• Calatafimi Segesta
    Si apre con il libro di Margherita Asta, la Rassegna “Lib’é ro incanto, parole e storie nel cuore di Calatafimi Segesta”.
    A ricostruire il contesto e rivivere le drammatiche ore del 2 aprile 1985, il giornalista Rino Giacalone e Salvatore Inguì, referente provinciale di Libera.
    Redazione14 Luglio 2026 - Attualità
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    Calatafimi Segesta – Al via la Rassegna Letteraria “Lib’é ro incanto, parole e storie nel cuore di Calatafimi Segesta”. Primo appuntamento Lunedì 20 luglio, alle 20.30, in piazza Plebiscito.

    Protagonista dell’incontro Margherita Asta, autrice del volume “Sola con te in un futuro aprile”, scritto con Michela Gargiulo, diventato un film tv e una piece teatrale. In autunno arriverà anche il podcast Sangue nostro, su Rai Play Sound. «Non mi sono mai sentita abbandonata da Dio, anzi, al contrario: in questi anni sono successe tante cose provvidenziali. So che una ragione c’è e un giorno – racconta Margherita – quando il mio viaggio sulla Terra sarà finito, lo capirò».

    Questo evento è organizzato dalla Pro Loco della città e rientra tra le iniziative inserite nel Cartellone “Estate Calatafimese”, promosse dall’Assessorato al Turismo in sinergia con l’Amministrazione comunale.

    Margherita Asta figlia di Barbara Rizzo e sorella dei gemellini Giuseppe e Salvatore, vittime innocenti della strage mafiosa di Pizzolungo del 2 aprile 1985, di loro rimarrà solo una macchia di sangue stampata sul muro di una villetta, ripercorrerà l’attentato e i momenti, i giorni, i mesi e gli anni che seguirono, sempre alla ricerca di una verità. Margherita rimane una  delle figure simbolo dell’impegno per la memoria e la legalità, un impegno il suo che l’ha vista protagonista in tutta Italia assieme a Libera e a don Luigi Ciotti.

    Quell’attentato era in realtà destinato all’allora giudice Carlo Palermo che restò ferito come gli agenti che lo scortavano, Raffaele Di Mercurio, Totò La Porta, Nino Ruggirello, l’autista della blindata Rosario Maggio.

    In quella scena da guerra non c’è l’auto di Barbara Rizzo, sparita, si troverà un pezzo di albero motore, un volante piegato. Cancellate per sempre le tre persone a bordo: di Barbara, Salvatore e Giuseppe non si troverà nulla. Il botto li ha inghiottiti e dilaniati.

    A ricostruire il contesto e rivivere le drammatiche ore del 2 aprile 1985, il giornalista Rino Giacalone che è riuscito grazie al suo impegno a far si che questa strage non cadesse nell’oblio e Salvatore Inguì, referente provinciale di Libera anche lui impegnato nella diffusione della legalità.

     

     

     

     

     

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