessa milioni di pensionati italiani, per i quali è fondamentale sapere quando e come riceveranno l’importo mensile. Il pagamento pensioni aprile 2025 non subirà ritardi, ma in alcuni casi sono previsti aumenti sull’assegno.
Secondo le disposizioni dell’INPS, ad aprile ci saranno incrementi sull’assegno minimo per alcuni beneficiari. Un esempio riguarda i pensionati residenti a Bolzano, dove sono previsti adeguamenti legati al costo della vita. Questi aumenti, pur non generalizzati, riflettono la rivalutazione annuale prevista per legge.
Per chi non rientra tra i beneficiari degli adeguamenti, l’importo della pensione resterà invariato rispetto ai mesi precedenti. L’INPS non ha annunciato ulteriori modifiche o conguagli per aprile, a eccezione dei casi particolari specificati nelle comunicazioni individuali inviate agli interessati.
Il pagamento avverrà regolarmente:
Chi desidera ulteriori dettagli può consultare il sito ufficiale dell’INPS o rivolgersi al proprio patronato di riferimento.
Economia – Per anni considerate esempi virtuosi di società senza contante, Svezia e Norvegia sono oggi costrette a rivalutare il ruolo delle banconote. Il motivo? La crescente instabilità dei pagamenti digitali e il timore di restare senza accesso al proprio denaro in caso di emergenze. Il ritorno al denaro contante sta diventando un’esigenza concreta, perfino nei Paesi tecnologicamente più avanzati. Ecco cosa sta succedendo e perché riguarda tutti noi.
Pagare con un clic è comodo, ma oggi si rivela anche pericoloso. Attacchi informatici sempre più frequenti, blackout tecnologici e tensioni geopolitiche stanno mettendo in discussione la totale dipendenza dai sistemi digitali. Quando la rete si blocca, anche il nostro denaro diventa inaccessibile. E in quei momenti, nessuna app può sostituire una banconota.
Dopo anni di incentivi per eliminare il contante, i governi di Svezia e Norvegia stanno facendo marcia indietro. In Norvegia, lo Stato ha iniziato a multare gli esercenti che rifiutano pagamenti in contanti. In Svezia, addirittura, sono stati distribuiti opuscoli ufficiali che invitano i cittadini a tenere una riserva di denaro in casa, da usare in caso di blackout digitale. Il messaggio è chiaro: la società cashless è troppo fragile.
A differenza del denaro digitale, che può essere bloccato, tracciato o reso inaccessibile, il contante garantisce libertà e autonomia. È accettato ovunque, non dipende da connessioni internet o infrastrutture, e protegge i cittadini nei momenti di crisi. Le banconote sono, ancora oggi, l’unico vero strumento di pagamento universale.
La spinta verso la digitalizzazione totale è stata promossa da banche e colossi tecnologici, ma oggi si scontra con la realtà. I cittadini chiedono maggiore sicurezza e controllo sui propri soldi. E il contante diventa un simbolo di resistenza a un sistema troppo centralizzato e vulnerabile.
L’esperienza di Svezia e Norvegia dimostra che nessuna società, per quanto avanzata, può rinunciare del tutto al contante. Il futuro dei pagamenti sarà forse ibrido, ma una cosa è certa: eliminare le alternative espone a rischi reali. In un mondo instabile, avere più opzioni non è un lusso, ma una necessità.
La storia del fallimento cashless in Svezia e Norvegia ci riguarda da vicino. È tempo di chiederci: siamo davvero pronti a rinunciare alla nostra indipendenza economica?
Economia
Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha espresso pieno supporto all’offerta pubblica di scambio (OPS) lanciata da MPS su Mediobanca il 24 gennaio. Parlando ad Arona durante un’iniziativa della Lega, Giorgetti ha sottolineato come l’operazione rappresenti un esempio di fiducia in un management capace di ottenere risultati eccezionali.
«Lo Stato non deve fare il banchiere. Noi abbiamo risanato MPS e magari ne usciremo definitivamente in futuro», ha dichiarato il ministro, evidenziando il percorso di rilancio compiuto dalla banca senese sotto la guida di un team dirigenziale autonomo e competente.
Secondo Giorgetti, la proposta di mercato presentata da MPS è lineare, trasparente e nell’interesse dell’economia italiana. «Se il mercato risponderà positivamente, ne saremo soddisfatti. In caso contrario, ne prenderemo atto. L’importante è agire con chiarezza e coerenza», ha aggiunto.
Il ministro ha poi ribadito la necessità di una netta distinzione tra il ruolo dello Stato e quello degli istituti bancari. «Io non sono un banchiere. Il compito di chi gestisce le banche è generare profitti e dividendi per gli azionisti, ed è del tutto legittimo. Chi fa il ministro, invece, ha l’obiettivo di tutelare l’interesse generale e la stabilità finanziaria», ha spiegato Giorgetti.
Infine, ha sottolineato l’importanza per le banche di concentrarsi sul loro ruolo primario, ovvero sostenere le imprese, in particolare le piccole e medie imprese (PMI), attraverso l’erogazione di prestiti. «La differenza tra interesse privato e pubblico è fondamentale, ed è per questo che strumenti come il golden power esistono. Il governo ha il dovere di difendere gli interessi generali, non solo in Italia, ma in ogni Paese che tutela la propria economia», ha concluso.
Il numero uno del Tesoro parla a poche ore dal lancio dell’operazione su Piazzetta Cuccia: noi abbiamo risanato Mps e magari ne usciremo definitivamente in futuro
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti benedice l’ops di Mps su Mediobanca, lanciata venerdì 24. «Lo Stato non deve fare il banchiere tanto è vero che noi abbiamo risanato Mps, ne stiamo uscendo e magari ne usciremo definitivamente in futuro», ha spiegato il numero uno di via XX Settembre.
«Questo governo ha dato fiducia ed autonomia ad un management che ha realizzato risultati eccezionali che ha un disegno e ha fatto una proposta di mercato. Se il mercato risponderà saremo contenti, se non lo farà ne prenderemo atto. Credo che sia assolutamente lineare, totalmente trasparente e nell’interesse dell’economia italiana», ha concluso Giorgetti parlando ad Arona ad una iniziativa della Lega.
E ancora: «Io non sono un banchiere. Siccome leggo un sacco di cose strambe bisogna capire la distinzione dei ruoli tra chi fa il banchiere e chi fa il ministro dell’Economia. Il banchiere legittimamente mira a fare profitti per i propri azionisti, fa i dividendi. È assolutamente legittimo. Chi fa il ministro ha altre finalità, di interesse generale, che riguardano la stabilità finanziaria».
Per Giorgetti «Le banche devono fare le banche cioè erogare i prestiti alle imprese, specialmente alle pmi. Se uno ha idea della differenza tra perseguire un legittimo interesse privato e generale capisce anche poi le decisioni che si prendono. Per questo motivo esistono strumenti come il golden power. Il golden power c’è perché chi è al governo deve difendere gli interessi generali e non si fa soltanto in Italia»