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    Procuratore De Lucia in Commissione Antimafia: “Su Messina Denaro, indagini su rete favoreggiatori e soldi all’estero”
    Nell'aggiungere particolari sugli accertamenti in corso de Lucia ha chiesto che l'audizione venga secretata.
    Redazione28 Luglio 2026 - Cronaca
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    Roma – Com’era prevedibile il procuratore capo di Palermo Maurizio De Lucia nel corso di un’audizione, a Palazzo San Macuto a Roma, presso la Commissione parlamentare ha iniziato l’audizione ricordando la cattura di 18 tra favoreggiatori dell’ex latitante Matteo Messina Denaro e dei mafiosi che lo hanno protetto e soprattutto con le inchieste sull’enorme patrimonio accumulato dal boss trapanese.

    “Messina Denaro apparteneva a una generazione di uomini di Cosa nostra che hanno un approccio molto evoluto con mondi esterni e una attenzione particolare alla accumulazione di capitali e alla loro redistribuzione nel territorio e altrove”, ha detto, aggiungendo che ci sono indagini in corso su quantità di denaro enormi” riconducibili al capomafia e ricordando il blitz che, recentemente, ha portato al sequestro, in collaborazione con 7 Stati stranieri, di un patrimonio di 200 milioni. Nell’aggiungere particolari sugli accertamenti in corso de Lucia ha chiesto che l’audizione venga secretata.

    I filoni investigativi

    “Siamo intervenuti, a partire dalla cattura di Messina Denaro, sviluppando alcuni filoni investigativi. Il primo riguarda la posizione di Messina Denaro stesso e di chi ne ha protetto la latitanza: la sua cattura ci ha consentito di acquisire documentazioni e sviluppare quanto avevamo raccolto con le intercettazioni, utilizzate in particolare per individuare i soggetti che per trent’anni hanno consentito la latitanza di Messina Denaro. Ad oggi, 18 tra queste persone sono state arrestate, processate e condannate in alcuni casi in via definitiva: le nostre contestazioni variano dalla partecipazione all’associazione mafiosa al concorso esterno alle singole ipotesi di favoreggiamento”.

    I soldi del boss

    “Il secondo filone è l’accumulazione e la redistribuzione dei capitali nel territorio e altrove – continua De Lucia -. La generazione di Messina Denaro, a parte il periodo stragista, ha avuto un approccio molto evoluto nel trattare i rapporti con i mondi esterni all’organizzazione stessa. Abbiamo indagini in corso su una quantità oggettivamente enorme di denaro e beni: una di queste si è conclusa due mesi fa con l’individuazione di beni per circa 200 milioni di euro, secondo una stima della Guardia di Finanza che noi tendiamo a valutare verso il basso. Abbiamo individuato beni riciclati da un pezzo della famiglia trapanese in cui era coinvolto anche Messina Denaro, il quale percepiva il 10% degli affari di questa famiglia, con investimenti in tutta Europa e in Libano: in questo senso la cooperazione internazionale, che ha coinvolto sette Stati e altrettante autorità giudiziarie, è stata molto positiva in quanto siamo riusciti ad arrestare contestualmente tutte le persone e operare i sequestri dei beni di cui sopra, che sono sia immobiliari sia in denaro. La parte più difficile sarà ora riportare almeno una parte di questi beni in Italia: su questo il mio ufficio sta già lavorando. La ricerca dei denari di Messina Denaro prosegue su due importanti filoni che ci riconducono all’estero: tutto questo va in direzione del contrasto all’aggressione patrimoniale, che viene svolto con tutti gli strumenti che il legislatore ci ha affidato e quindi non solo con i sequestri penali ma anche con le misure di prevenzione”.

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