Cronaca
Mazara del Vallo – Una nuova operazione della Polizia di Stato, nei giorni scorsi, ha portato al sequestro di 2767 pillole di ecstasy, per complessivi 1200 grammi, destinate alle piazze di spaccio di Mazara del Vallo e dei comuni immediatamente limitrofi.
A detenerle nella propria abitazione era una giovane donna di origini tunisine ma cittadina italiana, madre di due figli minorenni, con lei conviventi. Lo stupefacente era custodito all’interno dell’abitazione, in buste di plastica chiuse in una
valigia. Alla donna, con precedenti per contrabbando, gli investigatori della Squadra mobile di Trapani sono giunti grazie a mirati servizi di osservazione, avviati in seguito a informazioni confidenziali relative a un fiorente giro di ecstasy che starebbe interessando il territorio mazarese.
Le pasticche sono state verosimilmente prodotte nei Paesi bassi (alcune riportano la sigla NL), allo stato principale produttore in Europa, e potrebbero essere giunta via terra.Le pillole, sequestrate hanno colore e forme diverse: alcune, di colore rosa, riproducono il volto di Hello Kitty, altre, di colore azzurro, quello di Homer Simpson.
Il loro valore di mercato si aggira intorno ai 50 mila euro. In seguito al rinvenimento dello stupefacente, la donna è stata tratta in arresto in flagranza del delitto di detenzione ai fini di spaccio.
La conseguente richiesta della Procura della Repubblica di Marsala di convalida e applicazione di una misura cautelare è stata accolta dal GIP, che ha sottoposto l’arrestata agli arresti domiciliari.
Come noto, l’ecstasy o MDMA, è una droga sintetica facente parte del gruppo delle metanfetamine, consumata prevalentemente dai giovani. È anche la principale causa delle stragi del sabato sera, provocando un iniziale stato di euforia ed eccitazione, a cui segue un immediata effetto depressivo e abbassamento dello stato di vigilanza. Le pastiglie, al pari di quelle sequestrate, hanno forme e colori vari, che servono a renderle più accattivanti.
“Si rappresenta che la responsabilità penale delle condotte elencate sarà definita solo dopo l’emissione di eventuali sentenze passate in giudicato, in ossequio al principio costituzionale della presunzione di innocenza”.
Cronaca
Marsala – Finiscono in manette con l’accusa di tentato omicidio due marsalesi. L’arresto è stato effettuato dalla polizia e riguarda il tentato omicidio di un cittadino tunisino avvenuto nel rione di via Istria a fine dicembre. Il fatto è accaduto nella notte tra il 27 e 28 dicembre scorsi. Lo straniero fu picchiato, accoltellato e gettato dalla finestra.
Dopo una serie di indagini lo scorso 14 gennaio la la Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Tribunale di Marsala su richiesta della Procura, nei confronti di due cittadini marsalesi, gravemente indiziati del reato di tentato omicidio aggravato in concorso. Un terzo marsalese coinvolto, è stato denunciato.
Le indagini, condotte dagli investigatori del Commissariato di Marsala e dalla Squadra Mobile di Trapani, erano scattate immediatamente dopo il fatto, quando una Volante impegnata nel controllo del territorio trovò alle spalle di una palazzina nel rione popolare di via Istria il cittadino tunisino riverso a terra, privo di sensi e sanguinante. L’uomo trasportato in ospedale fu sottoposto ad un delicato intervento chirurgico. Agli agenti raccontò di essere stato brutalmente aggredito dopo essersi recato in un appartamento della zona per acquistare droga.
Le attvità investigative hanno accertato che all’interno dell’abitazione il tunisino sarebbe stato picchiato da due degli indagati. L’uomo aveva tentato di fuggire calandosi da una finestra, ma sarebbe stato colpito alle mani e spinto nel vuoto mentre si reggeva alla balaustra. Dopo la caduta, ancora a terra e stordito, sarebbe stato nuovamente raggiunto e aggredito dagli stessi assalitori, con la partecipazione di una terza persona.
La Polizia nel corso dell’esecuzione delle misure cautelari ha anche effettuato diverse perquisizioni negli immobili nella disponibilità degli indagati, e nella cosiddetta “casa di spaccio” dove sarebbe iniziata l’aggressione, trovando e sequestrando una pistola a salve tipo scacciacani priva di tappo rosso con relativo munizionamento, cartucce per armi da caccia detenute illegalmente, crack e marijuana, materiale per il confezionamento e denaro ritenuto provento dell’attività di spaccio. Le indagini proseguono alla ricerca di nuovi particolari e eventuali altri responsabili.
Gli indagati restano, come previsto dalla legge, presunti innocenti fino a sentenza definitiva.
Cronaca
Palermo – Agenti del Commissariato “Zisa – Borgonuovo”, su delega della Procura di Palermo, hanno eseguito un’ordinanza di misure cautelari, emessa dal Gip presso il Tribunale, nei confronti di 5 persone (3 già ristretti per altra causa) ritenuti autori di più episodi di compravendita di sostanze stupefacenti.
Nello specifico un indagato è risultato destinatario della misura della custodia cautelare in carcere, gli altri 4 degli arresti domiciliari.
L’attività di indagine, coordinata dalla Procura, è stata avviata da personale della Sezione Investigativa del Commissariato “Zisa-Borgonuovo”, nel novembre 2023 e si è conclusa nel luglio 2024.
Le investigazioni, svolte con l’ausilio di intercettazioni e videoriprese, hanno consentito di disvelare le autonome attività illecite dei destinatari di provvedimenti restrittivi ed anche di altri soggetti indagati in stato di libertà, impegnati a vario titolo in numerose cessioni al dettaglio di dosi di sostanza stupefacente: hashish e cocaina.
Nel corso delle indagini sono state ricostruite numerose cessioni di sostanze stupefacenti, in buona parte dedotte dalle conversazioni tra i soggetti intercettati, che utilizzavano un linguaggio criptico, ma il cui senso è stato possibile decifrare attraverso il loro modus operandi e le loro abitudini.
L’articolata attività d’indagine ha consentito, attraverso i riscontri e le risultanze investigative che man mano sono emerse, di pervenire a 5 arresti in flagranza di reato e al deferimento in stato di libertà di altri soggetti, tutti per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, con relativo sequestro di droga nonché alla sanzione amministrativa dei relativi acquirenti.
Base operativa è risultata essere un sito ubicato nel quartiere Noce; qui, più persone, a vario titolo indagate, si riunivano per concordare acquisti, effettuare i pagamenti per le cessioni, pianificare strategie di vendita che consentissero di porli in una condizione di vantaggio rispetto ad altri concorrenti nel settore degli stupefacenti.
Nel contesto investigativo si ricostruivano in due circostanze anche distinte cessioni di ingenti quantitativi di cocaina ed una partita dal peso di circa 1 kg veniva sequestrata dal personale di Polizia nel luglio 2024.
Proprio in occasione del sequestro dell’ingente partita di droga si rinvenivano nella disponibilità di uno degli odierni destinatari della misura restrittiva diverse armi: nr 2 pistole ed una piccola pistola mitragliatrice, armi tutte comprese di relativo munizionamento e sulla cui natura sono in corso accertamenti.
“Giova precisare che la responsabilità penale delle condotte elencate sarà definita solo dopo l’emissione di eventuali sentenze passate in giudicato, in ossequio al principio costituzionale della presunzione di innocenza”.
Cronaca
Favignana – I Carabinieri della Stazione dell’isola hanno arrestato un 30enne e un 40enne del posto per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.
I militari, nel corso di un’attività finalizzata alla repressione dei reati inerenti gli stupefacenti, nel corso di una perquisizione nelle loro abitazioni hanno rinvenuto e posto sotto sequestro, circa 100 grammi di hashish, 100 grammi di crack, più di 35 grammi di cocaina oltre a bilancini di precisione e materiale per il confezionamento in dosi dello stupefacente.
All’esito dell’udienza di convalida dell’arresto, per il 40enne sono scattati gli arresti domiciliari mentre il 30enne è stato sottoposto alla misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria.
Cronaca
Catania – Ieri sera 19 gennaio 2026, i militari della Stazione del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza di Nicolosi sono intervenuti per prestare soccorso e trarre in salvo a una famiglia di turisti svizzeri sorpresa da una violenta bufera di neve sull’Etna mentre, nei pressi dei Crateri Silvestri, si stavano recando presso una struttura alberghiera.
L’allarme è scattato, alle 19,30 circa, dal titolare della struttura ricettiva contattato dai propri clienti per segnalare che la propria auto era rimasta bloccata sulla strada a causa della neve.
Gli specialisti del soccorso alpino delle Fiamme Gialle – a bordo dei mezzi fuoristrada in dotazione – hanno seguito il percorso in direzione del Rifiugio Sapienza. Le condizioni meteo avverse, caratterizzate da neve intensa, forti raffiche di vento e visibilità estremamente ridotta, hanno costretto i militari ad abbandonare il mezzo di servizio, reso inutilizzabile dall’accumulo nevoso, e a proseguire l’intervento a piedi in ambiente impervio e in condizioni logistiche complesse. La movimentazione sulla strada era infatti ormai resa quasi impossibile da cumuli di neve alti anche 1,5 m.
Nonostante le difficoltà, i soccorritori della Guardia di finanza sono riusciti a localizzare e poi a raggiungere la famiglia, ormai in preda al panico, composta da tre persone, tra cui una bambina di 4 anni. I malcapitati, che presentavano segni iniziali di ipotermia ma nessuna urgenza sanitaria, sono stati dapprima protetti con capi di abbigliamento e, successivamente, condotti a piedi presso i mezzi fuoristrada e, a seguire, in albergo.
Le operazioni di servizio, ultimate intorno alle 23, sono state condotte in costante contatto con la Prefettura di Catania e con i componenti del Centro Coordinamento Soccorsi (C.C.S.), attivato dal citato Ufficio territoriale del Governo per il coordinamento delle attività di prevenzione e soccorso connesse alle condizioni di rischio meteo-idrogeologico che stanno interessando la provincia di Catania.
L’intervento testimonia l’importanza del ruolo svolto dalla Guardia di finanza quale importante presidio per garantire la sicurezza dei cittadini in situazioni di emergenza. La professionalità e il coraggio degli operatori sono un esempio di dedizione e servizio alla comunità.
Cronaca
Palermo – Due giovani accusati di rapina aggravata, furto d’auto e lesioni personali sono stati arrestati da polizia e carabinieri. Due gli episodi contestati.
La prima rapina risale all’11 giugno scorso ed è stata messa a segno a Capaci. La vittima, titolare di una comunità alloggio, è stata bloccata mentre rientrava a casa dal giovane di 19 anni e da due complici ancora ricercati. Sotto la minaccia di una pistola l’uomo è stato picchiato dentro l’ascensore e poi costretto ad aprire la porta di casa, rubando 40 mila euro. La vittima ha riportato ferite giudicate guaribili in 15 giorni.
La seconda rapina è del 22 luglio a Palermo. Vittima una donna nella zona di San Lorenzo che stava rientrando a casa per il pranzo. Il colpo sarebbe stato messo in atto da due persone, il 19 enne che avrebbe preso parte al colpo di Capaci e un 20enne. I poliziotti sono risaliti agli indagati dall’analisi delle immagini dalle telecamere del commissariato che riprendono i due mentre pedinavano la vittima a bordo di uno scooter. Attraverso la targa gli agenti sono risaliti al 19enne, mentre il complice ha lasciato un’impronta trovata dalla polizia scientifica nell’auto della donna.
I Carabinieri hanno attribuito sempre al 19enne anche un furto di vettura avvenuto a Carini lo scorso 25 settembre. In questo caso, la tempestiva acquisizione e analisi delle immagini di videosorveglianza ha permesso di ricostruire la dinamica dei fatti, dalla quale è emerso che il giovane, insieme a un complice al momento ignoto, avrebbe sottratto un’auto parcheggiata su pubblica via, successivamente rivenuta dai Carabinieri della Stazione di Isola delle Femmine.
Giova precisare che la responsabilità penale delle condotte elencate sarà definita solo dopo l’emissione di una, eventuale, sentenza passata in giudicato, in ossequio al principio costituzionale della presunzione di innocenza.
Cronaca
Marsala – Dietro gli arresti dei due fratelli Licari da parte dei carabinieri della Sezione Operativa del N.O.R. della Compagnia di Marsala, arresti disposti dal Gip, su richiesta della Procura che ha coordinata l’indagine c’è una notte di violenza avvenuta a dicembre scorso.
L’indagine, trae origine da una chiamata al 112, giunta le prime luci del 10 dicembre scorso, da parte di un giovane che richiedeva l’intervento di una pattuglia perchè due uomini due di sua conoscenza – per non meglio precisati motivi – lo stavano inseguendo e non trovandolo si erano recati, armati di pistola, presso l’abitazione dove viveva la madre di 67 anni e qui dopo aver sfondato la porta di ingresso avevano colpito con una testata al volto la donna ed avevano esploso un colpo d’arma da fuoco a scopo intimidatorio.
Alla donna in quel momento sola in casa i due fratelli Antony e Giuseppe Licari, accusati di coltivazione di marijuana, violenza armata, minacce e violazione di domicilio aggravata, avevano prima urlato “Dov’è tuo figlio? Dobbiamo ammazzarlo“.
Il tempestivo intervento dei Carabinieri aveva impedito che la vicenda potesse sfociare in conseguenze peggiori e di raccogliere subito elementi a conforto della segnalazione e della dinamica dei fatti descritta dalle vittime una volta giunti sul posto.
Le indagini permettevano di ricostruire come, prima che giungesse la chiamata di aiuto al 112, i due arrestati avevano sorpreso la vittima nel tentativo di asportare due piante di cannabis presenti all’interno di un garage nella loro diponibilità allertatati da un allarme installato ed avevano inseguito il giovane tentando di raggiungerlo presso la sua abitazione.
La successiva perquisizione dei Carabinieri ha permesso di accertare, inoltre, come i due fratelli marsalesi, in realtà, avessero adibito un loro garage, situato in pieno centro urbano di Marsala, a vera e propria “serra” per la coltivazione di cannabis, installando impianti di aerazione e riscaldamento – tutti allacciati abusivamente alla rete elettrica pubblica – al fine di produrre sostanze stupefacenti del genere cannabinoidi. Qui, secondo quanto ricostruito, sarebbero state coltivate circa 64 piante di cannabis, pronte per essere trattate ed immesse sul narco mercato lilibetano.
Determinante nel corso dell’indagine ai fini di dimostrare la gravità dell’azione intimidatoria posta in essere, oltre al rinvenimento dei colpi di arma da fuoco si è dimostrata la tempestiva effettuazione della prova dello “stub” che ha consentito di rinvenire tracce di polvere da sparo ancora fresche sugli indumenti degli indagati. Al termine delle formalità di rito gli arrestati sono stati associati alla casa circondariale di Trapani. Le indagini preliminari sono in corso.
Cronaca
Marsala – Coltivano cannabis in un garage, minacciano di morte un uomo che avrebbe rubato due delle loro piante e fanno irruzione in piena notte nell’abitazione del presunto ladro, dove trovano, però, l’anziana madre, colpita con una testata al volto e intimidita con un colpo di pistola sparato in aria. Con queste accuse, sono stati arrestati dai carabinieri di Marsala due fratelli: Antony e Giuseppe Licari, rispettivamente di 29 e 40 anni.
I reati contestati ai due nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip del tribunale di Marsala Matteo Giacalone sono coltivazione di cannabis sativa, furto di energia elettrica, violazione di domicilio, minacce gravi e detenzione illegale di arma da fuoco. Il più giovane dei due fratelli è accusato anche di spari. Secondo gli investigatori, i due fratelli avevano trasformato un garage di via Alcamo in una sorta di serra dove coltivavano la cannabis: 64 le piante trovate dai carabinieri.
Nel corso delle indagini è emerso che un uomo abitante nella stessa zona aveva loro rubato due piante di cannabis. Antony Licari, pertanto, avrebbe inseguito e minacciato di morte il ladro e poi, insieme al fratello, di notte avrebbe fatto irruzione nell’abitazione del fuggitivo, trovando, sola in casa, l’anziana madre.
A questa avrebbero chiesto dov’era il figlio, perché lo dovevano «ammazzare». Antony Licari avrebbe, quindi, sparato un colpo di pistola in aria e dato una testata sul naso alla donna. Per paura di ulteriori conseguenze, però, né la madre, né il figlio hanno voluto sporgere denuncia contro i fratelli Licari, dicono gli inquirenti.
Cronaca
Paceco – Due cittadini stranieri finiscono in manette per combusione illecita di rifiuti. I due, di 39 e 56 anni sono stati arrestati dai Carabinieri del Nucleo Radiomobile di Trapani impegnati in un servizio di controllo del territorio, “espletato nell’ambito di quanto discusso e delineato durante il comitato provinciale sull’Ordine e Sicurezza Pubblica presieduto dal Prefetto di Trapani”.
I due uomini sono stati sorpresi da una patuglia in un’area agricola del comune di Paceco, intenti a bruciare vari rifiuti alcuni dei quali classificati come pericolosi, al fine di smaltirli in illecita maniera.
Dopo l’intervento dei vigili del fuoco di Trapani che permetteva di estinguere le fiamme, i due uomini sono stati posti agli arresti domiciliari in attesa dell’udienza, che ha convalidato l’arresto senza disporre alcuna misura cautelare.
Cronaca
Marsala – La Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo ha delegato ai Carabinieri di Marsala l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Palermo, nei confronti di 6 indagati, tutti ritenuti gravemente indiziati di appartenere a un’associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti.
L’operazione, iniziata alle prime ore di stamane 4 ottobre 2025, è stata realizzata con l’impiego di oltre 30 militari del Comando Compagnia di Marsala e personale dello Squadrone Eliportato Cacciatori di Sicilia. A carico di tutti gli indagati, contestualmente all’esecuzione della misura cautelare, sono state effettuate, con il supporto dell’unità cinofila di Palermo, perquisizioni personali e domiciliari volte alla ricerca di armi, droga, denaro e documenti inerenti alle attività delittuose.
L’indagine ha consentito di documentare le fasi di riorganizzazione del sodalizio criminale, già parzialmente disarticolato all’esito dell’indagine convenzionalmente denominata “Virgilio” diretta dalla Procura della Repubblica di Marsala, che con l’intervento di inediti sodali tornava a gestire l’illecita attività di spaccio nel popolare quartiere marsalese di “Sappusi”.
L’attività investigativa condotta con metodi tradizionali e attività tecniche ha consentito di far luce sia sulle attività di approvvigionamento e commercializzazione del narcotico tipo crack e cocaina che documentare il sistema di recupero credito del sodalizio incentrato sulla consumazione di vere e proprie estorsioni anche in direzione di alcuni pusher dell’organizzazione costretti finanche a dare in pegno la carta prepagata del reddito di cittadinanza a garanzia degli illeciti debiti contratti con i vertici dell’organizzazione.
Rilevanti nel corso delle indagini erano gli esiti delle attività investigative che hanno consentito l’arresto in flagranza di 2 soggetti, la segnalazione in Prefettura di decine di persone quali assuntori e il sequestro di 500 gr di narcotico tipo cocaina-crack.